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Tradimenti leghisti

Il silenzio di Zaia e il nord-est. Tosi spiega perché ora gli imprenditori veneti sono arrabbiati con Salvini

27 Luglio 2018 alle 09:19

Tradimenti leghisti

Flavio Tosi (foto LaPresse)

Roma. Gli imprenditori veneti, che fanno parte del bacino elettorale della Lega, sono in rivolta contro il decreto Di Maio (propagandisticamente chiamato “Dignità”). “Di Maio? Non l’ha mai assunto nessuno perché non ha mai lavorato in vita sua, che ne sa? Ma è a Zaia e alla Lega del nostro territorio che ci rivolgiamo”, ha detto Massimo Finco, presidente di Assindustria Venetocentro.

 

Flavio Tosi, ex sindaco di Verona, ex leghista, conosce bene gli umori degli imprenditori della sua terra. “La Lega in Veneto ha fatto numeri stratosferici, già li faceva prima”, dice al Foglio. E l’imprenditoria veneta in larga parte ha tradizionalmente votato centrodestra e in parte ha votato Renzi alle europee del 2014. Ora però gli imprenditori si sentono traditi da un provvedimento chiaramente illiberale”. Il fatto che arrivino a dirlo pubblicamente è un segnale importante, dice Tosi. Segno che il limite è stato superato. “Il fatto che le associazioni di categoria si lamentino pubblicamente significa che la ferita è profonda”. Una ferita “che si ripara modificando drasticamente quel provvedimento demagogico, altrimenti una parte dell’elettorato che ha votato Lega si sentirà di fare scelte diverse”. Viene da chiedersi quanto può reggere la fiducia nei confronti della Lega da parte del suo stesso storico elettorato. “Per adesso Salvini dal punto di vista mediatico è bravissimo a cavalcare l’onda dei migranti, che è un non problema. Si parla di pochi barconi che in gran parte, peraltro, arrivano lo stesso. Dunque è un problema che non si pone. Così però Salvini non parla dei problemi veri che interessano al mondo degli imprenditori: le tasse, la burocrazia, le modalità operative delle aziende. Per l’imprenditore è molto peggio la burocrazia che l’immigrazione”. 

   

Quindi, dice Tosi al Foglio, “se per tre anni parli solo di quello, di un non problema, la gente poi si stufa. Basta guardare la Le Pen in Francia. Sono ondate mediatiche, durano quel che durano. Se Salvini non torna a fare quello che ha sempre fatto la Lega, cioè difendere le partite Iva e le categorie produttive, si aliena le simpatie del suo elettorato”. Dunque diventa “interessante il silenzio di Luca Zaia. Tace perché è fra l’incudine e il martello. Lui e Salvini non si amano”, ma se il presidente del Veneto “non può prendere posizione contro Salvini è anche vero che non pensa certo a difenderlo, visto che conosce l’opinione del tessuto produttivo veneto”. Salvini insomma “dovrebbe correggere il tiro ma è in un’alleanza molto complicata, in cui ci sono visioni opposte. C’è un braccio di ferro su ogni provvedimento: tu mi dai questo, io ti do questo, porti aperti, porti chiusi. Lui dice una cosa e il ministro Tria lo smentisce, giustamente aggiungo. Non è mica semplice così”.

  

Insomma, dice l’ex sindaco di Verona, “la Lega non è di destra, è vicina però al mondo economico e produttivo. Molti grillini invece sono di estrema sinistra, pensano alla lotta sociale e di classe: per loro ci sono il padrone e il lavoratore, anzi animano la contrapposizione tra ricchi e poveri, tra lavoratori e padroni. Una visione che è incompatibile con la Lega, in Veneto soprattutto, dove esistono tantissime piccole e medie imprese e dove per filosofia datori di lavoro e dipendenti vanno d’accordo, perché stanno fianco a fianco in fabbrica. Non li puoi mettere l’uno contro l’altro”. Persino i sindacati hanno vita dura, perché “la lotta sindacale sta sulle scatole alla gente, dà fastidio”. Figurarsi i Cinque stelle quanto possono infastidire con i loro decreti.

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