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“L’America non è un paese razzista”

Ayaan Hirsi Ali contro chi vuole processare il paese che le ha dato la libertà

9 Luglio 2020 alle 09:34

“L’America non è un paese razzista”

Un murales dedicato a George Floyd (Foto LaPresse)

Questo articolo è stato pubblicato su Un Foglio internazionale, ogni lunedì due pagine a cura di Giulio Meotti con spunti e segnalazioni dalla stampa estera che nessun altro vi farà leggere.


 

“L’indignazione è la risposta naturale all’uccisione brutale di George Floyd”, scrive la studiosa Ayaan Hirsi Ali sul Wall Street Journal. “Tuttavia, l’indignazione e il buonsenso difficilmente vanno a braccetto. Un atto brutale da parte della polizia ha dato vita a un clima rivoluzionario. Le proteste sono degenerate nella violenza e nel vandalismo. I negozi sono stati distrutti, i poliziotti e i civili sono stati feriti e uccisi. Lo slogan condivisibile ‘black lives matter’ è stato affiancato da un altro slogan senza senso: ‘Meno soldi per la polizia’.

 

I politici democratici – e alcuni repubblicani – hanno cercato di compiacere i manifestanti. I sindaci di Los Angeles e New York hanno promesso di tagliare le risorse municipali destinate alla polizia. Il consiglio comunale di Minneapolis ha detto che intende rimuovere il dipartimento di polizia. La speaker della Camera dei rappresentanti (Nancy Pelosi, ndt) e alcuni deputati democratici si sono inginocchiati in Campidoglio. Il senatore Mitt Romney si è unito a una marcia.

 

I dirigenti di azienda hanno cercato di identificare i loro marchi con le proteste. Politici, giornalisti e altri personaggi pubblici che avevano sostenuto il lockdown hanno improvvisamente perso interesse per l’infezione. Un epidemiologo della John Hopkins University ha scritto su Twitter il 2 giugno: ‘In questo momento i rischi alla salute pubblica derivanti dal razzismo sistemico eccedono di lunga i danni del virus’.

 

Nonostante sia una nera africana – un’immigrata che si è liberamente recata negli Stati Uniti – sono consapevole delle difficoltà e della miseria di cui gli afroamericani sono stati vittime per secoli. Schiavitù, ricostruzione, segregazione: conosco la storia. Esiste ancora un pregiudizio razziale in America e si manifesta nel modo in cui alcuni poliziotti interagiscono con gli afroamericani. Sono consapevole che misurando gli indicatori di ricchezza, sanità ed istruzione, gli afroamericani sono ancora molto indietro rispetto al resto della società. Sono altrettanto consapevole che le comunità afroamericane sono state colpite con grande forza sia dal Covid-19 che dalla crisi economica causata dal lockdown.

 

Tuttavia, quando sento che gli Stati Uniti sono distinti soprattutto dal razzismo, quando vedo che libri come ‘White Fragility’ di Robin DiAngelo sono in cima alla lista dei bestseller, quando leggo di giornalisti ed educatori che vengono licenziati per avere messo in dubbio le ortodossie di Black Lives Matter - allora mi sento obbligata a fare sentire la mia voce. ‘Quello che i media non vi dicono - ho scritto su Twitter il 9 giugno - è che l’America è il miglior posto al mondo in cui essere neri, donne, gay o trans. Abbiamo i nostri problemi e dobbiamo risolverli. Ma la nostra società e il nostro sistema non sono affatto razzisti’. L’America sembra diversa se sei cresciuta come me in Africa e in medio oriente. In quei luoghi ho visto tre fenomeni. Innanzitutto, lotte intestine tra africani - dove tutti i combattenti erano neri, e non c’erano bianchi presenti. Secondo, l’anarchia che deriva dall’assenza di polizia, legge e ordine. Terzo, il razzismo (e sessismo) profondo di una società come quella saudita, dove la schiavitù di fatto esiste ancora. Sono arrivata negli Stati Uniti nel 2006, dopo avere vissuto in Olanda dal 1992 in poi. Come molti immigrati sono arrivata in America con la convinzione che sarei stata giudicata in base ai miei meriti e non in base a pregiudizi razziali o sessuali.

 

C’è un motivo per cui gli Stati Uniti restano la destinazione preferita dagli immigrati. A differenza dell’Unione europea, in America non c’è quasi alcuna differenza nel tasso di disoccupazione tra chi è nato in patria e chi è nato all’estero. Noi immigrati vediamo i difetti della società americana: il sistema sanitario costoso ma inefficiente, il caos delle scuole pubbliche nei quartieri a basso reddito, la povertà che nessun programma sociale può alleviare. Ma come hanno mostrato Charles Murray e J.D. Vance questi problemi non sono confinati ai neri americani. Per usare le parole di Murray, anche l’America dei bianchi sta cadendo a pezzi. I divorzi e l’alienazione dei giovani sono un problema ad Appalachia così come nelle città dell’entroterra. Se l’America è una società strutturalmente razzista, allora perché le ‘morti per disperazione’ studiate da Anne Case e Angus Deaton sono concentrate tra i bianchi americani di mezza età? Il Covid-19 non ci avrà mica fatto dimenticare l’epidemia dell’oppio, che ha afflitto soprattutto la popolazione bianca?

 

Questo paese ha solamente 244 anni, ma potrebbe mostrare dei segni di invecchiamento. Un tempo gli americani erano famosi per il loro atteggiamento pratico. Alexis de Tocqueville si lamentava che gli europei affidavano i loro problemi alle autorità centrali a Parigi o Berlino.

Gli americani tradizionalmente risolvevano i loro problemi localmente, attraverso i consigli comunali o le associazioni civiche. Questo spirito ancora esiste, anche se oggi dobbiamo incontrarci su Zoom. Ma la vecchia domanda – ‘come possiamo aggiustarlo?’ – sta per essere sostituita da un’altra domanda: ‘Perché il governo non può aggiustarlo?’.

 

Molti di noi non vogliono risolvere il problema e cercano di evitare delle soluzioni fattibili. Hanno un ovvio incentivo politico a non volere risolvere i problemi sociali perché questi sono alla base del loro potere. Questo è il motivo per cui, quando uno studioso come Roland Fryer mostra che è semplicemente falso che la polizia uccide i neri più dei bianchi, non si cerca di leggere lo studio ma di screditare l’autore.

 

Non ho alcuna obiezione all’affermazione ‘black lives matter’. Ma il movimento che porta questo nome è ostile a ogni forma di discussione seria e guidata dai fatti riguardo a un problema che sostiene di avere a cuore. La rapidità con cui accademici, giornalisti e imprenditori si inchinano dinanzi a BLM è ancora più inquietante. I molti problemi sociali dell’America non verranno risolti finché la libertà di stampa e di pensiero non verrà difesa in pubblico. Senza di esse, non può esserci una discussione onesta.

 

L’élite americana ha brancolato in questo caos. Abbiamo avuto otto anni di hybris edonistica con Bill Clinton. Poi è arrivato l’11 settembre e per otto anni gli Stati Uniti si sono rovinati in Afghanistan, Iraq e nella crisi finanziaria. In seguito siamo stati governati per otto anni da un presidente liberal, ed è tornata l’hybris. Una politica ipocrita è andata a braccetto con una gestione economica profondamente iniqua. Durante questo periodo, molti americani si sono sentiti completamente tagliati fuori dal boom tecnologico e dalla globalizzazione. Non pensavo che sarei mai stata d’accordo con Michael Moore. ‘L’elezione di Trump sarà il più grande dito medio mai registrato nella storia umana’, aveva detto prima del voto nel 2016. Credo ancora che la sua analisi sia giusta. Trump non è stato eletto per la sua eloquenza. E’ stato eletto per sventolare il dito medio a tutti coloro che erano stati al comando per decenni.

 

Ma non puoi fare il dito medio a una pandemia, e quindi il 2020 ha esposto i limiti della presidenza Trump. Tuttavia, quando guardi alle alternative ti domandi dove potrebbero condurci. Un ritorno all’hybris degli anni Novanta e Duemila? Credo che un’altra batosta costringerà molti liberal di centro sinistra a dire: Questo non è stato un episodio isolato, abbiamo un problema serio. Si troveranno nella stessa posizione della sinistra britannica dopo quattro anni di gestione Corbyn e due sconfitte elettorali, quando i moderati hanno finalmente cacciato i radicali fuori dai posti di comando. In un modo o nell’altro, il Partito democratico deve trovare il modo di cacciare fuori i socialisti che lo stanno distruggendo. Anche i repubblicani devono cambiare il loro modus operandi. Devono ritrovare un rapporto con i giovani. Devono rivolgersi alle preoccupazioni degli ispanici. E devono ascoltare gli afroamericani, che sicuramente non vogliono che la polizia nei propri quartieri venga rimpiazzata dalle Ong liberal. Abbiamo meno di quattro mesi per risolvere questo problema usando il vecchio metodo americano. Dobbiamo capire come contenere il Covid-19 dato che anche le vite degli anziani contano. Questo gruppo demografico, assieme alle minoranze etniche, è stato colpito maggiormente dall’epidemia. Inoltre bisogna anche capire come ridurre la violenza e la criminalità, dato che la polizia non userebbe le pistole se i criminali non portassero le armi. Soprattutto dobbiamo svolgere un’elezione a novembre che non sia macchiata da problemi procedurali, sospetti di brogli e tensioni postelettorali. Chi lo sa? Forse i candidati alla presidenza troveranno il tempo di affrontare queste difficoltà - non con indignazione ma con il pensiero critico che un tempo rendeva noi americani famosi e che prevede l’autocritica come primo passo per la ricerca delle soluzioni”.

(Traduzione di Gregorio Sorgi)

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Commenti all'articolo

  • romaharis

    romaharis

    06 Agosto 2020 - 13:42

    grande articolo di un ottima studiosa e scrittrice i liberal americani come italiani non capiranno come al solito una cippa

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