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Il calcio pulito e la coppa europea di consolazione

Più delazione per sentirci migliori. La “favola” Colchester è vittima della retorica sul calcio inglese

27 Settembre 2019 alle 19:24

Il calcio pulito e la coppa europea di consolazione

Tom Lapslie segna un gol su rigore durante la partita Colchester - Tottenham (foto LaPresse)

Nell’epoca in cui la delazione di comportamenti scorretti è considerata virtù, si esulta per i daspo, si chiedono con i tweet alla bocca punizioni sempre più esemplari per chi sgarra, si stilano liste con i nomi di chi è più o meno degno di tifare una squadra, e si pensa di educare il popolo allontanando dal recinto le pecore nere (è un modo di dire, giuro, non razzismo), cercare la verità è diventato esercizio più inutile di sostenere che il Milan è una grande squadra. A indignarsi per gli uh-uh scimmieschi sono quasi sempre quelli che allo stadio non c’erano – eppure loro sì che hanno sentito – chi prova a fare distinguo e invita a non gettare ogni sospiro udito sugli spalti nel calderone del razzismo percepito viene sommerso da insulti, richieste di dimissioni, segnalazioni perché il suo profilo social venga bloccato. In attesa di essere cacciato dallo stadio la prossima volta che darò del bidone all’attaccante della mia squadra, offendendone la sensibilità ambientale (che poi, quale bidone? Quello dell’umido? Quello del vetro pieno di bottiglie con dentro nascosti i mozziconi di sigaretta?) vi confesso di avere invidiato molto quel ragazzo americano che, durante una partita di football, ha esposto un cartello sugli spalti chiedendo soldi per comprarsi una birra e ha finito per raccogliere un milione di dollari.

 

Che bella la solidarietà fra tifosi, che bello anche il suo gesto di devolvere la cifra a un ospedale pediatrico (io che sono una brutta persona avrei comprato qualche birra in più). Non invidio invece il fegato di Cristiano Ronaldo, costretto a osservare il proprio declino senza spiegarsi come sia possibile che Messi continui a ricevere premi pur essendo diventato meno decisivo di Bernardeschi, con in più la beffa di essere difeso da Tuttosport. Ma se Mou si è offeso per una domanda sul suo essere attualmente disoccupato, non oso immaginare cosa avrebbe fatto CR7 sul palco dei Fifa Best Awards a Milano. Il calcio in fondo è un mondo conservatore, resta appeso ai propri idoli a lungo, anche quando essi appaiono appannati. Le meteore vengono dimenticate in fretta, o si schiantano da sole. Lo so che state pensando al Tottenham (e se non ci state pensando non importa, voglio parlare di quello), finalista in Champions League pochi mesi fa ed eliminata dal Colchester in League Cup. Al netto dei tic dei giornalisti che si sono affrettati a parlare in modo originale di “favola”, ammetto di avere brindato alla vittoria della squadra di League Two l’altra sera. Ma anche un sovranista del calcio come me deve ammettere che quella che oggi viene chiamata Carabao Cup vive del fulgore riflesso della retorica sul calcio inglese: nulla a che vedere con la Fa Cup, la League Cup è più snobbata di un’opinione pro Brexit. Per i grandi club impegnati in Europa è sinceramente una mastodontica rottura di palle. Purtroppo non basta moltiplicare i tornei per aumentare la qualità, lo sapete bene voi che giocate a padel il sabato pomeriggio nei vostri circoletti. Non lo sa l’Uefa, però, che ha annunciato una terza competizione europea in arrivo dal 2021, la Europa Conference League. Non solo Champions ed Europa League, quindi, ci sarà gloria anche per la settima in classifica. Il calcio che piace a chi comanda è una specie di festa per bambini al termine della quale tutti hanno un regalo di consolazione. Purché sostenibile e plastic free.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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