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Il Congresso di Verona è il prodotto della critica all’ordine liberale

Le “modalità” dell’evento del fine settimana rischiano di non rendere un buon contributo alla “sostanza”

27 Marzo 2019 alle 18:17

Il Congresso di Verona è il prodotto della critica all’ordine liberale

Roma. In Vaticano e nell’azione internazionale della Santa Sede è ben nota la necessità di non assumere posizioni partigiane quando si difendono valori e princìpi d’importanza fondamentale. Tali princìpi, tali valori, devono porsi al di sopra del quadro politico e non essere associati o associabili a istanze di una sola parte. Sono quindi parole scelte con precisione chirurgica quelle utilizzate dal cardinale Parolin per commentare l’evento del World Congress of Families (Wcf) che si terrà a Verona nel fine settimana: “Credo che siamo d’accordo sulla sostanza”, ma con “qualche differenza sulle modalità”. “Sostanza” che solo qualche mese fa Parolin era andato a difendere di persona intervenendo all’evento che il Wcf aveva organizzato a Chisinau in Moldavia. Allo stesso modo, non appaiono pronunciate per caso, negli stessi giorni in cui infiammano le polemiche, le parole di Papa Francesco: “Nella delicata situazione del mondo odierno, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume un’importanza e una missione essenziali”.

 

“E’ necessario riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l’insostituibilità a servizio della vita e della società”. Quella della chiesa cattolica è ormai, in Europa e nel mondo occidentale, una battaglia di minoranza. Precipitato di confronto su concezioni antropologiche profondamente differenti che si è combattuto alla fine degli anni sessanta del Novecento quando alla diffusione dei princìpi dell’edonismo libertario del ’68, la chiesa provava a opporre l’enciclica Humanae vitae senza troppi risultati. Quello che conta di tale battaglia sono gli strumenti attraverso cui è combattuta: sempre più spesso quelli delle norme e delle leggi e quindi dell’utilizzazione degli apparati dello stato, sempre meno quelli della cultura. Lo sintetizzava bene Olivier Roy in un intervento dello scorso ottobre durante un convegno organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio: “Il dibattito oppone due sistemi normativi. Un sistema basato su valori cristiani e un sistema che sostiene i limiti dell’approccio libertario del ’68, ma entrambi questi sistemi mancano di qualcosa, cioè qual è la cultura comune sulla base della quale si può ricostruire questo sistema normativo? Non c’è una risposta. E’ proprio quello che ci stiamo chiedendo oggi cos’è la cultura, cos’è la nostra cultura, cos’è la cultura europea. Non abbiamo risposte a questa domanda perché non facciamo altro che parlare di norme invece che parlare di valori”. Le “modalità” dell’evento veronese, da questo punto di vista, rischiano di non rendere un buon contributo alla “sostanza” invocata dal cardinale Parolin. Il World Congress of Families si inserisce infatti nella dinamica delle culture war globali. L’esportazione di un modello tipicamente statunitense e conservatore-protestante di confronto sociale in cui la battaglia sociale si combatte in primis sul piano delle norme e della repressione dell’apparato statale e non sul piano culturale. Questo modello d’ingaggio, tipicamente statunitense si è, del tutto casualmente, imbattuto nelle profonde trasformazioni teologiche e politiche che avvenivano in Russia e nella Chiesa ortodossa russa. Ne è nato un mix unico che sulla sua strada ha poi incontrato quello che nell’ultimo quaderno della Civiltà Cattolica è definito come “l’ordine mondiale illiberale”. L’epoca successiva al Concilio Vaticano II aveva fortemente contributo alla creazione dell’ordine mondiale liberale e in quel contesto la Chiesa aveva trovato “le modalità” di portare avanti la “sostanza” del suo contributo. Da questo punto di vista il Wcf è il prodotto del mondo nuovo, della critica alle stesse premesse dell’ordine mondiale liberale creatosi dopo il Concilio Vaticano II. Per questo motivo la Chiesa non può condividerne le “modalità”. Che spesso diventano anche “sostanza”. Del resto, oltre alle parole del cardinale Parolin, è tra le pagine delle risposte del direttore di Avvenire ai lettori che si possono evincere le difficoltà del mondo cattolico: “La famiglia è un bene grande, e pretende visioni e azioni grandi perché capaci di futuro. Personalmente, ma so di non essere il solo, mi sento di dire che di chiacchiere altisonanti, ideologiche, vendicative, ostili e inesorabilmente vuote non ne posso più”.

Pasquale Annicchino

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Commenti all'articolo

  • andrea.maccarini

    29 Marzo 2019 - 16:04

    Il vero problema è che "l'ordine liberale" si distacca ormai totalmente dal cristianesimo, prima latente nelle sue fondamenta. E se ne distacca in modalità ostili, producendo un pensiero unico paradossalmente illiberale. Va in frantumi ogni sintesi tra modernità e cristianesimo. Il dramma è che solo i sistemi politici e culturali estranei alla tradizione occidentale e liberale rimangono sensibili a una visione compatibile con il cristianesimo su questi temi - ma non su altri. Si tratta, poi, della maggioranza dell'umanità, già ora e ancor più in prospettiva futura. Problema: che cos'ha da dire l'Occidente? Che cosa propone - oltre al mare d'insulti e di scherno con cui ricopre i "tradizionalisti", oltre all'individualismo puro, oltre all'intolleranza pol.corr.? Secondo problema: l'idea del convegno di Verona è che il futuro stia nella convergenza del cristianesimo con le culture anti-occidentali e anti-liberali? Disperazione culturale, nuova musa insolente.

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  • vekkto

    28 Marzo 2019 - 15:03

    La Chiesa vaticana così com’è è equiparabile alla FAO, al WWF, all’ONU, a tutto tranne che a Cristo e le Chiese in occidente si svuotano. Non si parla più del messaggio evangelico ma di politica con una visione secolarista di fondo. Del maligno non si parla più, in realtà la chiesa occidentale ne è schiava fino al midollo.

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  • carloalberto

    28 Marzo 2019 - 13:01

    A parte il fatto che "ingaggio" non significa scontro e che le chiacchiere altisonanti e vendicative le fanno proprio i fanatici oppositori del congresso, non è affatto vero che tutti i "conservatori" americani amino le battaglie politiche normative e repressive. Rod Dreher, per esempio, ha detto chiaramente che quel tipo di atteggiamento non ha portato frutti e dunque bisogna ripartire dalla vita quotidiana in mezzo alla società. Da noi si è beccato le accuse sia dei cosiddetti progressisti alla Spadaro - che hanno il favore dei mass media - sia dei tradizionalisti alla De Mattei, gruppuscoli che sognano patetici imperi cristiani con un fritto misto di Asburgo, Borboni, Bush e Berlusconi. Nessuno di costoro si è degnato di leggere seriamente quello che Dreher diceva, limitandosi a ripetere a pappagallo gli slogan e le banalità in cui credono.

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  • teresa

    28 Marzo 2019 - 11:11

    La verità è che la chiesa cattolica non partecipa al congresso perché esso è appoggiato da esponenti della lega, contraria all'immigrazione di massa voluta dal Vaticano. Tant'è vero che in Moldavia Parolin era stato presente e il metodo era ovviamente lo stesso. Così saranno presenti esponenti evangelici, ortodossi, e non ci sarà nessuno della chiesa cattolica ufficiale. Quanto al metodo statunitense per difendere i valori non negoziabili, esso è prima di tutto culturale e poi anche battaglia normativa e legale. Così nella battaglia che in Argentina si sta svolgendo per bloccare la legge sull'aborto sono presenti gli evangelici, mentre tace la chiesa cattolica. Ecco perché i cattolici stanno drasticamente diminuendo nell'America del sud a favore dei protestanti.

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