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Prima Di Maio e Salvini, poi gli italiani

I populisti sbraitano, ma non hanno interesse a risolvere la crisi migratoria

16 Novembre 2017 alle 18:33

Prima Di Maio e Salvini, poi gli italiani

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Il Parlamento europeo oggi ha adottato la sua posizione sulla riforma di Dublino, proponendo di mettere fine al principio del paese di primo ingresso e di instaurare un meccanismo di ridistribuzione automatica di rifugiati nell’Ue. Il sistema immaginato è un netto miglioramento rispetto all’attuale regolamento di Dublino, che impone all’Italia di tenersi tutti i rifugiati e migranti economici. I richiedenti asilo andranno nei paesi dove hanno “reali legami”, altrimenti saranno automaticamente assegnati a uno stato membro. Al paese di primo ingresso rimarrà il compito di registrare i migranti, effettuare un controllo di sicurezza e fare una rapida valutazione dell’ammissibilità della domanda di protezione internazionale. Chi non accetta richiedenti asilo sarà sanzionato perdendo accesso a fndi Ue. Dopo l’Europarlamento, ora sono i governi a dover trovare un consenso. Per l’Italia significherebbe veder partire verso altri paesi decine di migliaia di richiedenti asilo da Nigeria, Pakistan, Gambia.

 

Pd e Forza Italia hanno votato a favore. Il M5s ha votato contro e la Lega si è astenuta in una gara a chi è più populista. La ragione è più o meno la stessa: l’Italia sarebbe obbligata a tenersi i migranti economici (come oggi del resto). La grillina Laura Ferrara dice preferire l’attuale Dublino, perché i movimenti secondari di migranti (seppur illegali) sono “una boccata d’ossigeno per l’Italia”. Al che viene un sospetto: Di Maio e Salvini hanno vero interesse a risolvere la crisi migratoria o preferiscono centinaia di migliaia di rifugiati in Italia per continuare a sbraitare contro il governo, l’Ue e Soros e sfruttare paure e mal di pancia a fini elettorali? Italiani prima di tutto? Sulla riforma di Dublino, Di Maio e Salvini stanno facendo gli interessi dei loro amici polacchi e ungheresi.

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Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    17 Novembre 2017 - 19:07

    Completamente d'accordo col pezzo. I due giovani virgulti sovranisti, sfascisti, protezionisti fanno solo bassa propaganda. Hanno bisogno di problemi per campare e non hanno alcun interesse per le soluzioni possibili.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    17 Novembre 2017 - 14:02

    Si continua a far finta di non sapere che il paese di primo ingresso, secondo la legge del mare, è quello della nave che prende a bordo i clandestini. In questo modo il trattato di Dublino sarebbe pienamente rispettato (e non ci sarebbero più tante navi militari e onlus che li scaricherebbero da noi). Questo in tempi non sospetti lo fece notare Emma Bonino, che oggi è in trattative di alleanza con Renzino, denunciando che per colpa di quest'ultimo (clandestini in cambio di sforamenti sul deficit) il trattato di Dublino è stato stravolto. Inoltre il nuovo trattato non risolve il problema se non nella parte dei richiedenti asilo, che sono la stragrande minoranza degli sbarchi. Dei clandestini economici manco a parlarne, rimarrà un problema nostro, invece di essere suddivisi fra i paesi a cui appartengono le navi. Per cui bena ha fatto la Lega, responsabilmente, ad astenersi. E intanto, sbagliando, continuate a fare di ogni erba un fascio fra Salvini e Di Maio.

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  • giantrombetta

    17 Novembre 2017 - 08:08

    La cosiddetta “paura” degli italiani, ovvero un diffuso senso di insicurezza esiste davvero nella societa’, soprattutto nelle fasce più deboli. E’ un problema che attende una seria a credibile risposta politica, non chiacchiere ne’ anatemi a che molto correttamente ne denuncia - responsabilmente - l’esistenza. E’ la mancanza di una risposta politica seria, efficace, credibile che spinge i consensi e la protesta verso altri lidi considerati populisti e pericolosi. Tanto per capirci e’ in primo luogo il malgoverno di Marino e Crocetta ad aver provocato l’aumento dei consensi ai grillini. Il resto sono chiacchiere prive di fondamento e dunque destinate a provocare altri guai, confusione e delusione elettorale.

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