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Che noia questo Pallone d’Oro che serve solo a far litigare i fan di Messi e Ronaldo

L'argentino vince il premio per la sesta volta. Curioso che a votare sempre il solito siano quelli che poi nei loro editoriali chiedono ad allenatori e giocatori di osare di più

2 Dicembre 2019 alle 21:45

Che noia questo Pallone d’Oro che serve solo a far litigare i fan di Messi e Ronaldo

Lionel Messi alla premiazione del Pallone d'Oro 2019 (foto LaPresse)

Ci aveva illuso lo scorso anno, con la premiazione di Luka Modric: dopo anni di diarchia il Pallone d’Oro era finito finalmente sui piedi di uno diverso da Messi e Cristiano Ronaldo. Come tutte le cose belle ma non vere, è durata poco. Per il secondo anno di fila di nuovo nelle mani dei giornalisti e di France Football, il Ballon d’Or è tornato a essere più scontato di una maglietta di Piatek e prevedibile come una sconfitta del Brescia.

 

Di nuovo Messi, per la sesta volta, così i giornalisti sportivi possono elogiarne la vittoria in un esercizio al cui confronto l’autoerotismo è un gesto altruista. Non starò a scrivere quello che meglio di me hanno già detto in tanti, e cioè che che più della Pulce lo avrebbe meritato piuttosto il magazziniere del Liverpool. Altro che populisti, i veri antiprogressisti sono i giurati di un premio che serve ormai soltanto ad alimentare le liti tra chi pensa che Messi sia il più forte giocatore al mondo e chi invece che Ronaldo sia migliore. Una noia bestiale, con una cerimonia più lunga di un recupero dopo il Var e più lenta di un’azione offensiva della Spal, interrotta da pagliacciate di contorno come nemmeno ai tempi di Blatter, Pallone d’Oro femminile equiparato a quello maschile, battute che sarebbero state originali nel 2007 (Drogba che dice “tra i primi dieci manca Ibrahimovic”. Certo, pure mio nonno se è per questo), suspence elettrizzante come un blackout e il solito teatrino di CR7 che dà buca per non essere costretto ad applaudire il barbuto avversario di sempre (ma aveva la scusa del Gran Galà del calcio in Italia). Curioso che a votare sempre il solito siano quelli che poi nei loro editoriali chiedono ad allenatori e giocatori di osare di più. Chissenefrega se Messi ha vinto solo il campionato del suo pianerottolo, lo avete visto che gol ha fatto domenica all’Atletico!, e tutti a spiegarci che con quel gol ha legittimato un premio che nessun altro merita più di lui (non cercate mai coerenza e logica nei ragionamenti di un giornalista sportivo, non le troverete nemmeno per sbaglio). Non sono così ubriaco da non pensare che Leo Messi sia uno dei più forti di sempre, e che attualmente sia migliore di uno che sta facendo parlare di sé per il nuovo cerchietto. Però, dai, che palle.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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