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Dal nord i segnali d’allarme sono veri, occhio

Gli imprenditori di Veneto e Lombardia protestano sulle politiche del lavoro proposte dal governo nel decreto dignità. Obiettivo Matteo Salvini

27 Luglio 2018 alle 06:00

Dal nord i segnali d’allarme sono veri, occhio

Il raduno della Lega a Pontida (foto LaPresse)

Sulle politiche del lavoro proposte dal governo nel decreto dignità arrivano segnali d’allarme per Matteo Salvini. Forti e chiari quelli degli industriali veneti: noi vi abbiamo votato, ma così ci rovinate. E addirittura: per due immigrati in meno vi siete venduti ai 5 stelle. Il nord-est ribolle, come una bottiglia di prosecco agitata con vigore. Ma anche nella meno rumorosa Lombardia gli imprenditori, nel loro stile riservato, mostrano segni di insofferenza. La criticità di alcune misure contenute nel decreto resta a tutt’oggi irrisolta e assume anzi una rilevanza politica crescente, ben definita ieri sulle pagine di un quotidiano nazionale da un attento osservatore delle vicende nostrane: il malessere del nord va preso sul serio, dimostra che la politica della Lega non può ridursi solo alla questione dei migranti, il suo elettorato si aspetta di più in altri campi: meno tasse e meno burocrazia. Giusto. Aggiungerei anche la flat tax (che interessa proprio il mondo delle imprese e delle professioni del nord), la legge Fornero (in cima ai pensieri di tanti lavoratori) e – soprattutto – il tema dell’autonomia del Veneto e della Lombardia, quella che Luca Zaia ha definito “la madre di tutte le battaglie”. Una situazione complicata, ma resto ottimista: li conosco, confido nella capacità di guizzo di Salvini, nell’equilibrio di Giorgetti e nella concretezza di Garavaglia, leghista di peso al Mef. Coraggio allora: ascoltate il nord produttivo, è un esercizio di somma saggezza. Stay tuned.

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  • manfredik

    27 Luglio 2018 - 13:01

    Se quello che i giornali hanno riportato è vero alla lettera, non sono toni da Confindustria. Confindustria deve essere filogovernativa, sempre e comunque, e giustamente. E dovrebbe limitarsi a esporre il proprio punto di vista senza tirare in ballo "scambi" veri o presunti fra "barconi" e altro. Ma i segnali d'allarme dal Nord continueranno, presidente Maroni, fino a che non sarà chiaro che cosa è veramente diventata la Lega. Un partito cattolico di destra come la CSU bavarese? Un partito di destra liberista in economia ma autoritario in politica (Singapore)? Un partito di estrema destra di stampo peronista? In quest'ultima ipotesi l'allarme degli industriali crescerà, ma non si limiterà alle lettere ai giornali, ma agirà "con i piedi" (delocalizzazioni e fuga di capitali).

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  • imentori@ophiere.it

    imentori

    27 Luglio 2018 - 10:10

    Scusi Maroni, ma l'ha sentito di Di Maio ieri a In Onda? Analogamente al dibattito con Boccia, ha espresso chiara la sua visione: più regole e meno libertà d'iniziativa economica. Quale deburocratizzazione?

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  • 17FG67

    27 Luglio 2018 - 10:10

    Volendo approfondire il tema, credo che la Lega non abbia fatto il pieno dei voti tra gli imprenditori iscritti in Confindustria, ma nelle piccole e micro imprese. Quelle cioè focalizzate sul mercato interno, che hanno poca familiarità con il concetto di "produttività" (fanno tornare i conti lavorando 20 ora al giorno). Perché l'economia cresca c'è bisogno di conoscenze e competenze che molti piccoli imprenditori non hanno, e che lentamente vengono emarginati dall'economia che conta. Ho qualche dubbio che la Lega torni sui suoi passi, proprio perché il suo bacino elettorale si è allargato sul fronte degli "emarginati" dai processi di modernizzazione (piccoli imprenditori, artigiani, risparmiatori "truffati" dalle banche), area che è cresciuta esponenzialmente negli anni della crisi.

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