cerca

Il principio di responsabilità di Wikipedia

L’enciclopedia asseconda il maoismo digitale di Di Maio sul copyright Ue

3 Luglio 2018 alle 16:34

Il principio di responsabilità di Wikipedia

Foto LaPresse

La versione italiana di Wikipedia martedì è stata oscurata dai suoi amministratori in protesta contro la direttiva europea per la difesa del diritto d’autore, che impone obblighi importanti alle piattaforme digitali a salvaguardia dei produttori di contenuti dalle case editrici alle testate giornalistiche alle case discografiche. La direttiva sarà votata giovedì dal Parlamento europeo a Strasburgo, e quelli di Wikipedia Italia hanno bloccato tutte le pagine e messo su una campagna molto drammatica (puro stile Wikipedia) per dire: gli obblighi che l’Europa ci vuole imporre sono troppo gravosi.

 

Wikipedia dice, con enormi esagerazioni, che se la direttiva passasse la stessa enciclopedia online sarebbe costretta a chiudere, e internet sarebbe messo in pericolo. Non è così. I due articoli più controversi della direttiva, l’11 e il 13, sono sì piuttosto duri con le piattaforme online, ma non sono quella minaccia alla libertà che tanti vorrebbero farci credere. L’articolo 11 prevede che le piattaforme internet come Google e Facebook paghino un prezzo concordato per utilizzare le anteprime degli articoli giornalistici che pubblicano: si tratta di un modo per condividere gli oneri della produzione di contenuti di qualità, non di una “tassa sui link” come si è spesso detto. Allo stesso modo, l’articolo 13 che impone una verifica preventiva degli articoli pubblicati online è stato scritto in modo da tenere conto delle attività non profit e della libertà di espressione online. Insomma, niente di cui preoccuparsi, anzi: insospettisce il fatto che proprio la versione italiana di Wikipedia a mettere in scena l’oscuramento volontario del sito. Il maoismo digitale professato dal ministro Di Maio, che la settimana scorsa ha annunciato il suo dissenso nei confronti della legge, fa facili proseliti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    03 Luglio 2018 - 19:07

    Va bene. Sia sacrosanto il diritto d'autore. Tuttavia non va bene che sia Pantalone a pagare. Come avviene, per esempio, per l'editoria accademica. Lo Stato paga tre volte quelle pubblicazioni. Una prima volta perché paga gli autori, che sono in massima parte docenti universitari o aspiranti tali solitamente retribuiti dallo Stato. Poi, attraverso i fondi statali di ricerca paga direttamente gli editori: poiché i libri accademici faticano a farsi strada in libreria, per pubblicarli quasi sempre l'editore riceve un contributo, che proviene solitamente dai fondi pubblici della ricerca. Infine, lo Stato acquista i libri, prodotti con i suoi soldi, per rifornire le biblioteche pubbliche. L'editoria academica in Italia non cammina con le sue gambe ma con quelle dello Stato. Ma così cresce il PIL, si obietta. Sarà, ma non capisco bene quale sia il ruolo, nell'epoca della produzione digitale, degli editori e della SIAE, che a me pare essere parassitario.

    Report

    Rispondi

Servizi