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Draghi ha aiutato l’Italia. Ora basta

Il circolo vizioso della nostra economia visto dal Wall Street Journal

21 Gennaio 2019 alle 11:06

Draghi ha aiutato l’Italia. Ora basta

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (Foto LaPresse)

“Il silenzio che sentite è la cessione di acquisti dei titoli di stato e commerciali da parte della Banca centrale europea”, ha scritto Joseph Sternberg sul Wall Street Journal. “Il controverso programma Quantitative easing è terminato il 31 dicembre, nonostante il presidente della Bce Mario Draghi continuerà a investire i proventi degli asset in via di maturazione fino a data da destinarsi. Con quella specie di inevitabilità di cui è maestra l’Europa, la fine del Qe significa che è nuovamente ora di dare di matto con l’Italia. Se però dobbiamo proprio avere un’altra crisi romana, almeno facciamo in modo che stavolta sia produttiva.

 

Ecco come: paradossalmente, l’Italia è il paese che ha beneficiato di più e di meno delle prestidigitazioni di Draghi, ossia i tassi d’interesse ultra bassi e sussidi diretti ai prestiti, oltre all’acquisto di titoli del Qe. Se la Bce non fosse intervenuta per acquistare il debito pubblico, Roma avrebbe fronteggiato una catastrofe fiscale tempo fa. Soltanto un miracolo (o 365 miliardi di euro in acquisti del debito pubblico italiano da parte della Bce, dal 2015 in poi) può spiegare perché negli ultimi anni un paese con un debito al 130 per cento del pil ha pagato quasi gli stessi interessi sul debito della Germania, che ha un debito pubblico del 60 per cento del pil.

 

Questi benefici sono costati cari all’Italia, se si considerano le mancate riforme economiche. Draghi sperava che il suo intervento fosse sfruttato dai governi per tirare un sospiro di sollievo e agire sull’offerta aggregata: liberalizzando, privatizzando e riducendo la spesa in assistenza sociale. In tutta risposta, invece, Roma ha retrocesso su tutte le riforme introdotte subito dopo la crisi dell’Eurozona del 2010. Ci viene detto che il principale problema dell’Italia è il presunto circolo vizioso per cui i governi e gli istituti di credito si trascinano giù a vicenda a causa di una reciproca dipendenza dal debito. Questo circolo maledetto può, teoricamente, essere interrotto con un nuovo giro di regolamentazioni dei bilanci bancari, per liberarli della dipendenza finanziaria dai fondi sovrani.

 

Ma provate ad andare dalle banche e chiedete loro se il problema reale è quello di un decennio di manovre monetarie fuori dall’ordinario, che hanno snaturato gli istituti finanziari italiani. Le banche, che un tempo esistevano per convertire depositi in prestiti, non possono più fare credito a causa degli interessi troppo bassi e il soffocamento dell’economia reale da parte della classe politica. Le banche sono diventate istituti che fanno un magro profitto grazie alle politiche della Banca centrale, mentre cercano di liberarsi dei prestiti deteriorati a causa della stagnazione italiana. È questo il vero circolo vizioso italiano: una spirale della morte in cui i governi non possono aiutare l’economia reale e l’economia reale non può aiutare le banche. Draghi ha dato fiato all’Italia finché ha potuto”.

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