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La sentenza sullo stupro è giusta

Perché indignarsi leggendo un titolo? La Cassazione applica la legge, “la cultura della violenza sessuale” non c’entra nulla

17 Luglio 2018 alle 21:21

Perché indignarsi leggendo un titolo? La sentenza su alcol e violenza sessuale è giusta

Foto via Pexels

Due cinquantenni hanno violentato una ragazza ubriaca, che aveva bevuto senza che loro la costringessero. La Cassazione ha riconosciuto colpevoli del reato di stupro i due uomini, ma ha negato l’aggravante di induzione in stato di infermità psichica della vittima, perché non erano stati loro a farla bere. La Corte ha applicato la legge, che imputa l’aggravante di un reato a chi la commette, e ha stabilito: la ragazza è vittima di stupro; i due sono colpevoli; non è previsto aggravio di pena. Lunedì, la notizia arriva sui giornali, trasfigurata o resa in modo così tendenzioso da sembrare l’abominio giuridico che non è, ovvero la ratifica del principio, se così possiamo chiamarlo, in base al quale una donna è sempre, con percentuali variabili, responsabile della violenza che subisce. La Stampa ha titolato: “Cassazione: sei ubriaca? Lo stupro è senza aggravante”. Ilfattoquotidiano.it: “Cassazione su stupro vittima ubriaca, ricorda: sei responsabile della violenza che subisci”, una mistificazione spaventosa, cui seguiva un articolo nel quale si leggeva che la Cassazione “sostiene in parte la medesima tesi degli haters: le donne se la vanno a cercare e lo stupro è sempre colpa loro”. Per la rete Non Una Di Meno, attiva contro la violenza sulle donne, “la sentenza ribadisce il concetto patriarcale che se scegli di bere, scegli d’essere violentata”.

    

Molti non leggono gli articoli figurarsi una sentenza, accontentiamoci del titolo e indigniamoci in coro. Ma non c’è solo sciatteria, c’è un movente ideologico nella “cultura dello stupro” in cui, secondo alcuni studi femministi, siamo immersi, e che sarebbe indulgente verso i crimini sessuali. Più della presunzione con cui ognuno di noi pensa di poter maneggiare qualsiasi materia, diritto compreso, a pesare in questo nuovo episodio di fraintendimento paranoide c’è l’idea che le istituzioni agiscano attingendo da quella cultura. Non di meno pesa quanto il margine di autodeterminazione femminile sia eroso dalla vittimizzazione. Non significa dire che una vittima di stupro è anche complice, ma riflettere sul modo in cui ci annebbia la suscettibilità al tema della violenza sessuale, legata a sua volta all'ipersensibilità al corpo, al sesso, al consenso – tutti capitoli dalla cui complessità si tenta di dispensare le donne. In un’intervista a Gioia, Samantha Geimer, che da ragazzina venne violentata da Polanski, ha dichiarato che esiste una morbosità nel modo in cui ci occupiamo dei reati sessuali: “Non riesco a considerare la corte dell’opinione pubblica come un’alternativa. Il sesso è più vendibile dell’omicidio”. Ma a quello scalpore e a quella corte abbiamo consentito di dirci ancora una volta come starebbero le cose, anche se stanno al contrario.

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Commenti all'articolo

  • raffaele@linuxmail.org

    raffaele

    18 Luglio 2018 - 19:07

    Non ho la competenza per entrare nel merito della sentenza ma il fatto di approfittare dello stato di debolezza di qualcuno anche se non provocato da me credo sia di per sé un'aggravante evidente ... no, questa volta il ragionamento non mi convince!

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    18 Luglio 2018 - 15:03

    Molto brava, non era facile porre in un ottica logica e chiara l'argomento: quando la classe non è acqua.

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  • xdan52

    18 Luglio 2018 - 08:08

    "perché non erano stati loro a farla bere" non significa nulla. L'hanno stuprata *anche* perche' era ubriaca quindi ne hanno approfittato due volte: si deve tenere conto di questa aggravante. Il vittimismo delle donne non c'entra un bel niente.

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    • Nambikwara

      Nambikwara

      18 Luglio 2018 - 15:03

      "L'hanno stuprata "anche" perchè era ubriaca": quel "anche", se lo dotiamo di senso, non ha senso giuridico ma etico-morale e , quindi non un atto giuridico tendente a aggravare ciò che è già grave e giudicato (lo stupro). Il senso etico-morale , tanto per intenderci, farebbe dire a me per esempio "che gusto c'è a fare all'amore con una donna ubriaca e che quindi non può darmi il massimo" (veramente neanche il minimo): ma i valori etici non si trasformano, in giudizio, in atti aggravanti della violenza: I due, indipendentemente dal grado di ebbrezza della donna l'avrebbero stuprata ugualmente, perchè donna e non certo perchè ubriaca nel caso in specie) e questo è il "grave" e per questo sono stati giudicati: lo stupro (indotto dal fatto che è una donna).

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      • xdan52

        18 Luglio 2018 - 18:06

        L'essere ubriaco non e' uno stato etico-morale. E' uno stato oggettivo della persona che va riconosciuto come tale. I due si sono avvalsi di questo stato "tecnicamente" approfittando della ulteriore debolezza della donna. Qui non c'entra il gusto, c'entra il giudizio di "ubriaca" dato dagli stupratori, usato ulteriormente per il loro fine. Da qui l'aggravante.

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        • Nambikwara

          Nambikwara

          19 Luglio 2018 - 16:04

          Egregio, se rilegge attentamente ciò che ho scritto, non ho scritto "stato etico-morale" l'ubriacatura;ovvero ho posto l'accento sul suo "anche": ubriaca è uno stato delle persona (la ragazza nel caso) non uno stato etico-morale come purtroppo lei ha dedotto; nel mio esempio (su me stesso) l'ho adottato e il senso di esso era "che piacere sessuale mi può dare una ubriaca che non sa ciò che fa?", tanto da ipotizzare che i due imputati in qualsiasi caso non l'avrebbero avuti ( i valori etco-morali) : non è etico ne morale approfittarsi di una persona senza difese (stato di ubriaca); i due stupratori,scrivo,l'avrebbero stuprata probabilmente anche da sobria, e comunque nessun atto da parte loro giuridicamente doloso(e quindi aggravante dello stupro)è stato commesso per alterare lo stato di sobrietà della ragazza:lo stato di ubriaca è fisico, naturalmente, non etico morale come qualsiasi quindicenne di oggi saprebbe discernere.Il processo,in specie,è"tecnicamente"giuridico non ipotetico.

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        • RitaVergy

          19 Luglio 2018 - 16:04

          non ho capito il vostro ragionamento: la sentenza ha confermato la condanna per "violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica". Ha semplicemente negato l'aggravante della volontarietà dell'induzione ad ubriacarsi al fine di violentarla. Non vedo alcun giudizio etico-morale. Semplicemente, se stupro qualcuno è reato, se lo stupro approfittando di una sua condizione di menomazione (ubriaca, drogata, minorata psichica) ho un' aggravante, se sono io che la induco in quella condizione di minorità (drogandola o facendola ubriacare) un'ulteriore aggravante ed è quest'ultima che non è stata confermata dalla Cassazione, in quanto non vera o comunque non dimostrata. In poche parole hanno abusato di uno stato oggettivo della persona che ha facilitato loro la violenza, ma non l'hanno procurato loro questo stato oggettivo

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        • Nambikwara

          Nambikwara

          19 Luglio 2018 - 20:08

          Pobabilmente se lei adesso legge la mia risposta a Xdan (stesso orario), io e lei diciamo le stesse cose con modalità diverse.

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