La giravolta del governo sul golden power

Maria Carla Sicilia

L’esecutivo non insisterà per trasformare in legge il decreto approvato lo scorso 11 luglio. Un ripensamento che arriva dopo le critiche di Huawei e Zte. E che crea incertezza per chi vuole sviluppare il 5G

Sul decreto legge che introduce il golden power per le infrastrutture di telecomunicazione, incluse quelle 5G, il governo gialloverde ha cambiato idea in una settimana. Il testo del provvedimento è stato licenziato dal Consiglio dei ministri lo scorso 11 luglio e ieri, durante la prima seduta in Senato per la conversione, il sottosegretario Vincenzo Maurizio Santangelo ha detto che l’esecutivo non insisterà per trasformarlo in legge. Il motivo, dice il sottosegretario del M5s, è che sarebbe allo studio un disegno organico per disciplinare il tema della sicurezza informatica nazionale, su cui Santangelo non ha però fornito alcuna indicazione.

 

Il ripensamento sul decreto arriva dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi dei due colossi cinesi delle telecomunicazioni, Huawei e Zte. Lunedì l’amministratore delegato di Huawei Italia, Thomas Miao, ha annunciato investimenti per 3 miliardi di dollari in Italia nei prossimi 3 anni e nella stessa occasione ha criticato il provvedimento gialloverde perché discrimina le aziende non europee. Mercoledì, gli ha fatto eco il ceo di Zte Italia, Hu Kun, che in una email inviata a Reuters si è lamentato dell’incertezza che il provvedimento crea: “L'incertezza non è positiva per gli investimenti e ritarda ulteriormente lo sviluppo del 5G nel paese”. Intanto, alla Camera sono in corso le audizioni sulle nuove tecnologie della comunicazione, e anche lì il presidente di Huawei Italia, Luigi De Vecchis, ha precisato che dal decreto può nascere una discriminazione per la società cinese.

 

Ma cosa prevede il provvedimento? Come ha spiegato il premier Giuseppe Conte, “il nuovo decreto-legge delimita ancora più efficacemente le verifiche spettanti al governo in caso di autorizzazioni di atti e operazioni societarie riguardanti le nuove reti di infrastrutture tecnologiche”. Il provvedimento prevede infatti che l’esecutivo esprima l’ultima parola, ponendo veti o prescrizione se lo ritiene necessario, su contratti o accordi per tutti gli affari che riguardano il 5G quando questi sono stipulati tra operatori esterni all’Unione europea. A essere controllate sono sia le nuove dotazioni tecnologiche e la componentistica, sia servizi di manutenzione, realizzazione e gestione. Un fardello non solo per i fornitori, ma anche per chi compra, perché ogni gara per l’acquisizione di beni e servizi viene così vincolata al via libera del governo italiano, che può essere rilasciato fino a 45 giorni dopo la notifica degli operatori. “Uno snodo fondamentale nel contesto del sistema di sicurezza cibernetica nazionale”, ha detto il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini. Prima che il decreto fosse approvato, un altro caso aveva sollevato l’attenzione del governo su 5G e golden power, quello di Fastweb, che userà la tecnologia della nordcoreana Samsung per le città pilota di Bolzano e Biella. I gialloverdi hanno dato il via libera al progetto, ma hanno chiesto aggiornamenti regolari e imposto prescrizioni.

 

L’aspetto più delicato è ovviamente l’indicazione “soggetti esteri all’Unione europea”, anche per le implicazioni commerciali che comporta: libere da restrizioni resterebbero solamente Ericsson e Nokia. Ed è proprio contro l’impianto anti asiatico – che dall’altro lato della medaglia è anche anti americano – che si sono espressi nei giorni scorsi Huawei e Zte, come già fatto tra l’altro in passato, prima che il decreto fosse licenziato dal Consiglio dei ministri.

 

Ufficialmente, nessuno dei due operatori ha chiesto che i veti siano rimossi. Al contrario hanno invece insistito perché siano validi per tutti. “Ciò è cruciale per risolvere la questione e creare un contesto di equa competizione”, ha detto Hu Kun. Rivedere il provvedimento in questo senso, tuttavia, rischierebbe di rallentare, se non addirittura di bloccare, ogni investimento nel settore proprio in uno dei momenti di maggiore vitalità. Intanto, però, la situazione si è fatta paradossale. Gli effetti del decreto sono infatti in vigore e lo saranno fino al 9 settembre: eventuali bandi pubblicati durante l’estate saranno quindi trattati secondo le prescrizioni del golden power, mentre non è ancora chiaro quali indirizzi conterrà sull’esercizio dei poteri speciali il nuovo disegno di legge allo studio del governo.

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