Idea per salvare il referendum: tagliare solo i parlamentari del M5s

Antonio Gurrado

A queste condizioni io stesso sarei disposto a votare i grillini, in attesa dell'unica riforma da cui la politica italiana possa trarre vero beneficio: il taglio degli elettori

Capisco chi dice che il taglio dei parlamentari di per sé è una buona idea ma capisco anche chi trova inaccettabile una riforma il cui unico motore è il giacobinismo ignorante. Capisco insomma sia chi dice che una buona idea non va scartata solo perché arriva dal MoVimento 5 Stelle sia chi dice che, se un’idea arriva dal MoVimento 5 Stelle, non può essere buona. Ci ho pensato a lungo e credo alfine di avere trovato una soluzione che metta d’accordo queste posizioni entrambe sensate ma apparentemente inconciliabili: per salvare capra e cavoli, basta tagliare solo i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Pensateci. Alla Camera in questa legislatura i grillini sono 200, e al Senato 95; se da oggi i loro seggi restassero vacanti, la Camera sarebbe ridotta a 430 deputati e il Senato a 220, cifre pressoché equivalenti a quelle previste dal referendum di settembre. Sacrificandosi come un sol uomo, i parlamentari del Movimento 5 Stelle metterebbero in atto il proprio programma e otterrebbero istantaneamente il risparmio di soldi pubblici che stanno faticosamente inseguendo da anni; in più cesserebbero di versare buona parte dei loro stipendi, cioè le mie tasse, a un’associazione privata, destinandoli invece alle casse dello Stato. Inoltre, trovandosi un lavoro, tutti loro realizzerebbero finalmente la propria ambizione di rendersi in qualche modo utili alla nazione. Senza contare che, a lungo termine, questa riforma gioverebbe al MoVimento: infatti, col passare delle legislature, più voti prenderà, meno parlamentari ci saranno, e più gli italiani vorranno tagliare il numero dei parlamentari, più voteranno per il MoVimento, facendogli raggiungere percentuali bulgare. Io stesso sarei disposto a votare per i grillini, pur di non mandarli in Parlamento. Naturalmente però si tratterebbe di una misura ponte, temporanea, in attesa dell’unica riforma da cui la politica italiana possa trarre beneficio duraturo: il taglio degli elettori.