Perché Borghi parla di Italexit proprio adesso

Massimo Bordin

Alla fine la verità, finora nascosta agli “attivisti”, si fa strada. È molto improbabile l’ipotesi di un vero ribaltone alle Europee e poi ci sono i tempi (non fulminei) delle procedure

Prima di maggio c’è ancora un tempo, politicamente parlando, lunghissimo e poi i sondaggi veri si fanno con le liste elettorali già depositate con simboli e candidati e nulla di questo è ancora successo, eppure si può definirela settimana che si è chiusa come una settimana di svolta rispetto alle previsioni sulle elezioni europee. In realtà non è che sia cambiato molto nei fatti ma sta diventando sempre più raro il leitmotiv al quale sovranisti, moderati o estremisti che fossero, ci avevano abituato. “Dopo le elezioni cambierà tutto, questa Commissione europea ha ormai le valige in mano, saranno altri a giudicare gli innegabili effetti del governo del cambiamento!”. Alla fine la verità, finora nascosta agli “attivisti” come, peraltro correttamente, li definisce il senatore pentastellato Giarrusso, si fa strada.

    

Non è questione di sondaggi ma di procedure e quelle europee non sono fulminee. Fino a novembre di una nuova Commissione europea non se ne parla. Quanto ai sondaggi, comunque prematuri, anche scontando un certo successo delle forze nazionalpopuliste in alcuni paesi, è molto improbabile l’ipotesi di un vero e proprio ribaltone. È comunque sicuro che quando il governo imposterà la nuova manovra economica, o addirittura dovesse ancora prima essere costretto a una manovra bis, quelli che daranno un primo giudizio sarebbero gli stessi che finora sono stati coperti di insulti. In Italia qualcuno comincia a rendersene conto e riprende a parlare di uscita dall’euro e dall’Ue, come il leghista Borghi.

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