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La “trattativa” e la sconfitta dei corleonesi (viste da Caselli)

Il magistrato commenta la sentenza e offre interessanti spunti di riflessione. A cominciare dalla certezza, non condivisa da Di Matteo, che la mafia ha perso 

26 Luglio 2018 alle 06:00

La “trattativa” e la sconfitta dei corleonesi (viste da Caselli)

Gian Carlo Caselli (foto LaPresse)

Gian Carlo Caselli è stato magistrato di indubbio spessore e non c’era da dubitare che il suo commento alla sentenza sulla “trattativa” sarebbe stata una lettura interessante. Infatti il suo articolo, pubblicato ieri dal Fatto quotidiano, offre numerosi spunti di riflessione, fin troppi. Meglio dunque concentrarsi su due aspetti essenziali.

 

Intanto, Caselli mostra, in modo un po’ criptico per la verità, di non essere convintissimo sulla tenuta della sentenza Montalto, che pure definisce titanica, nei successivi gradi di giudizio, visto che la descrive così: “Ha innestato ragionamenti giuridici basati ora sulla logica ora sui fatti, che, nel complesso, hanno rappresentato un impianto probatorio di solidità sufficiente, ancorché aperta a valutazioni diverse”. In parole povere pare di capire che una valutazione diversa in sede di appello o di cassazione non scandalizzerebbe l’ex procuratore capo di Palermo, considerato che una “solidità aperta” non si può definire tanto solida.

 

C’è poi un altro aspetto, forse ancora più importante, nella riflessione del magistrato quando nota come la sentenza prenda atto della sconfitta della mafia plasmata dai corleonesi. Caselli cita addirittura Giovanni Falcone che, nel libro-intervista di Marcelle Padovani, sostiene che “anche la mafia, come tutte le cose umane, avrà una fine”. Caselli circoscrive l’avverarsi della profezia, per così dire, di Falcone al modello corleonese di mafia e ha ragione. Cosa nostra esiste ancora e cerca di ricostruirsi, ma è innegabile sia in serissima difficoltà. È la tesi dei critici della istruttoria che ha portato al processo, fra i quali il professore Salvatore Lupo citato positivamente da Caselli nell’articolo, anche se come storico della mafia e non per le sue tesi sul processo. Ben diversa la opinione in merito di uno dei protagonisti del dibattimento, il pm Antonino Di Matteo, prefatore del libro di Saverio Lodato “Avanti mafia! Perché le mafie hanno vinto”. Le due letture paiono obiettivamente inconciliabili e non basta a sanare la contraddizione il titolo vagamente surreale piazzato sopra il commento di Caselli: “I corleonesi hanno perso malgrado la trattativa”.

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