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È il Mondo Nuovo della morte on demand

La ragazza è morta domenica in Olanda. Un paese in cui si proclama e propugna il diritto di ognuno di seguire le proprie tendenze. Compresa la morte

4 Giugno 2019 alle 19:07

Eutanasia su una minorenne depressa. È il Mondo Nuovo della morte on demand

John Everett Millais, particolare di Ophelia

Una ragazza olandese di 17 anni, Noa Pothoven, si è lasciata morire di fame e di sete dopo avere richiesto l'eutanasia a seguito di una violenza sessuale subita all’età di 11 anni. In Olanda l'eutanasia è legale ma i medici avevano risposto alla sua richiesta rimandando la data di esecuzione. La giovane è morta dunque domenica, sotto sedazione terminale, assistita da medici nella sua casa ad Arnhem, nei Paesi Bassi, dopo aver pubblicato su Instagram l’ultimo post: una foto e...

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    05 Giugno 2019 - 19:07

    Voi della UE, questo insieme di fogli di carta intestata che qualcuno osa chiamare Europa e non lo è, siete morti. Tutto questo discorso, questa discussione, è una discussione di cadaveri, di zombie dalle orbite vuote. La vostra presidente sarà una burocrate della banca mondiale, una tanatofila adepta della spiritualità massonica che, guardandovi, non vedrà persone, ma consumatori o, al più risorse produttive, cui vendere come un prodotto di consumo anche la vostra stessa morte. Quanto a me, a noi vivi, ci siamo già rifugiati nella foresta.

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  • Giovanni

    05 Giugno 2019 - 12:12

    Un caro amico fu colpito da un grave esaurimento nervoso. Per anni soffrì penosamente. Chiedeva alla moglie di ucciderlo, persino al figlio, chiedeva di essere mandato in un paese dove fosse possibile l'eutanasia. Niente , nessuno lo poteva aiutare: una notte salì su una seggiola e si lanciò dall'ottavo piano del palazzo in cui abitava. Io sono per l'eutanasia quando vi sono le condizioni per praticarla. La ragazza olandese non ce la faceva più, soffriva atrocemente e probabilmente si sarebbe suicidata. Così almeno ha potuto salutare con amore i propri familiari, senza sofferenza fisica e senza esser stata obbligata a togliersi essa stessa la vita con mezzi quasi sempre atroci.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Giugno 2019 - 21:09

    Al direttore - Una società edificata sul dogma del “il diritto di ognuno di seguire le proprie tendenze. Compresa la morte.” È il paradigma di un sistema in cui l’entropia è arrivata al massimo. Si passa ad un sistema equilibrato, ordinato, ad uno tendenzialmente privo di punti fermi di riferimento. Se non quello del disordine assunto come soggetto di riferimento.

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  • anna.maria.loi

    04 Giugno 2019 - 20:08

    L'aborto, legalizzato per i casi di violenza sessuale e di grave pericolo per la vita della madre, è diventato un "diritto umano", l'eutanasia, legalizzata per i casi di "sofferenze estreme" diventata uno strumento per ristabilire i deficit dell'assistenza sanitaria, di che meravigliarsi in una società dove tutto è capovolto?

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    • Bacos50

      05 Giugno 2019 - 09:09

      Gran belle parole, eticamente ineccepibili, ma come sempre dette rivolgendosi al sedere degli altri! Mi piacerebbe osservare la faccia di tutte queste donne che si strappano i capelli, quando si scagliano contro le proprie simili che "pretendono" di abortire dopo una violenza o che osino farlo, sapendo che in ballo c’è la loro vita. Ecco, vorrei osservarle mentre son costrette a nutrire il frutto di una violenza o costrette ad andare avanti sapendo di poter morire. Per il resto, ognuno di noi è libero di decidere della propria vita come ritiene opportuno. Se invece quella ragazza si fosse un giorno suicidata o l’avesse già fatto e allora tutti pronti a profondere lacrime di coccodrillo a catinelle. Applaudo a chi invece su un grande giornale, dopo aver tratteggiato la storia di quella povera ragazza, ha sentito di desiderio di concludere scrivendo: "Rinuncio alla tentazione arrogante di giudicarla".

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    • branzanti

      04 Giugno 2019 - 21:09

      Quindi, domandina facile facile, la madre dovrebbe morire? O il moribondo soffrire senza lenimento?

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      • Carlo A. Rossi

        05 Giugno 2019 - 11:11

        Branzanti, non faccia come sempre finta di non capire e di rivoltare la frittata. Non si tratta di lasciar soffrire qualcuno senza lenimento, ma del fatto che, come sempre, quella che all'inizio viene descritta come "libertà" alla fine si tramuta in "licenza". L'aborto è, non mi stancherò mai di dirlo, al più un male necessario, ma non è certo un diritto inalienabile o una conquista sociale pari solo all'abolizione della schiavitù. Un bambino che non si desideri può nascere e poi affidato ad altri (la famosa "ruota", per dirne una): la soppressione è una soluzione che fu molto in voga nell'antichità classica, a cui molti oggi guardano estasiati. Stesso discorso per l'eutanasia: chi decide quale sia una vita "degna di essere vissuta"? Ricordo che i nazisti si arrogarono questo diritto (non Trump, il fascista supremo per finta, quelli veri) e si sa come terminò. E le argomentazioni dei nazisti erano sempre legate alla pietà verso chi soffre, per essere chiari.

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        • Silvius

          05 Giugno 2019 - 15:03

          Lei chiede: chi decide quale sia una vita "degna di essere vissuta"? Una domanda inutile la cui unica risposta possibile disturba molto le persone che ragionano come Lei: ognuno di noi che tale vita deteniamo. Quindi anche Lei per la Sua di vita. A dispetto di tutti i piani inclinati e di tutte le contraddizioni.

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        • Carlo A. Rossi

          06 Giugno 2019 - 00:12

          La domanda non è inutile, dal momento che, come altri fatti recenti dimostrano ampiamente, spesso non siamo noi a decidere liberamente della nostra vita e soprattutto, se essa sia o meno degna di essere vissuta. Potrei porle io una domanda che si poneva Sant'Agostino: davvero la fine della vita è preferibile alla vita? Con questo, mi guardo bene dal giudicare chi sceglie il suicidio come un vigliacco o un debole. Ma una cosa è la scelta individuale, un'altra è lo stato che, in un certo senso, incoraggia tale pratica, e soprattutto le società private della buona morte, che lucrano in modo indegno sulla disperazione (che io non condanno, ma che cercherei di capire). Uno stato che vede nel suicidio assistito un diritto (stesso discorso per l'aborto, che non è una conquista moderna, ma una regressione) è uno stato che ha rinunciato a se stesso. Poi possiamo suonarcela e cantarcela come vogliamo per illuderci di essere progrediti, veda un po' Lei.

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        • branzanti

          05 Giugno 2019 - 14:02

          Caro Rossi io smetterò di far finta di non capire e di provocare quando su questi temi termineranno certi approcci apocalittici. Fino ad allora a fronte di chi sostiene che la vita è un dono di Dio e tutto va accettato (ma i genitori?) io continuerò ad esercitare il libero diritto alle mie opinioni di laico ateo ed alla loro difesa. Se superiamo certi dogmi sono il primo a discutere di aborto come intervento patologico, che in moltissimi casi potrebbe essere semplicemente prevenuto con educazione e contraccezione. Ma se non si vuole neanche questo...

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        • Carlo A. Rossi

          06 Giugno 2019 - 00:12

          "Con educazione e contraccezione"...ma si legge, prima di scriverle certe cose? Stiamo parlando di un bambino, non di un parassita o di una malattia. E come ho scritto sotto, non analizzo la questione dal punto di vista di un dogma religioso, ma etico. E per finire: la finisca di fare la vittima, il povero laico ateo che viene oppresso da un gruppo di nazifascisti ottusi e bigotti. Lei, a ben leggere, sotto la patina del progressista, è più dogmatico di quanto io possa mai sognare di essere.

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        • branzanti

          06 Giugno 2019 - 10:10

          Non gradisce l'educazione e nemmeno la contraccezione perfetto, ma che facciamo, ci affidiamo al destino? Quello che non considera é che io tengo molto al bambino, lo dico da padre (anche se sembro Salvini) e ritengo che potrà crescere in condizioni positive quanto più sarà il frutto di una scelta consapevole. E se mi conoscesse saprebbe che non sono dogmatico, né mi sento una vittima perché la mia posizione religiosa non mi ha mai creato nessuna difficoltà, né io le ho avute nei confronti di persone religiose. Mi permetto anzi di aggiungere che, nel periodo in cui sono stato amministratore pubblico ho avuto splendidi rapporti con il Vescovo di Ravenna, all'epoca il (non ancora) Cardinal Tonini. Il dibattito richiede idee contrapposte, certo ai dogmatismi si rischia di rispondere con lo stesso approccio. Grazie per la conversazione.

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        • Carlo A. Rossi

          07 Giugno 2019 - 09:09

          Il fatto che un bimbo sia desiderato, chiaramente contribuisce alla sua crescita positiva: penso che negare ciò sarebbe assurdo. Quello che io intendo dire è che non è eticamente corretto procedere ad un aborto per, poniamo, superficialità o violenza, per il semplice fatto che il (futuro) bimbo pagherebbe in tal caso per colpe non sue. Per quanto io non sia un fanatico della pena di morte, fatico a capire come si possa voler lottare fino alla morte per salvare a volte un condannato conclamato (non parlo ovviamente di casi dubbi), macchiatosi dei peggiori reati, e poi proclamare la morte per chi, per ovvi motivi (a meno di non considerare il peccato originale come tale motivo, ma per questo, per chi crede, è possibile la redenzione, ma questo è altro discorso) è innocente (a meno di non considerare il feto come un parassita). È questa dissonanza cognitiva che non riesco a cogliere.

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        • valentinab

          05 Giugno 2019 - 14:02

          Lei dà per scontato che un embrione sia un bambino perciò tutto il suo commento è discutibile in partenza. Se anche l'aborto non fosse un diritto inalienabile (e per me lo è) una donna non porterà mai avanti una gravidanza che non vuole e nessuno potrà impedire questo, legge o non legge, il passato ce lo dimostra.

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        • Carlo A. Rossi

          05 Giugno 2019 - 15:03

          (Continua) In più, indipendemente dalle mie credenze, il problema è prima di tutto etico. Chiaramente io non posso parlare a nome di una donna incinta, per dire. Etico, perché si scarica un problema su una creatura (il feto) che non ha responsabilità alcuna: che esso sia stato concepito, non è colpa sua. Può essere frutto di una violenza (in questo caso, capisco il tormento, ma non è il feto che si è impiantato da solo; e il tormento dello stupro non scompare eliminando il frutto, a meno che con esso scompaiano le memorie) o di poca attenzione o superficialità (sempre per parlare di diritto: la superficialità è fra le due cause di responsabilità, è stato forse il feto ad essere superficiale?). In ogni caso, le vostre argomentazioni sono fallaci dal punto di vista etico. Sono capziose, questo sì: spostano il fulcro del problema e vi aiutano a sentirvi così progrediti. Quando l'aborto veniva praticato dalle società più arcaiche, pensateci un po'.

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        • Carlo A. Rossi

          05 Giugno 2019 - 15:03

          Rispondo ad entrambi. E.g. la Costituzione Svizzera (parlo di diritto che conosco) garantisce i diritti civili ad un feto, posto che ovviamente nasca poi vivo (nella fattispecie, si parla e.g. di diritto a rendite per orfani). Ora, io non sono un giurista (ma per lavoro ho dovuto impararlo e mi tocca di usarlo): ma se si garantiscono ad un feto i diritti civili (che ovviamente decadono qualora esso morisse), si ammette implicitamente che esso sia vivo. Questo dal punto di vista del diritto. Dal punto di vista della logica, il feto respira, si nutre, in qualche modo: dal che se ne deduce che esso viva. Il feto pensa? Questo non lo so. Ma indipendentemente da ciò, non penso che voi possiate dimostrare che l'anima, o il discernimento, se parlare di anima offende le vostre sensibilità di atei, entri nel corpo vivo esattamente nel momento del parto. Potete fissare un termine ante quem un feto non sia un essere senziente? (Continua)

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