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Una norma umanista convertita in melma

Eccoci al familismo moralista e populista dell’internazionale nera. A Verona la battaglia delle idee si radicalizza come scontro irriducibile tra idee sbagliate

10 Marzo 2019 alle 14:09

Una norma umanista convertita in melma

A forza di politicamente corretto, ci hanno fatto arrivare il disgustoso e comico Trump. A forza di sgomitate swinging Bobo, è arrivata la grottesca Brexit. A forza di numeri da circo e girotondi, ecce Truce. A forza di provette libere e accoppiamenti poco giudiziosi in carne e in vitro, eccoci al familismo moralista e populista dell’internazionale nera. Ora a Verona tutto il buono e il santo dell’illuminismo cristiano ratzingeriano e giovanpaolino, tutto il fervore intelligente dei movimenti cattolici seconda metà del Novecento, tutto il popolare e laico materiale del Family Day, che indicava la ragione come antidoto alla gay culture e all’antinatalismo biologico e eugenetico, si converte in melma antiabortista e antifemminile, nel senso passatista e retrogrado che si sa, e in fanghiglia antigay. Materiali buoni per concimare radici cristiane che passano da Ruini a Gandolfini, dalla razionalità culturale che spiega la fede e incontra la laicità all’irrazionalismo degli arcipreti della sottocultura ortodossa, alle vaiassate della Meloni e degli accoliti dell’internazionale no-diritti, tutto sotto la dubbia etichetta demografico-nazional-razziale dei profeti che hanno fatto la grande scoperta: i neri e i musulmani e i gialli scopano e figliano più dei flosci occidentali, e ci rimpiazzano inesorabilmente. Viva Putin, dunque, e viva sempre il regime omofobo, anche nigeriano, anche islamista, che trova ora nella fatal Verona il suo palcoscenico populista e celodurista per l’oscena rappresentazione di tutto quanto noi laici che non potevano non dirsi cristiani abbiamo cercato combattivamente ma invano di fermare. Guai ai vinti, lo so, in un mondo cane.

  

La battaglia delle idee si radicalizza come scontro irriducibile tra idee sbagliate, nel conflitto tra due diversi e convergenti identitarismi entrambi nemici della ricerca intorno alla norma umanista, quello di mamma e papà e quello di progenitore 1 e 2, quello che nega e irride i diritti in nome di un controbiologismo e quello che li assolutizza e idoleggia in nome della libertà riproduttiva e dell’aborto come privacy che ignora e nega il non ancora nato. Un disastro senza scampo. Che cosa possiamo dire e fare, a parte fondare un convento, coltivare un orto, darci una regola e testimoniare misticamente in favore di una cultura travolta dalle sottoculture barbariche del XXI secolo? Ci vorrà una dose di distacco stoico, quando manchi la fede nella provvidenza divina, per fronteggiare le balle manipolatorie che piegano a un disegno politico orripilante e integralmente mondano-politico l’idea di liberarsi da un pensiero dominante che inchioda l’occidente a un fiacco principio del piacere e dell’amore. E che sacrifica la libertà dei moderni sull’altare postmodernista del relativismo assoluto. Delenda Verona, certo, ma senza ballare la danza postmodernista dei sette veli. Mica facile.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • giuseppezavaroni

    14 Marzo 2019 - 15:03

    L'elefantino che riadatta il tristo "né con lo stato né con le br", sconfessando le ragionevoli, minoritarie e coraggiose opinioni che esprimeva ancora recentemente provoca tristezza e preoccupazione. D'altronde, accecato dall'avversione per Salvini, è costretto a farsi piacere Renzie, Mattarella, Macron e Zingaretti, sicché la sua disperazione è comprensibile. Ma a noi, che invece nella Provvidenza crediamo, non manca la certezza della vittoria finale.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Marzo 2019 - 12:12

    Lo scontro tra idee. L’idea, per sua definizione e natura è sempre giusta. Le distinzioni le facciamo noi. Quelle a priori sono opinioni politiche e culturali, valutabili solo quelle a posteriori. In verità, neppure quelle. Non è anomalo, anzi necessario. Ma averne coscienza è antidoto al fanatismo. Anche culturale.

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  • portaticinese

    11 Marzo 2019 - 10:10

    Ennesima standing ovation per Ferrara

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  • joepelikan

    11 Marzo 2019 - 09:09

    Ferrara, la verità dei fatti è che lei non ha figli e che quindi che questi vengano dati in pasto ai pederasti non è un problema suo. Se per lei chi è antiabortista è melma, lei cos'è diventato? un altro alfiere dell'infanticidio legalizzato ed eretto a diritto e non triste depenalizzazione di un atto che nasce nella miseria umana, come solo può essere ammesso? La sua ossessione per Salvini la sta accecando e portando a rinnegare tutto. Si risvegli prima che sia troppo tardi: le tendenze del secolo sono ancora dalla parte dell'ideologia gender. Quella che lei nella sua teoria del complotto chiama l'internazionale nera non è altro che un piccolo freno ad una gigantesca forza immorale, mortifera e pederastica che probabilmente riuscirà ad arrestare un po', non a frenare. Si ricordi che la lettera a cui deve arrivare, a cui tutto mira nella "alphabet soup" è, inesorabilmente, la P. E contro i "P" la guerra dev'essere totale e assoluta.

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