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Una passeggiata a Verona per capire i danni prodotti da chi parla di famiglia da una curva dello stadio

Il situazionismo di Salvini al congresso veronese e il dibattito pubblico impazzito su un tema così centrale

30 Marzo 2019 alle 20:06

Una passeggiata a Verona per capire i danni prodotti da chi parla di famiglia da una curva dello stadio

Come da tradizione, anche in questi giorni, abbiamo assistito al consueto scontro tra tifoserie sul noto evento di Verona. Chi scrive preferisce praticare le sue minime doti da tifoso comprando un biglietto per entrare a San Siro per tifare per una squadra che già nel suo inno ammette di essere “Pazza”. Ma se è il dibattito pubblico a impazzire, su un tema centrale quale quello della famiglia, allora c’è qualcosa che non va. Se all’indagine e al ragionamento analitico si preferiscono le piazze e le curve di tifosi, se ad ospiti qualificati si preferiscono relatori dalle improbabili credenziali para-scientifiche, allora l’esito del confronto è noto in anticipo. E’ la replica del modello del talk-show ad alta serotonina che si concluderà con le parole di uno dei personaggi di Houellebecq: “In Occidente nessuno sarà più felice”. La ricerca di “parole equilibrate e giuste”, ribadita da Papa Francesco in aereo in volo verso in Marocco appare sempre più in questo Paese un’impresa disperata. C’è invece il buon Meluzzi che prova a far partire il Padre Nostro dal palco e ad un certo punto non trova più le parole, c’è Rinaldi che vuole più soldi per tutto perché tanto li troviamo sugli alberi, ad un certo punto è piombato nel dibattito pubblico anche Dibba che annunciava di non potersi candidare perché doveva seguire un corso di falegnameria. Ho temuto potesse dichiarare qualcosa anche su Verona. Siamo al situazionismo quando dovremmo almeno provare a tornare persone normali.

 

Matteo Salvini, nichilista pragmatico, ha provato ad accreditarsi in un mondo che rispetto a lui vive di forti convinzioni escatologiche e in alcuni casi apocalittiche. E cosi l’ “ognuno fa ciò che vuole nella sua camera da letto” e  il “non sono qui per togliere diritti a qualcuno” non scaldano i congressisti di Verona che invece credono, in gran maggioranza, nell’attualità della lotta tra il Bene e il Male anche come continuazione di quella perenne battaglia del cristianesimo anti-internazionalista che ha sempre riconosciuto, in particolare nelle correnti teologiche del dispensazionalismo, uno sei segni della venuta dell’Anticristo nella  creazione delle istituzioni internazionali e nell’approvazione delle Carte internazionali dei diritti umani. Ma Matteo Salvini “non si permette di giudicare quello che fanno gli altri”, è “l’ultimo possibile testimonial della famiglia tradizionale”, non può firmare questo contratto di governo con la sala di Verona. Prova ad utilizzare la classica carta del discorso anti-Islam, ma non funziona. Va meglio con il buonsensismo sull’importanza di mamma e papà. Ma si vola bassi. Non sappiamo se morirà anche lui democristiano, per ora a Verona si è comportato da tale, continuando a giocare la parte, come ha scritto Salvatore Merlo sul Foglio, del Truce che prova a fare il Dulce.

Pasquale Annicchino

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