L'idea di giustizia di Lega e M5s

Massimo Bordin

Cosa unisce la bagarre dei leghisti sul disegno di legge Molteni e la reiterazione degli attacchi dei grillini alle modifiche della legge sulle intercettazioni

La bagarre inscenata dai leghisti sulla questione del disegno di legge Molteni ha coinciso con la reiterazione degli attacchi del M5s alle modifiche della legge sulle intercettazioni. I temi sono lontani dal punto di vista della procedura, il primo riguarda il giudizio, ovvero la fase finale, il secondo le indagini, ovvero la fase che può originare il processo, ma è innegabile che all’origine delle rispettive prese di posizione ci sia la stessa idea di “giustizia”. Un ‘idem sentire’, come diceva Umberto Bossi quando voleva fare colpo sul professore Miglio, che si mostra con l’immagine di un sacrificio umano in onore di alcuni idoli del tempo, primi fra tutti la semplificazione e l’efficienza.

 

L’indagine non deve trovare limiti nei diritti delle persone, si scatenino Trojans e telecamere e peggio per i passanti. Il fine del processo è la condanna e l’unica condanna possibile deve essere il carcere. Se poi le galere si inzeppano fino al doppio della loro capienza, come documentava ieri uno splendido articolo sul Mattino, poco male. Sarà solo Rita Bernardini, con pochi altri, a cercare di impedirlo senza naturalmente riuscirci. In nome della lotta alla casta e alle pastoie burocratiche si torna a forme tribali. Sarebbe auspicabile che Berlusconi mandasse una volta per tutte a quel paese Salvini e Bersani smettesse di considerare possibile il dialogo con la tribù dei cinque stelle, ma non succederà. Tutto lascia pensare che il piano continuerà a inclinarsi.