Le democrazie alla prova populista

La sfida più grande è l’immigrazione. Ci si sposta a destra, scrive il Wall Street Journal

23 Ottobre 2017 alle 12:07

Le democrazie alla prova populista

Emmanuel Macron, Michel Barnier, Angela Merkel e Mark Rutte. Foto Ye Pingfan

"Dopo la sorprendente ascesa di Emmanuel Macron come forza dominante della politica francese, è diventato di moda sostenere che l’ondata populista nell’occidente democratico si stava allontanando”. Così William Galston sul Wall Street Journal. “I risultati delle elezioni legislative dell’altra domenica in Austria dovrebbero confutare la teoria. Il Partito della libertà di estrema destra ha aumentato la sua quota di voto popolare dal 20,5 per cento nel 2013 al 26 per cento. Il Partito popolare di centrodestra ha fatto ancora meglio, aumentando la sua quota dal 24 al 31,7. L’immigrazione ha portato a questi risultati. Come la Germania, l’Austria ha accettato un gran numero di rifugiati al massimo della crisi del 2015 con conseguenze politiche simili. Sebastian Kurz, 31 anni, leader del Partito popolare e probabilmente il prossimo cancelliere del paese, ha abbracciato un’agenda anti immigrazione. Da ministro degli Esteri, ha chiesto la chiusura della via balcanica su cui gli immigrati hanno viaggiato dalla Turchia in Austria e nell’Europa settentrionale. Ha imposto anche un divieto del burqa. Kurz ha proposto di ridurre i benefici per gli immigrati, penalizzando i nuovi arrivati che non lavorano abbastanza per integrarsi nella società austriaca. Tutti i partiti tradizionali del centrodestra in tutto l’occidente sono di fronte alla stessa scelta: mantenere una posizione moderata sull’immigrazione e perdere terreno verso l’estrema destra, come è accaduto ad Angela Merkel, o adottare una parte dell’agenda anti immigrazione dell’estrema destra e mantenere il sostegno pubblico.

   

Il primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte, si è spinto verso la posizione di Geert Wilders sull’immigrazione. Dopo tutto, il controllo delle frontiere nazionali è un attributo di sovranità. La tensione tra l’Unione europea e i suoi stati membri su questa questione è una lite in democrazia, non sulla democrazia. Né è irragionevole aspettarsi che gli immigrati agiscano conformemente ai principi politici e sociali di società che hanno scelto di ammetterli. Esiste un confine tra legittimi cambiamenti politici e sovversione della democrazia stessa. Un nuovo sondaggio del Pew Research Center mostra che in Nord America e nella maggior parte dell’Europa il sostegno pubblico alla democrazia rappresentativa rimane elevato, molto più alto di ogni altra alternativa. Questa non è una ragione per la compiacenza. Le democrazie devono combattere con queste sfide, ma non è la prova di un crollo imminente. L’opposizione ideologica alla democrazia liberale era al suo apice negli anni Venti e Trenta. Anche allora, non una singola democrazia stabile è crollata dall’interno. ‘Una volta che la democrazia prende radici’, concludono Agnes Cornell, Jørgen Møller e Svend-Erik Skaaning, che hanno studiato dettagliatamente il periodo fra le guerre, ‘tende a essere notevolmente stabile anche in circostanze molto difficili’. Non vale per quelle nuove, più vulnerabili in tempi difficili”.

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