La flemma di Salvini sul 5G

Redazione

Il ministro dell’Interno ha una lunga lista di priorità prima della sicurezza delle reti

Dopo la recente decisione governativa di non convertire in legge il decreto “golden power” in seguito a contestazioni dalle cinesi Huawei e Zte per le restrizioni loro imposte il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non risolve l’ambiguità della posizione italiana verso le potenziali interferenze della Cina nello sviluppo delle reti di nuova generazione 5G. Le aziende cinesi sono già bandite negli Stati Uniti per ragioni di sicurezza nazionale sulla base del rischio di furto di dati della popolazione e della Pubblica amministrazione. “Il decreto dà più tempo per analizzare un eventuale rischio. Se non ci sono evidenze di criticità è chiaro che non puoi chiudere il mercato a uno o più soggetti”, ha detto Salvini al convegno “Frequenze strategiche: il 5G e l’impatto sulla sicurezza nazionale” dell’associazione Fino a prova contraria. “Quindi o ci sono delle risultanze in merito al fatto che alcuni soggetti extra europei potrebbero travasare dati recuperati in maniera potenzialmente pericolosa oppure valgono le leggi”.

 

Il decreto “golden power” poneva restrizioni temporali nella fornitura di apparecchiature a “soggetti esterni all’Unione europea” a fornire strumenti per le nuove reti, colpendo sia soggetti cinesi sia americani (Cisco) e coreani (Samsung). Per Salvini l’Italia deve valutare ma “non restare in mezzo al guado” mentre altri paesi si tutelano – per esempio la Francia ha appena approvato una legge che assegna al primo ministro la facoltà di fermare il dispiegamento della rete 5G per motivi di sicurezza nazionale senza l’obbligo di motivare la decisione – tuttavia per il vicepremier la questione non è una priorità né un’emergenza al momento, da qui il rinvio del decreto per proporre un disegno di legge organico. “Tutti si muovono, anche in senso dirigista come i francesi”, ha detto. “Per quel provvedimento non c’erano i tempi necessari [per la conversione in legge] e valuteremo. A proposito di emergenze che ti impongono di intervenire presto, io passo dalla difesa cibernetica al fatto che c’è il campeggio dei No Tav in Val di Susa”. Della postura strategica italiana se ne parlerà dopo i No Tav e dopo l’estate.