Accelerazione sul processo trattativa

Massimo Bordin

La sentenza depositata nell’anniversario della strage di via D’Amelio sostiene che il contatto del Ros con Ciancimino ha accelerato l’omicidio Borsellino. Ma dimentica un altro fattore 

Accelerazione. Questa è la prima parola chiave nelle cinquemila pagine di motivazioni della sentenza sul processo trattativa depositate oggi in perfetta sincronia con le commemorazioni nell’anniversario della strage di via D’Amelio. “Ove non si volesse pervenire alla conclusione dell’accusa che Riina abbia deciso di uccidere Borsellino temendo la sua opposizione alla trattativa... in ogni caso non c’è dubbio che quell’invito al dialogo pervenuto dai carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituisca un sicuro elemento di novità che può certamente avere determinato l’effetto della accelerazione dell’omicidio di Borsellino e di lucrare… maggiori vantaggi rispetto a quelli che sul momento avrebbero potuto determinarsi in senso negativo”.

  

Lasciamo stare i “vantaggi negativi” e la prosa contorta, lasciamo stare che Riina fu arrestato proprio da quei carabinieri, concentriamoci su concetto che la sentenza intende esprimere: il contatto del Ros con Ciancimino ha accelerato l’omicidio Borsellino. L’accelerazione è un dato oggettivo, si misura rispetto al tempo. L’omicidio Borsellino, già programmato, viene commesso a luglio, due mesi dopo la strage di Capaci e due mesi prima dell’omicidio di Ignazio Salvo che chiude la serie di quattro omicidi legati alla sentenza del maxi processo. Un omicidio ogni due mesi. Quelli dei magistrati si incrociano con la attesa nomina del primo procuratore nazionale antimafia, coincidenza temporale che la sentenza rifiuta di prendere in considerazione, preferendo il suo contorto ragionamento. Cominciamo malissimo.

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