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L’ultimo Craxi. Diari da Hammamet

Recensione del libro Andrea Spiri edito da Baldini+Castoldi, 119 pp., 16 euro

15 Gennaio 2020 alle 11:11

L’ultimo Craxi. Diari da Hammamet

Andrea Spiri ricostruisce con la sapienza prudente dello storico l’ultimo Bettino Craxi attraverso quei frammenti – diversi dei quali inediti – che non hanno la forza di diventare diario, riflesso di una personalità tormentata che si esprime nell’appunto, nel pensiero improvviso, non nella prosa organizzata. E’ il periodo dolente di Hammamet, quello che il leader socialista chiama esilio e i suoi molti nemici definiscono latitanza. Oltre alla cronaca della battaglia a distanza e della malattia, l’autore illumina gli umori e i pensieri di una figura torreggiante che sa di essere al centro di un conflitto più ampio delle circostanze specifiche che lo riguardano. Al di là del braccio di mare che lo separa dalla patria si sta consumando una “falsa rivoluzione” che promette di rimoralizzare il consesso umano dopo l’epoca del magnum latrocinium di cui lui è incarnazione e capro espiatorio: “Non posso far altro, ma la battaglia della Storia non gliela faccio vincere”, annota nel mezzo di una pugna che è a un tempo furente e buzzatiana. Incombe senza consumarsi mai. Nell’inclemenza di giornate che si ripetono tutte uguali, nella villa tunisina sui cui fasti si è tanto romanzato e che Spiri riporta alla dimensione terrena, affiora anche l’elemento riflessivo di chi è inevitabilmente proteso oltre il qui e ora: “La consapevolezza del tempo che passa è una mia conquista recente […] prima no, non mi apparteneva. Adesso scopro di parlare di cose che sono successe trent’anni fa, in precedenza non me ne rendevo conto. E’ questo il senso della vita”. Spiri dà vita alle scene senza scivolare nel registro agiografico, anticamera del patetico, rischio che poteva presentarsi per un osservatore simpatetico che già in altri volumi si è misurato con la vicenda di Craxi. E a maggior ragione in questo ventennale dalla morte in cui occhieggiano riabilitazioni pelose. All’interessato la prospettiva faceva orrore: “Solo una cosa mi ripugnerebbe: essere riabilitato da coloro che mi uccideranno”, ha scritto nell’ultima nota prima della morte. I collezionisti di cartoline della Prima Repubblica troveranno diversi aneddoti pregiati, uno fra tutti la visita di David Riondino e Vauro per un’intervista, i quali portano in dono un sacchetto di terra italiana. Il leader socialista è tentato di baciarla, ma si trattiene, evitando un gesto retorico che non avrebbe quadrato con il resto della sua biografia. Il testo ha però un livello di lettura più profondo. Il tema portante di questo sottotesto è la detronizzazione della politica, anzi “del politico”, da parte delle cieche passioni del demos. E’ questa la forza segreta che muove le braccia che lanciano le monetine fuori dal Raphaël, prefigurazione di sommovimenti che avrebbero travalicato di molto i confini della vicenda di un singolo uomo esiliato e di un sistema di partiti spazzato via. Craxi è immagine transeunte di una storia più vasta, che vent’anni dopo la sua morte reclama ancora un giudizio equanime. 

  

L’ultimo Craxi. Diari da Hammamet
Andrea Spiri
Baldini+Castoldi, 119 pp., 16 euro

Mattia Ferraresi

Mattia Ferraresi

Nato nella terra di Virgilio e cresciuto in quella di Tassoni, ora vive nel quartiere di Tony Manero. E’ il corrispondente dagli Stati Uniti. Ama, con il necessario distacco penitenziale, il Lambrusco e l’Inter. Ha scritto alcuni libri su cose americane e non, l’ultimo è “La Febbre di Trump” (Marsilio). Sposato con Monica, ha due figli, Giacomo e Agostino.

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