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Come sarà internet nel 2025? Un racconto di tecno nazionalismo

Tra qualche anno, il mondo digitale potrebbe essere più chiuso di quello di oggi

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

10 Dicembre 2019 alle 09:32

Come sarà internet nel 2025? Un racconto di tecno nazionalismo

foto LaPresse

Milano. Il governo cinese ha annunciato ieri che gli uffici pubblici dovranno usare hardware e software cinese entro il 2022. E’ una questione di rilievo, e un passo importante verso il decoupling, il distaccamento tra le economie delle due principali potenze del mondo. Per la Cina significa non soltanto sostituire tutte le apparecchiature, ma anche creare un nuovo sistema operativo che sostituisca Windows, per esempio. Mosse come questa sono sempre più frequenti e preoccupanti, non solo da parte della Cina. Anche Stati Uniti ed Europa fanno la loro parte, e la globalizzazione tecnologica si sta via via sgretolando, tanto che viene da chiedersi: come potrebbero essere internet e il mondo della tecnologia tra poco più di cinque anni? Ecco un breve racconto di fantasia.

 

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Nel 2025, in Europa, la maggior parte dei siti internet americani non sarà più visibile. Il Gdpr 2.0, approvato nel 2023 sotto la Commissione Von der Leyen, ha reso sconveniente il mercato europeo per la maggior parte dei siti americani che non fanno ecommerce. Tra i siti di notizie, soltanto il New York Times e pochi altri hanno potuto permettersi di creare una versione ad hoc per l’Europa, ma hanno deciso di renderla consultabile soltanto agli abbonati. I cittadini europei non possono più leggere il New Yorker, ma non si lamentano. Il Gdpr 2.0 è la miglior difesa per la privacy mai approvata, e l’assenza di concorrenti esterni ha aiutato la crescita di aziende internet autoctone. Perfino i bilanci dei giornali europei, dopo due decenni di magra, sono tornati in positivo. Nel 2025, l’Europa è diventato uno dei tanti fortini digitali. In Cina il timoniere Xi Jinping, dopo aver assunto il terzo mandato nel 2023, ha lanciato un progetto di definitivo distaccamento della rete cinese dall’internet mondiale. Pechino ha fatto stendere nuovi cavi sottomarini e tagliato una a una tutte le possibilità di connessione alla rete globale: i cittadini cinesi sono scollegati dal mondo, ma ben collegati tra loro. Tencent e Alibaba hanno superato i mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato nel 2021, e la colonizzazione digitale dell’Asia centro-orientale da parte dei giganti cinesi è quasi completa, soltanto l’India resiste. Gli Stati Uniti hanno perso il loro predominio su internet a causa di due movimenti paralleli: da un lato il decoupling tecnologico prima con la Cina e poi uno a uno con molti paesi, dall’altro le inchieste Antitrust che hanno scorporato i giganti della Silicon Valley. Esattamente come la Cina, a metà degli anni Venti anche l’Europa ha creato i suoi social network e i suoi motori di ricerca. Facebook è passato da oltre due miliardi di utenti a poche centinaia di milioni. Le potenze di medio livello, come la Russia, la Turchia e l’Iran, si sono staccate mano a mano da internet e hanno creato la loro rete nazionale. La fine degli anni Dieci è stata il culmine della globalizzazione, poi internet ha cominciato a ritrarsi.

 

Fine del racconto di fantasia. Lo scenario qui descritto mostra alcuni fenomeni che sono in corso in questi anni e che si stanno incrociando: la cosiddetta “balcanizzazione” di internet, l’esplodere del movimento per la sovranità digitale, la tendenza a regolamentare le aziende del web in maniera grossolana, l’espandersi del protezionismo commerciale e tech. Ci sono molti sintomi del fatto che il mondo digitale a cui andiamo incontro potrebbe essere più chiuso, a partire da una notizia di ieri del governo cinese, ma non solo. In Europa, pochi giorni fa la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto l’elogio della sovranità digitale dei singoli stati contro il predominio americano. A ottobre abbiamo visto come il governo iraniano abbia imparato a sanitarizzare e chiudere internet a comando. L’Amministrazione americana di Donald Trump mantiene i suoi istinti protezionistici anche quando si parla di diffusione della rete, ma difficilmente il trend verso un nazionalismo digitale sarà frenato da un successore democratico. E se il mondo della tecnologia nel 2025 fosse peggiore di com’è stato nel 2019?

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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