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Verona: battaglie giuste con alleati sbagliati diventano pericolose

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

29 Marzo 2019 alle 06:24

Verona: battaglie giuste con alleati sbagliati diventano pericolose

Foto LaPresse

Al direttore - Revenge pil.

Giuseppe De Filippi 

 

Al direttore - L’ultrasettantenne Roberto Formigoni (72 anni domani, auguri!) si rassegni al carcere nonostante l’età, e sappia che gli è andata bene e potrebbe andargli peggio. Così in sintesi l’arringa (anche se sembra più una minaccia) del sostituto procuratore generale di Milano Antonio Lamanna. Ecco uno stralcio del suo argomentare: “Se dobbiamo ridiscutere tutto sulle modalità di esecuzione della pena dobbiamo anche considerare se il condannato viene mandato a Bollate che è un carcere a cinque stelle, e sta tutto il giorno fuori e può frequentare diversi laboratori in una struttura che non sembra neanche un carcere o se viene mandato a Opera o a Busto Arsizio dove per lui la situazione cambia parecchio. Ma sempre di esecuzione della pena si tratta”. Se mi date l’indirizzo e i prezzi di questo albergo a cinque stelle la prossima volta che vengo a Milano prenoto lì.

Ubaldo Casotto

 

Il procuratore Lamanna ci ricorda che in Italia le carceri che funzionano non sono solo un’eccezione alla regola del non funzionamento del sistema carcerario (alla data del 26 marzo 2019 su 46.904 posti regolamentari disponibili nei 191 istituti di pena esistenti in Italia erano presenti 60.512 persone con un sovraffollamento del 129 per cento), ma possono diventare anche un alibi per giustificare pene ingiuste nel caso in cui il condannato sia un nome da trend topic. Incoraggiante.

 

Al direttore - A Rimini la stagione turistica è a rischio per mancanza di lavoratori. Si preferisce il reddito di cittadinanza. Confesercenti e Cescot denunciano il drastico calo di iscrizioni ai corsi professionali per fare i camerieri o i cuochi, per la stagione. Gli albergatori hanno enormi difficoltà , anche negli anni passati, ma quest’anno ancora di più, a trovare personale. Ci sono richieste a lavorare in nero per poter prendere il sussidio dello stato. Al concorso per l’assunzione di 8 vigili urbani, under 32, 1.350 euro netti al mese, su 441 domande si presentano in 186, il 41 per cento. Ecco come lo stato premia il non lavoro o il lavoro nero. E la retorica dei giovani che non hanno opportunità e fuggono all’estero o al nord! Minchiate! Questo succede a Rimini non a Crotone. Con il paradosso che le aziende sono costrette a cercare personale straniero, senza il quale non si alzano le saracinesche dei negozi. E i populisti in Romagna prendono il 60 per cento. Disagio giovanile? Rischio invasione immigrati?

Sergio Pizzolante

 

Al direttore - “La tolleranza – sappilo – è solo e sempre puramente nominale… E questo perché una ‘tolleranza reale’ sarebbe una contraddizione in termini. Il fatto che si ‘tolleri’ qualcuno è lo stesso che lo si ‘condanni’. La tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata. Infatti al ‘tollerato’ – mettiamo al negro… – si dice di fare quello che vuole… che il suo appartenere a una minoranza non significa affatto inferiorità… Ma la sua ‘diversità’ – o meglio la sua ‘colpa’ di essere diverso – resta identica sia davanti a chi abbia deciso di tollerarla, sia davanti a chi abbia deciso di condannarla”. Basterebbero queste parole per stigmatizzare l’oscena campagna in atto da settimane contro il World Family Congress che inizia oggi a Verona. Campagna condita con il solito armamentario squadrista (il bue che dice cornuto all’asino) a base di insulti, marchi d’infamia, violenza verbale eccetera eccetera, che ha visto processare e condannare senza se e senza ma un congresso – leggi bene: congresso – sulla famiglia prima ancora che si sia svolto (non oso immaginare cosa sarebbe successo se, a parti rovesciate, si fosse scatenata tutta sta bagarre contro un gay pride. Anzi, me l’immagino eccome). Il tutto, ovviamente, senza che nessuno – compresa una buona fetta del popolo del Family Day, il che è tutto dire visto che stiamo parlando di un congresso sulla famiglia, e fatta eccezione per qualche lodevolissima voce fuori coro – si sia degnato di alzare un dito per denunciare l’inaudita gravità di ciò che è accaduto, e anzi con tutta la stampa mainstream a mitragliare ad alzo zero contro un congresso che nel migliore dei casi è stato bollato come “fascista” (perché invece comunista?), “omofobo” (aspetto ancora di capire il significato della parola), “medievale” (in realtà è un complimento), “oscurantista”, “maschilista”, “razzista”, “bigotto” e via insultando. Motivo? Perché si parla della famiglia, del matrimonio e della donna partendo da una visione, questa sì, netta e contrapposta a quella laicista portata avanti dai sedicenti tolleranti. Dei quali non solo non si ricordano dichiarazioni sdegnate nei confronti di quei paesi, incidentalmente islamici, talmente aperti ed evoluti che gli omosessuali li buttano giù dai tetti o li impiccano alle gru, ma che forse farebbero bene a riflettere sulle parole del pontefice durante la recente visita a Loreto, laddove ha ribadito che”… la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume un’importanza e una missione essenziali. E’ necessario riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l’insostituibilità a servizio della vita e della società” (parole che – tu guarda il caso – sulla succitata stampa mainstream manco l’ombra). E che anziché imbarcarsi in battaglie ideologiche il cui comune denominatore è un soggettivismo e un individualismo per definizione sterili, dovrebbero piuttosto fare gioco di squadra e puntare insieme sull’unica realtà – la famiglia, appunto – in grado di garantire un futuro al paese (ricordo sommessamente che in natura non si dà vita senza l’unione tra un gamete maschile e uno femminile, legge alla quale nessuna tecnica di riproduzione artificiale è in grado di sottrarsi). Ma tant’è. Non lo scopriamo certo ora il modus operandi della sedicente parte migliore del paese. Avanti il prossimo. Ah dimenticavo: la citazione iniziale è di Pier Paolo Pasolini.

Luca Del Pozzo

 

Definire le battaglie pro life come battaglie di estrema destra è una fesseria colossale, è un’altra forma di estremismo, perché la lotta contro l’inverno demografico è la lotta senza colori del nostro presente, del nostro futuro, della nostra vita. Ma le battaglie importanti vanno combattute con i metodi giusti, nei luoghi giusti, nei contesti giusti, lontano da chi considera l’omosessualità una patologia, lontano da chi non capisce che per manifestare a favore della vita non bisogna abrogare le leggi sull’aborto ma bisogna clonare le Paola Bonzi, lontano da chi considera un errore per il futuro delle famiglie aver spinto le donne a uscire fuori di casa. Le battaglie giuste accanto agli alleati sbagliati diventano battaglie pericolose perché regalano battaglie giuste a chi le svilisce combattendole con le armi sbagliate.

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