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Il circo mediatico intorno alla sentenza su stupro e alcol

Ieri sembrava quasi che il nostro paese fosse ripiombato nella vergogna giuridica della violenza sessuale come reato contro la moralità pubblica e non contro la persona

18 Luglio 2018 alle 06:17

Il circo mediatico intorno alla sentenza su stupro e alcol

Foto LaPresse

Nel caso della sentenza della Cassazione su un caso di stupro, che tanto ha fatto discutere ieri su giornali e social network, si può per una volta amputare la famosa formula del circo mediatico-giudiziario. In questa occasione, duole dirlo, il circo è stato solo mediatico. Ieri sembrava quasi che il nostro paese fosse ripiombato nella vergogna giuridica dello stupro come reato contro la moralità pubblica e non contro la persona. Tutto ciò per alcuni commenti frettolosi su una notizia presentata in modo impreciso. Sarebbe bastato ricordare ai lettori che una sentenza di Cassazione è di regola riferita a una singola vicenda e, nel caso specifico, non formulava alcuna indicazione di carattere generale. Per di più andava spiegato che cassare un’aggravante, ritenendola non dimostrata, non vuol dire concedere una attenuante. Non è un concetto così complesso, eppure è stato ribaltato da indignate commentatrici. In sostanza la Suprema corte dice che l’accusa, al contrario di quanto sosteneva la sentenza esaminata, non era riuscita a dimostrare che la vittima, prima di subire violenza, fosse stata indotta a ubriacarsi dai suoi stupratori che comunque come tali restano condannati. L’aggravante non dimostrata, e dunque il suo annullamento, può essere stato frutto o di un eccesso di zelo dell’accusa, perché effettivamente non c’era, o di una sua carenza inquisitoria, per non averla ben argomentata, ma tutto questo riguarda una singola vicenda e non il fenomeno sociale dello stupro che non compete ai tribunali combattere bensì sanzionare adeguatamente caso per caso.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    18 Luglio 2018 - 14:02

    Ci si può arrovellare quanto si vuole su le sentenze ma di fatto lo stato di diritto e il principio di legalità fu infranto quando la cassazione con senteze criminali inventò il finto reato di associazione esterna in associazione mafiosa violando l'art.70 della costituzione.La definizione di un reato avviene ex lege con atto coerente delle due camere parlamentari e non per sentenza di un corte avvinazzata.

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  • giantrombetta

    18 Luglio 2018 - 09:09

    Caro Bordin, lei sa meglio di me che da tempo ormai nei nostri processi il provare fondatamente e con certezza il compimento di un reato, ovvero al di là di ogni ragionevole dubbio, pare diventato un optional, a leggere molte, troppe sentenze. E’ vero, siamo dentro un circo,, con i media spesso primattori nel voler farci intendere che le accuse son già sentenze. E ormai pochi si battono per una giustizia più giusta, come si diceva un tempo. Altro urge, nella nuova campagna per la cosiddetta cultura della legalita’. Siamo al governo del cambiamento, anche dello Stato di diritto. E Marco ci ha lasciati, purtroppo.

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