Tifosi allo stadio Niznij Novgorod, durante i Mondiali in Russia (foto LaPresse)

Il Mondiale della goduria

Claudio Cerasa

L’Europa che domina il Mondiale. Le nazioni che scelgono il Leave che pagano un pegno. L’Italia che capisce cosa vuol dire stare fuori da tutto. E una finale tra chi l’euro lo difende e chi lo sogna: Francia e Croazia. Come il calcio spiega il mondo

Il grande antidoto alla frustrazione dei nostri tempi è uno spettacolo che andrà in onda domenica pomeriggio alle 17 e che coincide con l’atto finale dei Mondiali russi, che ci stanno facendo impazzire di gioia per alcuni motivi che se vogliamo riguardano anche l’Italia. Mescolare la politica con il calcio è un’operazione non meno pericolosa di mescolare la politica con il Grande Fratello (oooops) ma i Mondiali russi ci offrono da giorni spunti simbolici di riflessione che sembrano essere usciti da un meraviglioso vecchio libro di Franklin Foer. Nel 2004, lo ricorderà qualcuno che in quegli anni non si è distratto con “La Casta”, il fratello di Jonathan Safran Foer scrisse un saggio dedicato a un tema centrale in questi Mondiali: “Come il calcio spiega il mondo”. Foer lascia intendere che una partita è una partita è una partita ma chiunque abbia letto quel libro non può fare a meno di cercare con ossessione nel calcio qualche spunto utile a spiegare il mondo. E da questo punto di vista i Mondiali di Russia – che se vogliamo ci hanno cominciato a educare su cosa significhi avere un’Italia fuori dal mondo – sembrano essere fatti apposta per giocare con i simboli e dare sollievo per esempio a chiunque abbia a cuore una gagliarda passione per l’Europa e una sana antipatia per il sovranismo. La scorsa settimana tutti ci siamo accorti che le quattro squadre che si sarebbero sfidate per raggiungere la finale erano europee, Belgio, Francia, Croazia e Inghilterra, e per quanto chi ama il calcio non possa non amare l’Inghilterra (un abbraccio a Jack O’Malley) molti di voi avranno avuto un senso di giustizia divina nel vedere l’Inghilterra prendere con la Coppa del mondo la stessa traiettoria imboccata con l’Europa: Leave.

 

I romantici sognatori, e noi quando si parla di calcio lo siamo, potrebbero dire, a proposito di simbologia, che oggi chi sta lontano dall’Europa sta lontano dal mondo. E se questa chiave di lettura vi può apparire artificiosa vi segnaliamo un paio di storie che ci stanno facendo sognare. La Francia più europeista della storia, dopo essersi contesa la finale con la nazione che tra le altre cose ospita il Parlamento europeo, il Belgio, si ritrova a giocarsi la Coppa del mondo contro la Croazia il giorno dopo il 14 luglio, che non è solo l’anniversario violento della presa della Bastiglia ma è il giorno in cui si celebra, dalla prima festa della federazione del 14 luglio del 1790, il momento più importante dell’unità della nazione. Vincesse la Francia elitaria e antipopulista di Macron con un gol del Mbappé venuto dalle banlieue sarebbe, come ha ricordato ieri con un sorriso su Libération il direttore Laurent Joffrin, una goduria per tutti coloro che considerano le differenze culturali e l’Europa non due espressioni in contraddizione l’una con l’altra, ma due espressioni simbolo del vero punto di forza dell’Europa. Ma se la Francia macronista, cosa che noi speriamo di cuore, dovesse perdere contro la Croazia di Perisic, Brozovic, Mandzukic – prima gli italiani – il godimento potrebbe essere persino superiore per tutto ciò che la Croazia oggi rappresenta per l’Europa. Si può non innamorarsi di una ex provincia dell’impero che dopo essere stata un simbolo del sovranismo è diventata un simbolo dell’europeismo? Si può non innamorarsi di un paese che da anni fa di tutto per raggiungere sogni che i sovranisti europei hanno trasformato in due incubi?

 

Si può non innamorarsi di un paese che da anni prova a entrare nell’euro (lo farà nel 2020), che da anni prova ad aderire al Trattato di Schengen (lo farà all’inizio del 2019), che da anni fa della sua appartenenza alla Nato non un problema ma un punto d’orgoglio (e che con i suoi giocatori fa i dispetti ai russi dedicando i gol agli ucraini) e che nel 2020 sogna di chiudere la presidenza dell’Ue per ricordare che (sono parole del presidente Grabar-Kitarovic) “i benefici dell’adozione dell’euro sono molto maggiori dei potenziali effetti negativi”? Il punto è chiaro. Fantastico. Onirico. I paesi che cercano di entrare nella storia dei Mondiali sono quelli più vicini al sogno europeo. Il calcio non sempre spiega il mondo. Ma domenica sera, per una volta, forse sì.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.