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Gli errori del Congresso di Verona all'epoca della morte degli argomenti

Si chiude con una marcia di migliaia di persone il convegno sulla famiglia che ha fatto parlare molto e ha parlato poco. Tra sostanza ridotta a slogan e contestazioni femministe, in questi giorni si sono visti due mondi che non potranno mai dialogare 

31 Marzo 2019 alle 19:55

Gli errori del Congresso di Verona all'epoca della morte degli argomenti

Un'immagine della manifestazione di Verona (foto LaPresse)

Verona. Oltre diecimila persone, cinquantamila secondo gli organizzatori, hanno sfilato per le vie di Verona al termine del World family congress, il Congresso mondiale sulla famiglia che tanto ha fatto parlare e poco ha parlato in questi giorni. Erano trentamila alla manifestazione femminista del giorno prima, decisamente più rumorosa per decibel prodotti e risonanza mediatica. Il corteo, partito all’una e mezza da piazza Bra, accanto all’Arena, è lì tornato per il saluto finale degli organizzatori. In piazza e sul palco si ripetono gli slogan scanditi in questi giorni dai relatori del convegno (si porta molto il “Dio, patria, famiglia, che meraviglia”), durante la marcia i diecimila si sfilacciano un po’, c’è chi prova a far partire cori sulla mamma e il papà, qualcuno dei passanti urla “andate a casa!”, da una finestra dell’ultimo piano di un palazzo si sente un coro contro la Lega, una coppia con un passeggino si mette a contestare i manifestanti, uno di loro si avvicina ma viene convinto a proseguire senza litigare.

 

 

Non c’è tensione mai, durante le due ore di sfilata per le vie del centro, si percepisce un po’ di stanchezza tra le facce sorridenti che portano cartelli su cui c’è scritto che “la famiglia salverà l’Europa” o vengono riportate citazioni famose – gettonatissimi Chesterton, Peguy e Tolkien. Il corteo si anima un po’ quando il leader del Family Day, Massimo Gandolfini, lascia la testa per attraversarlo al contrario: “Andate avanti – dice a chi lo applaude – la nazione la salverete voi”.

 

Il giorno prima, parlando al congresso, aveva detto che “il paradiso sono i valori di cui parliamo qua dentro, là fuori c’è l’inferno”. Certo non una dichiarazione per favorire il dialogo con chi la pensa diversamente, anche se va detto che in queste settimane Gandolfini ha ricevuto minacce di morte che se fossero state indirizzate a Cirinnà avrebbero già avuto la condanna di tutte le forze politiche. I giornalisti che hanno seguito i tre giorni di Verona continuano a raccontarla insistendo sull’attrito con i comportamenti di chi dice di difendere la vita e la famiglia. Sbagliando.

 

 

 

Sono tempi duri per la verità, dovunque venga sbandierata. La piazza blindata dalle forze dell’ordine durante il Congresso è il sintomo del fatto che qualcosa non va. Prima ancora che iniziasse, i media avevano spiegato a tutti che quello di Verona sarebbe stato un consesso di omofobi, oscurantisti e maschilisti. Molto ha contribuito la scelta degli organizzatori di invitare relatori discussi e discutibili, di accettare la rissa e provocare con gadget di dubbio gusto: a quel punto si sarebbe potuto dire qualsiasi cosa, ormai era impossibile discutere nel merito.

 

Il vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, ha partecipato ai lavori venerdì, salvo poi sentire la necessità di precisare che “non abbiamo bisogno di talebani della famiglia” e che qualcuno dei relatori “si è spinto un po’ troppo in là”. Non sono tempi facili per la complessità e il ragionamento, tutto è ridotto a slogan, dalla Bibbia alle rivendicazioni delle donne. La dittatura dell’Io e delle sue invincibili voglie ha reso superflua la parola, non c’è modo di convincere l’altro delle proprie ragioni, guai a chi ci prova.

 

Le due piazze di Verona non si parlano, non possono parlarsi, così come i relatori del Congresso delle famiglie danno l’impressione di rivolgersi alla propria bolla, ormai impossibile da sfondare. Ogni volta che Maurizio Belpietro, introducendo un improbabile panel di relatori sabato pomeriggio (da Meluzzi a Rinaldi passando per Pillon), dice la parola “gender” la platea applaude pavlovianamente, così come in contemporanea la folla guidata da Laura Boldrini e Monica Cirinnà per le vie del centro esplode in boati a ogni slogan sull’autodeterminazione della donna, come se davvero al World family congress si stessero presentando proposte di legge sulla donna schiava dell’uomo. Come in una pièce del teatro dell’assurdo, molti relatori citano la stessa frase di Chesterton, convinti di dire qualcosa di colto e originale: “Verrà un tempo in cui fuochi saranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro, e le spade saranno sguainate  per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Quel tempo è oggi, aggiungono tutti, e alla terza volta nel giro di un’ora persino il pubblico di Verona applaude meno convinto. Passato da profeta a frase buona per cioccolatini pro life, anche Chesterton perde la sua forza.

 

 

 

Intanto i critici del Congresso gongolano alla notizia che il Papa avrebbe detto che concorda sulla sostanza del convegno, non sul metodo. Giustamente Massimo Gandolfini, chiudendo la marcia sul palco di piazza Bra, ricorda che la sostanza è comunque che per Francesco la famiglia è quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e che l’aborto è un delitto. Inutile: il Pontefice tira di più quando parla di ambiente, si sa, e la notizia sui siti è che una dei sette figli che Gandolfini ha adottato è a Verona in piazza a manifestare contro il Congresso. “Le voglio bene lo stesso, vedete che non sono un fascista?”, dice lui. Ma siamo nel regno relativista dei comportamenti, gli argomenti sono morti da un pezzo. La sostanza, però, è ridotta a slogan anche da chi sul palco parla di famiglia usando frasi già sentite mille volte negli ultimi vent’anni. Dopo avere inneggiato a Putin e Cristo Re dal palco della piazza si chiede alla gente di tornare a casa e “passare all’attacco”, dare testimonianza nella vita quotidiana ma fondare anche circoli e gruppi pro vita, diventare “cittadini attivi”. E’ il modello americano delle culture war, che però negli Stati Uniti ha di fatto fallito dieci anni fa. A differenza dell’America, però, in Italia almeno all’inizio la chiesa aveva un ruolo di indirizzo, oggi si limita a condannare il metodo senza offrire alternative credibili o praticabili per chi effettivamente lotta affinché alla famiglia venga riconosciuto un ruolo centrale nella società. Non stupiamoci se poi a farlo sono i Putin e gli Orbán, con il sostegno delle figure modeste che a Verona hanno ripetuto idee e concetti che non ha ascoltato nessuno.

Piero Vietti

Piero Vietti

Nato a Torino nel 1981. Caporedattore, ha seguito e segue lo sviluppo digitale del Foglio, in cui lavora dal 2007. Ha un passato teatrale e radiofonico e un presente intenso. Per il futuro si sta organizzando con la necessaria ironia. Sposato, ha tre figli. Cuore granata.

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    01 Aprile 2019 - 18:06

    Quale dialogo? Quello dell'appeasement con Hitler? Non ce rendiamo conto, ma le idee naziste hanno vinto: con l'aborto eugenetico, con la soppressione eutanasica dei deboli di corpo e di psiche, degli anziani, dei malati, con la Wille zur Macht niciana per cui la realtà è irrilevante: è la volontà che plasma il genere, è la tecnologia che produce i bambini; quella che oggi produce i transessuali e che in un domani che è già oggi produrrà i transumani, la soppressione delle donne con l'utero ridotto a elemento di una catena di montaggio acquistabile a piacimento, considerate dall'LGBTismo come "breeders", altro che Handmaid's Tale (in una orrenda notizia del Time, una Israele postmoderna evacua dal Nepal devastato dal terremoto i bambini surrogati comprati dai gay ma lascia indietro le madri https://bit.ly/1PTku6t), le parate pagane della hubris, l"Homo Deus" (Gen 3,5) Non facciamoci ingannare dal sentimentalismo del #LoveWins: "Tenderness leads to the gas chamber". (F. O'Connor)

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Aprile 2019 - 13:01

    Famiglia, matrimonio. Due lemmi che da millenni racchiudono valori simbolici che vanno oltre gli assetti giuridici. Nel tempo infatti questi sono variati mentre erano rimasti immutati i simbolismi legati ai pilastri portanti dei due lemmi che legittimano il loro uso alla specifica situazione, senza se e senza ma, dei due generi: femminile e maschile. Riferiti alla loro ontologica complementarietà. L’ossessione di coloro, comunque esclusi o che tali si ritengono, dalla complementarietà è quella di pretendere d’annullarla in nome della libertà e dei diritti. Non sono paghi della formula “vi dichiaro civilmente uniti”, vogliono “vi dichiaro marito e moglie”. Capite dov'è l’inghippo? Solo nei simbolismi.

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  • anna.maria.loi

    01 Aprile 2019 - 10:10

    Finalmente parole non banali o faziose.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    31 Marzo 2019 - 22:10

    Ma era ovvio che il risultato del Convegno sarebbe stato solo amarezza. Amarezza di dover indire un Convegno Mondiale, assurdo se per riaffermare la semplice ovvietà dei fondamenti universali della vita umana. Amarezza nel constatare quanto sia diffuso l'odio satanico contro Dio e la natura e la ragione e la scienza e il buonsenso, al punto da cosificare ed uccidere l'uomo quando è più debole ed indifeso ossia in embrione, ammalato o vecchio. Amarezza nel constatare che l'attuale Chiesa Cattolica, terrorizzata, è incapace di proclamare la Verità. Amarezza nel constatare che i governi occidentali si lasciano trascinare dagli spiriti mortiferi legalizzando le stragi degli innocenti nascituri, le perversioni delle figure materne e paterne, la dissoluzione della famiglia - cellula naturale fondamentale della vita sociale umana. Solo amarezza, delusione, sofferenza. Gli uomini e le donne "di buona volontà" non odiano, perchè c'è solo da piangere e compatire. Proprio nulla per cui esultare.

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    • ancian99

      02 Aprile 2019 - 12:12

      Ringrazio per il bellissimo commento. Non c'è più nulla da discutere, perché non c'è più il dialogo che si fonda sulla ragione, sul buon senso.Al di là dei principi, dei dogmi, vi dovrebbe essere la comprensione, il rispetto, la coscienza morale. Nulla di ciò è valido. Prevalgono le idee preconcette, gli slogan, e il terrore.

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