L'ex premier Matteo Renzi e alle sue spalle il padre Tiziano (Foto LaPresse)

La reazione sbagliata dell'Anm al caso Renzi

Massimo Bordin

I magistrati hanno detto che le parole dell'ex premier sono "inammissibili". Una risposta fuori luogo che evoca dei brutti ricordi 

Inammissibile è una parola impegnativa, brucia i ponti alle spalle verso ogni mediazione possibile. Per questo motivo è significativo che l’Anm abbia scelto questo termine per etichettare l’ennesima polemica, innescatasi dopo gli arresti dei genitori di Matteo Renzi, sulla cosiddetta giustizia a orologeria. Può stupire un approccio del genere anche se in verità non mancano i precedenti. Più volte l’organismo di rappresentanza dei magistrati, che ha di sé un concetto assai più elevato della semplice rappresentanza sindacale, ha reagito in modo analogo alle critiche sull’operato di qualche toga, senza entrare nel merito in alcun modo ma limitandosi a rispondere ai critici che non dovevano nemmeno permettersi.

 

Oggi però questa continuità può stupire perché la situazione politica mutata ha inevitabilmente portato la magistratura a prendere le distanze da alcune ipersemplificazioni in chiave forcaiola dell’attuale governo, addirittura avvicinandosi a posizioni sostenute dalle camere penali degli avvocati. Parliamo naturalmente della grande maggioranza dell’Anm e non della piccola minoranza che si riconosce nelle posizioni di Pier Camillo Davigo. La coazione a ripetere un copione superato dai fatti finisce per bloccare un’evoluzione inevitabile ma comunque necessaria anche nelle parti politiche che si oppongono alla deriva felpastellata. Sarebbe meglio per tutti evitare di rimettere in scena una trama in cui il Cavaliere se la prende con le “toghe rosse” e le toghe di ogni colore gli sventolano contro la Costituzione, mentre altri quella Costituzione stanno davvero smantellando.

Di più su questi argomenti: