Dasvidania. Contro la deriva statalista del governo

Roberto Maroni

L'intervento pubblico porterebbe inefficienza, aumento della spesa e fuga degli investitori privati 

Questo governo ha una speciale predilezione per il pubblico. In due sensi: lo share (cioè il consenso e il gradimento) e la progressiva invasione della mano pubblica nell'economia. Siamo ancora alla fase preliminare degli annunci e delle buone (o cattive) intenzioni, ed è quindi presto per dire se sia una scelta strategica o un semplice riflesso pavloviano alle politiche assistenzialiste, tipo reddito di cittadinanza. In più, i grillini ci hanno abituato a improvvisi dietrofront, come sulle concessioni autostradali e sul Tap. Alcuni osservatori (tra cui questo giornale) hanno la convinzione che quella del governo sia una scelta precisa, la giudicano assolutamente sbagliata (“lo statalismo al governo”), e accusano esplicitamente Matteo Salvini di esserne l’ispiratore (“La sinistra che Salvini vuole combattere è diventata parte del Dna leghista”).

 

Io sono più cauto. Preoccupato, certo, di una escalation statalista nell'economia che porterebbe inefficienza, aumento della spesa pubblica improduttiva e fuga degli investitori privati. Non abbiamo nostalgia dei regimi comunisti, ovviamente, e nonostante Salvini sia stato il leader dei Comunisti padani all’epoca della stagione secessionista della Lega, confido che la sua conoscenza del sistema economico padano (appunto) ci eviterà di diventare i nuovi tovarish. Che vorrebbe dire, per inciso, archiviare ogni possibilità di recuperare l’alleanza con il centrodestra liberale e liberista interpretato sin qui da Silvio Berlusconi. Dasvidania.

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