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La campagna del vescovo di Parigi sulla bioetica: "La chiesa deve parlare"

Un presule interventista nella capitale della laïcité

23 Febbraio 2018 alle 06:18

La campagna del vescovo di Parigi sulla bioetica: "La chiesa deve parlare"

Michel Aupetit

Roma. “Cosa aspettarsi da monsignor Michel Aupetit?”, si domandano da due mesi quotidiani e settimanali francesi – non solo quelli a tema religioso – che cercano di capire chi sia l’uomo che Papa Francesco ha scelto come nuovo arcivescovo di Parigi. Quello di Aupetit era un nome che circolava da tempo, ma fino all’ultimo in pochi credevano che alla fine sarebbe stato scelto questo medico sessantaseienne ordinato prete a quarant’anni. Troppo lontano dal profilo “sociale” che pure in tanti, soprattutto nel vasto mondo laicale, auspicavano, benché lui abbia deciso di celebrare ogni domenica la messa in una delle parrocchie parigine, da quelle vuote del centro a quelle complicate delle periferie. Aupetit è un bioeticista che Libération ha definito “combattente conservatore”. In effetti, l’arcivescovo, nelle sue numerose interviste dopo la nomina – “un regalo alla frangia più radicale del conservatorismo francese”, ancora Libé – ha lasciato intendere che è ora di tornare in piazza a far sentire la propria voce, perché ciò “è un dovere della coscienza, anche se la cosa non è più di moda”. L’occasione propizia è data dagli Stati generali della Bioetica, aperti lo scorso 18 gennaio e che ogni sette anni segnano l’avvio della revisione delle leggi bioetiche. Aupetit ha detto che questa è una grande opportunità per la chiesa di giocare la propria partita, mobilitando il più possibile i fedeli: “Va fatto per illuminare le coscienze. La maggior parte delle persone pensa che tanto non cambia niente. Invece noi vogliamo che dicano ‘sì, c’è un problema”. Qui – ha detto l’arcivescovo in un’intervista al settimanale La Vie – “è in gioco una questione di civiltà”. Qualche settimana prima, sulla Croix aveva spiegato che “alla chiesa non spetta il compito di fare le leggi, ma deve illuminare le intelligenze e aprire i cuori” ed evitare che prevalga – come appare oggi – “la legge della giungla”.

 

La chiesa è troppo silenziosa sulla bioetica?, gli è stato domandato. “La chiesa deve parlare. Se noi non ne parliamo, le pietre grideranno, dice Gesù. Abbiamo sentito, non abbiamo sentito… non potremo essere accusati di non aver detto niente”, ha risposto. Emmanuel Macron, gli è stato fatto notare, si è definito progressista. “Che cos’è il progresso?”, ha osservato Aupetit: “Il progresso è tecnico o umano? La scoperta della fissione nucleare è stata un progresso tecnico. Poi due bombe hanno ucciso oltre duecentomila persone in Giappone. La tecnica deve essere sempre valutata in termini etici. ‘La scienza senza coscienza è solo la rovina dell’anima’, scrisse Rabelais. Un martello è un progresso, ma se serve a distruggere la testa del vicino, non lo è più. Ancora, la diagnosi prenatale permette ai bambini di essere operati nell’utero o alla nascita per consentire loro di vivere. Ma se questa diagnosi viene utilizzata per rilevare un’anomalia che porterà a determinare un arresto per via medica della gravidanza, allora qui c’è una differenza etica”. Sull’eutanasia, la posizione è netta: “Davanti a situazioni drammatiche raccontate dai media dico che non possiamo partire da un caso singolo per scrivere una legge generale. Cosa può proteggere tutti i pazienti, fornendo loro la migliore assistenza allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e mediche? Bisogna partire da questa domanda”.

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Commenti all'articolo

  • Bacos50

    23 Febbraio 2018 - 16:04

    Innanzitutto è bene non illudersi, perché nessuno riuscirà a porre dei limiti alla ricerca e di conseguenza al progredire della tecnica che è sempre più in grado di utilizzare e realizzare quanto è stato scoperto. Oggi la ricerca non procede in modo lineare, persegue invece l’evoluzione di una curva esponenziale grazie all’apporto della tecnologia. Il perché è insito nella natura umana mai soddisfatta di sé e sempre alla ricerca di nuovi limiti da raggiungere. Tutto ha avuto inizio, quando l’uomo è riuscito a imbrigliare il fuoco! Senza dimenticare che ciò che si può fare, prima o poi da qualche parte si fa e questo accade in ogni ambito del nostro vivere. Non è stata la "fissione nucleare" a uccidere oltre 200 mila persone, così come non sono i coltelli a uccidere. Entrambi sono strumenti neutri nelle mani degli uomini che ne decidono l'utilizzo. Capisco i distinguo sulle diagnosi prenatali, ma è bene ricordare che non è obbligatorio usufruirne.

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  • carlo.trinchi

    23 Febbraio 2018 - 09:09

    Mosignor Aupetit lei non fermerà un bel niente, travestito da populista della bioetica così è se mi pare, cercherà a parole di rallentare una macchina inarrestabile che è la conoscenza di noi e la trasformazione di noi. La vita è vita e la sua manifestazione è infinita. La vita è vita e noi non ci possiamo fare niente. La ricerca non è manipolazione ma è attraverso questa che ci avviciniamo all’universo. Tutto è medicina, tutto è ricerca ed anche ricerca di verità vere e non artefatte o peggio rivelate. L’uomo ricerca se stesso e quando si ritroverà avrà ritrovato la vita, capito che lontano da lui è infinito vero e assoluto e che da quell’infinito è permessa o possibile la vita al di fuori di schemi e logiche se non quelle del caso. Nulla è fermo, solo che i tempi evolutivi non sono i nostri ed è per questo che ci inventano strani intermedi che inesorabilmente vengono spazzati via dal nuovo che avanza e che cercano di rinnovare, modificare, per continuare l’inganno verso se stessi.

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