Il conformismo di Pif non spiega la crisi della sinistra

Massimo Bordin

Il regista ha dato la sua inedita riflessione a commento dei risultati elettorali amministrativi

Ci mancava Pif e questo poteva stupire. Infatti è arrivato. Anche il regista, secondo in politicamente corretto solo a Fazio, si è conformisticamente aggiunto alla tiritera sui radical chic che difendono gli immigrati perché tanto abitano in posti dove nemmeno li vedono da lontano mentre il popolo ne soffre la vicinanza. Pif ha proposto la sua non inedita riflessione a commento dei risultati elettorali amministrativi. In realtà si tratta di una banalità che non aiuta a capire. Non che sia falso, più che altro è fuorviante. Il percorso degli intellettuali di sinistra da Ostiense alle mura vaticane, dove poi si lamentano se gli aprono un McDonald’s sotto casa, è noto da tempo. Almeno dal tempo in cui i loro omologhi tedeschi lasciavano il centro di Berlino per prendere casa a Kreuzberg, dove gli immigrati già allora c’erano, mentre a Ostiense no. Come non erano ancora un problema nel 1994 in quartieri romani come la Garbatella, dove in tutta la storia repubblicana il Msi non aveva mai fatto un comizio, o al Quadraro. Eppure anche in quei quartieri vinse il centro destra del Cav. e di Gianfranco Fini, ancora segretario del Msi. Non è questione solo della Capitale corrotta, infetta e ora anche inetta. Nei quartieri operai di Torino vinse il centrodestra con Meluzzi, dicesi Meluzzi. Insomma la questione della crisi di rappresentanza sociale della sinistra è antica e coincide con quella della rappresentanza politica. Ridurla ai migranti e a dove abita Calenda vuol dire continuare a non risolverla, incolonnandosi per di più dietro Salvini.

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