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Finisce il balletto del golden power: bene

Pd e M5s prendono una direzione giusta sul 5G. Più controlli. Ma non basta

5 Settembre 2019 alle 21:06

Finisce il balletto del golden power: bene

Foto LaPresse

Nella disputa sino-americana per la supremazia tecnologica nelle reti di telecomunicazione di quinta generazione (5G) il governo gialloverde si era comportato in modo ambiguo. Il M5s sembrava disposto a lasciare passare le forniture e gli investimenti cinesi in Italia dopo la firma del memorandum sulla Via della Seta a marzo. Mentre la Lega aveva una posizione più radicale e di ostruzionismo verso il Dragone. La divergenza era diventata palese a luglio quando, dopo i rimbrotti di Huawei e Zte, il M5s aveva preferito fare decadere il decreto che riformava e potenziava l’esercizio dei poteri di veto dell’esecutivo, il cosiddetto golden power, alle forniture per le telecomunicazioni di produttori extraeuropei. La Lega invece diceva di volerlo convertire a settembre. I due ormai ex alleati avevano optato per un compromesso: includere il contenuto del decreto in un disegno di legge organico sul perimetro di cybersicurezza nazionale in quanto gli apparati cinesi, come si sa, sono sospettati di essere monitorati dalle compagnie tecnologiche legate al Partito comunista di Pechino. La decisione è stata di non convertire il decreto che decadrà il 9 settembre ma fino ad allora sarà in vigore. In assenza del provvedimento, che allunga i tempi per l’esame governativo delle forniture, i contratti già firmati dagli operatori nazionali sarebbero stati svincolati da qualsiasi obbligo di prescrizione governativo. Con questa urgenza, il neonato governo Pd-M5s ieri, al primo Cdm utile, successivo al giuramento, ha esercitato i poteri di golden power per valutare le notifiche delle società Vodafone, Tim, Fastweb, Linkem e Wind Tre su contratti e accordi relativi all’acquisto di beni e servizi da aziende cinesi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G. Se la postura governativa sia cambiata in senso anti cinese o meno dipenderà dalle valutazioni nel merito, se le operazioni verranno bloccate o verranno chieste delle prescrizioni stingenti o blande. Ma almeno la confusione sul “che fa” l’Italia è ridotta sia per gli operatori stranieri sia per quelli nazionali.

Redazione

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