cerca

Dasvidania. Contro la deriva statalista del governo

L'intervento pubblico porterebbe inefficienza, aumento della spesa e fuga degli investitori privati 

21 Novembre 2018 alle 06:00

Dasvidania. Contro la deriva statalista del governo

(Foto Imagoeconomica)

Questo governo ha una speciale predilezione per il pubblico. In due sensi: lo share (cioè il consenso e il gradimento) e la progressiva invasione della mano pubblica nell'economia. Siamo ancora alla fase preliminare degli annunci e delle buone (o cattive) intenzioni, ed è quindi presto per dire se sia una scelta strategica o un semplice riflesso pavloviano alle politiche assistenzialiste, tipo reddito di cittadinanza. In più, i grillini ci hanno abituato a improvvisi dietrofront, come sulle concessioni autostradali e sul Tap. Alcuni osservatori (tra cui questo giornale) hanno la convinzione che quella del governo sia una scelta precisa, la giudicano assolutamente sbagliata (“lo statalismo al governo”), e accusano esplicitamente Matteo Salvini di esserne l’ispiratore (“La sinistra che Salvini vuole combattere è diventata parte del Dna leghista”).

 

Io sono più cauto. Preoccupato, certo, di una escalation statalista nell'economia che porterebbe inefficienza, aumento della spesa pubblica improduttiva e fuga degli investitori privati. Non abbiamo nostalgia dei regimi comunisti, ovviamente, e nonostante Salvini sia stato il leader dei Comunisti padani all’epoca della stagione secessionista della Lega, confido che la sua conoscenza del sistema economico padano (appunto) ci eviterà di diventare i nuovi tovarish. Che vorrebbe dire, per inciso, archiviare ogni possibilità di recuperare l’alleanza con il centrodestra liberale e liberista interpretato sin qui da Silvio Berlusconi. Dasvidania.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • stearm

    21 Novembre 2018 - 13:01

    Bene, la cautela. Ma una domanda a Maroni vorrei fargliela: cosa ha fatto la Lega quando era al governo per riformare il paese? E soprattutto non poteva forse la Lega appoggiare alcune delle riforme degli ultimi governi, quella del mercato del lavoro, ma anche quella delle pensioni o quella della Pubblica Amministrazione, per non parlare del Referendum. La Lega non è caduta nelle braccia del M5S, ci è voluta arrivare proprio opponendosi a tutte le riforme degli ultimi anni. Ma non era meglio confrontarsi aspramente, ma con un minimo di rispetto reciproco, con l'ultimo PD, che onestamente di statalista aveva ben poco, piuttosto che con i grillini? Purtroppo le parole di Maroni non mi tolgono un dubbio: che la Lega non ha mai manifestato in tutta la sua lunga storia nessun interesse concreto nel riformare il Paese, anzi il contrario, a non riformarlo.

    Report

    Rispondi

Servizi