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Fatti veri e false campagne sulla pedofilia del clero

C’è qualcosa di ingiusto in tutta la rivisitazione accanita del maltolto morale che uomini di chiesa hanno custodito tra le mura della loro casa di uomini e anime

3 Febbraio 2019 alle 06:00

Fatti veri e false campagne sulla pedofilia del clero

Foto LaPresse

Nel 1950 non ero ancora nato ma già in Texas c’erano preti che facevano abuso del loro potere e molestavano i bambini loro affidati. La blacklist della chiesa cattolica texana, appena divulgata al mondo, ha radici antiche, circa settant’anni. Ne sono certi, gli autori, e forniscono nome cognome indirizzo e numero di telefono degli aguzzini del secolo. Lo stesso avevano fatto in Pennsylvania, stavolta non le istituzioni ecclesiastiche, stavolta un Grand Jury laico, e sempre settant’anni di colpa, e solo ora finalmente il castigo. Elenchi sterminati, orrendi dettagli, sapore di proibito, il passato horror che ritorna, la storia riscritta con metodi inquisitori finalmente libera la verità. Un giornalista cattolico scrupoloso, metodico, ha letto il faldone dei magistrati d’accusa, e in un testo lungo che qui abbiamo segnalato ampiamente, per la firma di Matteo Matzuzzi, ha scoperto che questa requisitoria è ambigua, che il riflettore o spotlight, come nel famoso e riuscito polpettone sugli eroi del giornalismo libero di Boston, lascia in ombra molte cose, è scarso di prove, ne illumina altre con un tratto di luce accecante, e ha documentato con la lettura meticolosa di faldoni di migliaia di pagine un pregiudizio negazionista dei cacciatori di sacerdoti pederasti: la chiesa non avrebbe fatto nulla per arginare il fenomeno, e con tutto quello che nel frattempo è cambiato tra Concilio e altro, molto altro, tutto è rimasto immobile.

 

Molte cose sono vere, e che senso avrebbe stare lì a confutare l’ovvio, magari nel disprezzo cinico del dolore partorito dall’avidità predatoria e del senso di abbandono delle vittime? Comunità monosessuali, non solo ecclesiali, e strutture educative e famiglie ospitano, si può dire da sempre, l’allucinazione egoista e narcisista del piacere carnale abusivo. Oltre a tante belle cose, perché c’è la pulsione sessuale pederastica, e poi e insieme e sopra tutto questo c’è la paideia, la cura e l’amore per i fanciulli, l’educazione al culto e al vivere civile, alla cultura e alla comprensione umana. Eppure in tutta la rivisitazione accanita del maltolto morale che uomini di chiesa hanno custodito tra le mura della loro casa di uomini e anime, in un regime di apparente complicità gerarchica universale, c’è qualcosa di francamente falso, e di ingiusto. Il sogno di menti illuminate, diciamo così, è sempre stato quello di mettere sotto processo Paolo di Tarso e Agostino di Ippona, tra gli altri ma in posizione naturalmente eminente, trattandosi dell’Apostolo e di un grande padre della chiesa. Perché la loro idea di uomo, di matrimonio cristiano, di amore è considerata la grande premessa censoria e sessuofobica dell’oscurantismo clericale e della tormentosa consegna al segreto dei misteri dell’iniquità e del peccato. In questa estrema fase della secolarizzazione e decristianizzazione del mondo moderno la questione, nella forma di una pulsione furiosa e di scandalo, è emersa con prepotenza mediatica, giuridica, civile e politica. Si moltiplicano le richieste di commissioni arbitrali di stato, di inchieste indipendenti dalla chiesa, ma sulla chiesa, il cui evidente scopo - è questa la campagna sulla pedofilia qui da sempre denunciata – consiste nella paradossale riduzione allo stato laicale del clero, quel clero al quale non si perdonano tra le altre cose la regola del celibato, l’evocazione del voto di continenza e castità, l’esclusione delle donne dal sacerdozio. Lo sappiano o no gli scandalizzati, il mondo si è attrezzato bene, e non è un complotto specifico ma uno stato dell’arte impersonale e generale, per andare fino in fondo. Il temporalismo è stato sconfitto, tradizione e dottrina sono sotto accusa, il ritorno alle fonti evangeliche è una promessa di modernizzazione più o meno in senso luterano della vita della chiesa, e l’opera va completata andando al cuore delle cose.

 

Papa Francesco riunisce a breve i capi delle conferenze episcopali per discutere la faccenda, che ha del sulfureo e suona campana a morto per la chiesa com’è e come è stata per secoli. All’esordio del pontificato, vista la sorpresa di un vangelo accostato agli usi e costumi contemporanei con la estrema gesuitica disinvoltura, e indifferenza, che si sa, sembrava che la campagna fosse rientrata. Niente di tutto ciò. Nuove occasioni, dal Cile agli Stati Uniti all’Australia, dall’Irlanda finalmente sottratta alle spire del cattolicesimo che tanto fecero soffrire Joyce e tutto il modernismo, si presentano, toccano il sacro collegio dei cardinali, mettono in discussione pontificati di uomini che la chiesa ha fatto santi, e ci sia avvia certamente all’apertura del dossier per adesso trattato con una strana riservatezza, la fatale Italia, tutto ciò che per i cattolici circonda la sede apostolica di Roma. Bisognerà vedere se il vertice sulla pedofilia del clero saprà essere un severo contrattacco, non per negare fatti ma per smascherare le campagne, o si ridurrà a un altro degli anelli di ferro di una solida catena di rese e rinunce. Tutto qui, e non è poco. 

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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