La famiglia deve tornare al centro dell'agenda politica, ma il modello Verona è quello sbagliato

Alfredo Bazoli*

Occorre serietà, bisogna costruire condivisione, allargare i consensi, confrontarsi in modo aperto. Tutto il contrario del congresso internazionale che si è svolto in questi giorni

Anche io credo che il tema della famiglia debba tornare centrale nell’agenda politica, e culturale, del nostro paese. Una società è tanto più forte, coesa e solidale quanto più profondi, diffusi e duraturi sono i legami familiari, che si formano dentro quella forma di società naturale che da sempre costituisce il fondamento delle comunità umane.

Da tempo peraltro viviamo una ipertrofia della cultura dei diritti individuali e delle libertà personali che hanno finito col rendere i legami tra le persone più fragili, le solidarietà più effimere, le generosità meno solide.

Tutto ciò si riflette in una rinuncia sempre più misurabile ad assumere un impegno “per sempre”, come accade nel matrimonio, che infatti è in continua contrazione, in un aumento delle famiglie unipersonali, e dunque della solitudine, in una inarrestabile diminuzione delle nascite, con la popolazione italiana che sta rapidamente diventando la più vecchia del mondo.

Un modello di società forse funzionale al mercato, di certo non auspicabile o da incentivare.

 

Occorrono dunque politiche diverse, che incoraggino l’assunzione di impegni duraturi, anche attraverso misure fiscali dedicate, che incentivino la maternità, con una politica di servizi adeguata e non con meri incentivi monetari, che tutelino l’infanzia, oggi sempre più a rischio povertà.

Per fare tutto ciò occorre serietà, bisogna costruire condivisione, allargare i consensi, confrontarsi in modo aperto.

Fare cioè l’esatto contrario del congresso internazionale della famiglia che si è svolto a Verona in questi giorni.

 

Un convegno organizzato da una persona nota per la sua vicinanza a formazioni politiche di estrema destra, anche per la mai nascosta amicizia con il leader del partito neofascista Forza Nuova, cui partecipano esponenti politici dell’est Europa filo putiniani e vicini alla più intransigente chiesa ortodossa, nonché giornalisti e ministri della destra italiana.

Un incontro più finalizzato a costruire una identità politica, una sorta di internazionale della destra sovranista, che pare trovare nell’Italia di oggi un terreno fertile, piuttosto che a discutere in modo costruttivo e dialogante di politiche per la famiglia.

Un convegno in cui la famiglia diventa lo strumento, non l’obiettivo, si trasforma e si piega in merce elettorale funzionale ad obiettivi politici.

Per questo credo che chi ha organizzato l’evento, e chi vi partecipa, faccia un pessimo servizio alle ragioni che, a parole, dice di sostenere.

*deputato Pd

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