La voce critica del nord

Roberto Maroni

Riusciranno i nostri eroi (eletti in Padania) a invertire la rotta assistenzial-meridionalista targata Di Maio?

Fine d’anno, tempo di bilanci. Riprendo questa rubrica dopo un mese trascorso in mezzo all’Oceano atlantico. Il mondo non è cambiato molto: il governo gialloverde è ancora lì, protagonista di litigi quotidiani, Berlusconi si dedica ormai al Monza calcio, Renzi è sempre alla ricerca della via giusta per distruggere quel che resta del suo partito. Per la politica è stato un anno strano, mirabilis per alcuni, horribilis per le (inesistenti) opposizioni. Lascio perdere queste ultime, anche perché non mi è mai piaciuto parlare del nulla. Sul governo gialloverde ci sarebbe invece tanto da dire. E da riflettere: su quello che ha fatto e sulle promesse mancate, sui contrasti (veri o tarocchi) tra Salvini e Di Maio, sul rapporto con il nord e con i suoi ceti produttivi. Ecco, il nord, appunto. Reddito di cittadinanza, blocco delle grandi opere, nessun passo concreto sul tema dell’autonomia, che veneti e lombardi reclamarono a gran voce un anno fa con i referendum voluti da me e da Zaia: sono temi su cui la Lega mostra imbarazzo e affanno. Riusciranno i nostri eroi (eletti in Padania) a invertire la rotta assistenzial-meridionalista targata Di Maio? La cambiale elettorale dovrà presto essere onorata, altrimenti alle elezioni europee… Chiudo con un pensiero alla splendente Milano, salita quest’anno in vetta alla classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore. Caro Salvini, Milano è la capitale del Nord produttivo e solidale: ascoltare la sua voce critica è un obbligo morale. Stay tuned.

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