BENTISTÀ

Noi per il No perderemo, ma meglio la sconfitta che una falsa vittoria

Marco Bentivogli

La sinistra italiana galleggia, insegue i populisti per cinismo anche sulla riduzione dei parlamentari. Finirà male

Per anni nelle fabbriche ho lottato contro i postumi dei troppi fondi di bottiglia non smaltiti dello stalinismo, sostenendo che le idee diverse bisogna imparare a definirle semplicemente “diverse” e che bisogna imparare piuttosto ad argomentare le proprie riuscendo ad esprimere in maniera articolata la contrarietà alle idee altrui. Dunque non intendo fare l’errore di “etichettare” chi la pensa diversamente da me.

 

Tranne in un caso. Questo: “Non lasciare l’argomento della riduzione dei parlamentari ai populisti”. Ecco. Questa espressione non sta in piedi. Ricorda chi ironicamente diceva: non lasciamo il monopolio del razzismo ai fascisti.

   

A parte battute e paradossi, se usciamo dalla bolla, tra le persone c’è solo una cosa chiara: la confusione. E lasciare le cose sbagliate all’egemonia populista aiuta la chiarezza che nelle convergenze, sempre meno parallele, necessarie comunque all’azione di governo, si è un po’ smarrita.

  

E un primo passo è proprio iniziare a lasciare il monopolio delle fesserie o delle idee sbagliate a chi ci ha costruito il proprio dna, a chi non vede scandalo nella mistificazione della verità, a chi ha un’ idea della democrazia profondamente diversa dalla mia.

  

Siamo passati dalla celebre “di sconfitta in sconfitta verso la vittoria finale” ad aggrapparci alle vittorie altrui, per paura di perdere, anche quando negano ogni coerenza.

  

Zingaretti ha ragione “senza legge elettorale e riforma organica della Costituzione” la riduzione dei parlamentari è un pericolo per la democrazia. Bene, il Pd ha votato 3 volte No e 1 si a patto che si facessero legge elettorale e riforma organica.

  

L’efficienza del Parlamento e la sua funzionalità, specie al Senato, peggiora con la riduzione dei parlamentari. Questo obiettivo si raggiungerebbe solo superando il bicameralismo paritario. Usare l’Inps, l’Anpal, fare le nomine delle autority di garanzia, dare meno rappresentatività al Parlamento corrisponde al messaggio che “i politici non servono, potremmo sorteggiarli”. Scusate, chiamatela come volete ma non è altro che la pericolosa prosecuzione dell’opera di derisione della democrazia rappresentativa iniziata da decenni.

   

Il referendum sarà vinto da chi vuole la riduzione dei parlamentari, e proseguirà l’opera in cui troppi politici, anche mossi da buone intenzioni, continuano a segare il ramo buono dove sono seduti. Sono certo della sconfitta di chi voterà No come me. Ma sono ancor più convinto che chi vuole la riscossa del paese ha bisogno di sconfitte vere per avere un domani vittorie vere.

  

In tutto il mondo la sinistra fa i conti al suo interno per esternalizzare le enclave populiste che si erano annidate al loro interno. In Italia si inventano favole sui valori comuni. Qualcuno addirittura trova dignità keynesiana (perché ne ha letto un bignami mal riuscito) nella statalizzazione e nelle mance a pioggia. Il politico che galleggia e insegue il quotidiano non serve neanche più a se stesso.

 

Credo che le forze politiche, la politica debba aiutare anche convergenze, contagi tra forze politiche. Ma mettere insieme ceto e cinismo quotidiano produce alchimie note a tutti gli apprendisti stregoni.

  

Avete ragione, si vince se si è tiepidi sull’obbligatorietà dei vaccini, le assunzioni degli insegnanti senza concorso, se si tollera un po’ di lavoro nero, di evasione fiscale, di furbate varie, su assistenzialismo, statalismo e sussidi. Se si è cauti a dire ad un terrapiattista che è un demente. Se si promette a chi è in un’azienda in crisi di essere comprati dallo Stato. E’ vero, le persone preferiscono essere ingannate un po’. Ma si vince il fallimento di un paese.

  

L’ultima campana per far diventare finalmente questa folla furba un popolo responsabile e una nazione, è suonata. Allora il referendum lo perdo volentieri. Spero però di confrontarmi con argomenti avversi e non con i piccoli Berija di partito che per ragione di corrente (neanche di partito) cambiano idea tra il pranzo e la cena e nel frangente, trattano tutti gli altri come traditori. Anche perché, quelli che inseguite sono stupiti ormai di cotanta disciplina e alcuni addirittura: “avevamo proposto questa fesseria e ci vengono anche dietro, a questo punto perché fermarsi”. Dall’egemonia culturale di Gramsci siamo approdati a Zelig.

  

Ho un’altra proposta: mettiamo insieme l’Italia che si è stufata dei furbi e dei cinici, di sconti e scorciatoie con i propri doveri e vuole iniziare a fare sul serio, costi quel che costi.