L'evoluzione mediatica del "momento magico delle manette"

Massimo Bordin

La spettacolarizzazione dell'arresto è un vecchio fenomeno. Ma oggi è peggio 

A Napoli l’altro ieri si è svolta, organizzata dalla camera penale, una manifestazione molto interessante e di notevole spessore che neppure un intervento di chi firma questa rubrica è riuscito a scalfire. Argomento proposto ai relatori: l’immagine della persona privata della libertà. In fondo si tratta di quello che Marcello Maddalena, che è stato membro del Csm, poi procuratore capo e poi procuratore generale a Torino, chiamò “il momento magico delle manette”. Due fotogrammi, a distanza di circa dieci anni l’uno dall’altro, servono a ricordare visivamente di cosa si tratti. Basta pensare al primo piano delle manette ai polsi di Enzo Tortora quando venne fatto uscire in favore di telecamere e in orario buono per i tg dalla sede del nucleo operativo dei carabinieri. Oppure agli schiavettoni ai polsi di Enzo Carra tradotto in un’aula del tribunale di Milano. Storie antiche.

 

Oggi è peggio, hanno ben argomentato i relatori, a cominciare dall’avvocato Claudio Botti e anche l’attuale capo della procura napoletana Giovanni Melillo, in un intervento pure con toni consoni al suo ruolo, ha in sostanza condiviso le preoccupazioni dei penalisti e dei giornalisti intervenuti. Quello che mi ha colpito nell’intervento del procuratore è stato un passaggio nel quale ha parlato della necessità di avere gli avvocati partecipanti ai consigli giudiziari. Mi è rivenuto in mente come Maddalena, allora membro del Csm, si pronunciò sulla stessa questione in un convegno al tribunale di Roma: “Così avremmo nelle nostre riunioni i rappresentanti dei delinquenti”. In conclusione, oggi è peggio ma le fondamenta sono state gettate da tempo.

Di più su questi argomenti: