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Il Papa: "L'aborto? Non è mai lecito affittare un sicario per risolvere un problema"

Duro intervento di Francesco al convegno "Yes to Life":  "E' un problema pre-religioso, la fede non c'entra.  E' un problema umano. E' lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema?"

26 Maggio 2019 alle 10:15

Il Papa: "L'aborto? Non è mai lecito affittare un sicario per risolvere un problema"

Papa Francesco (LaPresse)

Roma. “A livello sociale il timore e l’ostilità nei confronti della disabilità inducono spesso alla scelta dell’aborto, configurandolo come pratica di ‘prevenzione’. Ma l’insegnamento della chiesa su questo punto è chiaro: la vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica, che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli”. Ha usato parole dure, il Papa, parlando ieri davanti a quanto hanno partecipato al congegno promosso dal dicastero per i laici, la famiglia e la vita sul tema “Yes to life! La cura del prezioso dono della vita nelle istituzioni di fragilià”.

 

In più punti Francesco si è discostato dal testo preparato, aggiungendo frasi non nuove ma di assoluto rilievo per comprendere la sua posizione ben determinata su questo tema. “Delle volte noi sentiamo: ‘Voi cattolici non accettate l’aborto, è il problema della vostra fede’. No: è un problema pre-religioso. La fede non c'entra.  Viene dopo, ma non c'entra: è un problema umano. E’ un problema pre-religioso. Non carichiamo sulla fede una cosa che non le compete dall’inizio. E’ un problema umano. Soltanto due frasi ci aiuteranno a capire bene questo: due domande. Prima domanda: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è lecito affittare un sicario per risolvere un problema? A voi la risposta. Questo è il punto. Non andare sul religioso su una cosa che riguarda l’umano. Non è lecito. Mai, mai eliminare una vita umana né affittare un sicario per risolvere un problema”. L’aborto – ha detto il Papa – “non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a far esitare i genitori. Le difficoltà di ordine pratico, umano e spirituale sono innegabili, ma proprio per questo azioni pastorali più incisive sono urgenti e necessarie per sostenere coloro che accolgono dei figli malati. Bisogna, cioè, creare spazi, luoghi e ‘reti d’amore’ ai quali le coppie si possano rivolgere, come pure dedicare tempo all’accompagnamento di queste famiglie”.

 

Qui Bergoglio ha citato un episodio capitato a Buenos Aires. “C’era una ragazzina di 15 anni down che è rimasta incinta e i genitori erano andati dal giudice per chiedere il permesso di abortire. Il giudice, un uomo retto sul serio, ha studiato la cosa e ha detto: ‘Voglio interrogare la bambina’. ‘Ma è down, non capisce…’. ‘No no, che venga’. E’ andata la ragazzina quindicenne, si è seduta lì, ha incominciato a parlare con il giudice e lui le ha detto: ‘Ma tu sai cosa ti succede?’ ‘Sì, sono malata…’. ‘Ah, e com’è la tua malattia?’. ‘Mi hanno detto che ho dentro un animale che mi mangia lo stomaco, e per questo devono fare un intervento’. ‘No, tu non hai un verme che ti mangia lo stomaco. Tu sai cos’hai lì? Un bambino!’. E la ragazza down ha fatto: ‘Oh, che bello!’: così. Con questo, il giudice non ha autorizzato l’aborto. La mamma lo vuole. Sono passati gli anni. E’ nata una bambina. Ha studiato, è cresciuta, è diventata avvocato. Quella bambina, dal momento che ha capito la sua storia perché gliel’hanno raccontata, ogni giorno di compleanno chiamava il giudice per ringraziarlo per il dono della nascita. Le cose della vita. Il giudice è morto e adesso lei è diventata promotore di giustizia. Ma guarda che cosa bella! L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano”.

  

“Nessun essere umano – ha detto ancora il Pontefice – può essere mai incompatibile con la vita, né per la sua età, né per le sue condizioni di salute, né per la qualità della sua esistenza. Ogni bambino che si annuncia nel grembo di una donna è un dono, che cambia la storia di una famiglia: di un padre e di una madre, dei nonni e dei fratellini. E questo bimbo ha bisogno di essere accolto, amato e curato. Sempre! Anche quando piangono”.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • Bacos50

    27 Maggio 2019 - 09:09

    Parole in parte condivisibili. Non c’è dubbio che l’accettazione dell’aborto è un problema che nulla c’entra con la religione e la fede. Ed è altrettanto vero che nell’attuale società sono le difficoltà di ordine pratico a far propendere verso quella decisione e tuttavia non si comprende quali azioni “pastorali” seppur più incisive possano sostenere coloro che rifiutano la gravidanza o accolgono consapevolmente i figli geneticamente malati. Ricorrere oggi all’aborto in una struttura ospedaliera dovrebbe essere un’eventualità remota, riservata a casi particolari: una farmacia basta e avanza. Chi intraprende una relazione sessuale sa a cosa va incontro e dovrebbe sapere se contempla una gravidanza.Tutto il resto è conseguenza di quella consapevolezza e oggi ci sono i mezzi per evitare il prevedibile e l’imprevedibile. Ciò che appare intollerabile è decidere di abortire a gravidanza inoltrata.

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  • williamgiampietro9

    26 Maggio 2019 - 14:02

    Caro dott. Matzuzzi, le scrivo a proposito del più recente discorso di Papa Francesco sulla vita e contro l’aborto. Intanto mi complimento per la sua ineccepibile prova di onesta e pur forte prosa giornalistica. Ho voluto verificare come AVVENIRE ha commentato lo stesso evento. Sono rimasto sbalordito! Controlli lei stesso: il resoconto è piatto e senza verve, per cui un lettore che si fida del "Quotidiano di ispirazione cattolica" è indotto a pensare "si, va beh, sono sempre i soliti discorsi giusti ma dovuti, forse preparati dalla Curia". Nessun accenno ai toni e alle espressioni così forti (lei li chiama "duri", ma lo sono come molte espressioni evangeliche). Soprattutto nessuna rilevanza data alle parti meno "politicamente corrette", anche dette fuori del testo scritto. Su questo poi basta ricordare quanta pseudo - teologia si è fatta da risposte improvvisate in aereo. "Chi sono io per giudicare" è ormai quasi un dogma! Scriva lei qualcosa, a me non darebbero nessuna risposta.

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  • branzanti

    26 Maggio 2019 - 10:10

    Oh oh Alabama!

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