A Pasquetta grigliate su Zoom

Michele Masneri e Andrea Minuz

Chiusi i balconi, selfie su Instagram e feste in videocall. Benvenuti nell’ennesima “settimana decisiva”

Pasqua e pasquetta “blindate”. Faremo le grigliate su Instagram e i picnic su Zoom. E’ l’ennesima “settimana decisiva” e non si può mollare proprio ora, e previsioni e proiezioni e sogni si infrangono su quel riapriremo “non vi posso dire quando”, scandito da Conte in tv. Ma a breve entreremo nella fase 2: “convivenza col virus” (a coranavi’ ma io e te che se dovemo di’?); poi la fase 3, quella del “rilancio della vita sociale”, dice sempre Conte, quindi della ripartenza, della rinascita e della ricrescita ormai visibile anche sulle tempie del premier, trasformatosi nel frattempo in una creatura mitologica e politicamente imprendibile, metà grande statista, metà avvocato di Foggia.

 

MM: E’ la settimana dell’emergenza tricologica! Prima il ciuffo fuorionda di Mattarella, poi il testa-di-moro di Conte che inizia lentamente a sgretolarsi, come l’Europa. E frana sul mogano.

 

AM: Si è lamentato anche il professor Galli da Giordano (“guardi come mi stanno crescendo ai lati!”). Spesa, pane fatto in casa, barba e capelli e ceretta sono i grandi temi che assillano gli italiani.

 

La ripresa sarà “scaglionata”: barbieri, parrucchieri, estetisti al primo posto, poi riapertura di bar, ristoranti, discoteche

MM: La ripresa sarà infatti “scaglionata”: barbieri, parrucchieri, estetisti al primo posto, poi riapertura di bar, ristoranti, discoteche.

AM: Infine, fase 4: riapertura dell’Inps.

  

MM: Intanto però Confartigianato si schiera contro parrucchiere ed estetiste a domicilio. Confartigianato Imprese Chieti lancia infatti la campagna “Diamo un taglio all’abusivismo” per contrastare il fenomeno di parrucchiere ed estetiste che “troppo spesso, offrono prestazioni a domicilio, violando le restrizioni finalizzate al contenimento della diffusione del Coronavirus”. Gli eroi della tinta, gli angeli del bigodino che escono di casa per recarsi casa per casa con le loro tavolozze, meriterebbero invece forse un riconoscimento.

 

AM: Ma il nuovo nemico, dopo i runner, ora sono i bambini, oggetto di una contestatissima, ma sempre limpida nella prosa “circolare interpretativa” che li mette insieme alle pisciate dei cani e allo jogging.

 

MM: Dice “soggetti in età evolutiva (0-18)”, quindi anche la tempesta ormonale e lo spleen da cameretta equiparati alle “comprovate necessità” dei cani.

 

AM: Nella prossima circolare preciseranno meglio le fasce d’età per il rilascio graduale: “bambini in età evolutiva (0-18); pischelli (18-40); giovani autori, opere prime e seconde, brillanti promesse (40-55); adulti difficili (55-60); adulti (60-70), adulti emeriti (70-***)”.

 

MM: Nel frattempo ennesimo, furioso scontro Lombardia-Viminale sull’“assembramento di bambini”, intravisto come possibile lasciapassare per spericolate passeggiate, con grande invidia di single e coppie senza-figli o senza-cane.

 

AM: “L’accompagno di un bambino” (copyright Giuseppe Conte) come nuovo capitolo del “Trattato sugli enti sensibili e il loro divenire motorio nei parchi o presso la propria abitazione, domicilio o residenza”, scritto a puntate dal Viminale su carta intestata. Va detto che la nuova circolare si potrà però usare anche come traccia allo scientifico: “Si consente a tutti i soggetti in età evolutiva, ossia i minorenni con un’età compresa nella fascia d’età 0-18 anni, di poter svolgere attività motorie e ludiche all’aria aperta, ma sempre accompagnati da un familiare, nel rispetto del distanziamento sociale, con un rapporto adulto/minore di 1:1, a meno che non si tratti di fratelli o minori conviventi nella stessa abitazione. In questo caso il rapporto adulto/minore potrà essere 1:n (n = numero fratelli o conviventi)”. Siamo passati da Kafka a Longanesi: “apro il vocabolario, cerco ‘seggiola’, c’è scritto ‘vedi sedia’; cerco ‘sedia’, c’è scritto vedi ‘seggiola’”.

 

MM: Al Classico, invece, tutte le versioni dell’autocertificazione. L’anabasi di Conte.

 

AM: Anche quella “con asterischi” diffusa dal collettivo femminista, “Non una di meno”, in opposizione alle declinazioni al maschile per “arginare un virus che aleggia indisturbato da secoli: il patriarcato”. Tiè.

 

MM:

Dai balconi dei flashmob siamo rotolati tutti davanti alla webcam. Il momento d’amicizia col vicino-dirimpettaio è già finito

Anche slogan e hashtag cambiano. Prima “Milano (o altra città) non si ferma”, subito accantonato, sostituito da “andrà tutto bene” appeso soprattutto ai balconi, che per pochissimo hanno ospitato cantanti improvvisati, per la gioia dei prestigiosi media stranieri (che popolo!). Nel frattempo però “andrà tutto bene” sembra non andare già più molto bene. E dai balconi siamo rotolati tutti davanti alla webcam. Il momento d’amicizia col vicino-dirimpettaio è già finito. Il balcone serve ormai per imbruttire a eventuali bambini o runner sulla via. Ma per i “faccia a faccia”, ecco un popolo subito convertito alla videochiamata.

 

AM: Tutti contro Cairo che invoca gli inserzionisti in smart working, con un videomessaggio il cui unico problema “morale” è che se dici che gli affari vanno a gonfie vele poi devi pagare tutti e non hai scuse.

 

MM: Però almeno lui videochiama in giacca e cravatta. Alcuni invece non si lavano neanche la faccia. Così arrivano i manuali di stile, cosa mettere sul pigiama, mentre si parla col capoufficio che magari è “in Papuasia”, come gli amici di Cairo. Secondo il NYT bisogna stare attenti alle luci, mai alle spalle, ma sempre di fianco o di fronte; e poi, come “background”, mai una scala dietro, che può distrarre, o la vista su altri locali. Il Times consiglia anche di fare una piccola composizione, tipo natura morta, alle spalle. Sul semplice. Una console con una abat jour e un paio di libri. I libri sono dunque fondamentali, proprio nel momento in cui sono introvabili.

 

AM: Infatti mi sono arrivate le mascherine (molto belle, nere, quasi di velluto, forse un filo fetish), ma non l’“Etica” di Fichte che avevo ordinato i primi di marzo. Amazon nuova Croce Rossa.

 

MM: E mentre assume 100 mila persone in America, e 500 a Roma, all’Italia analogica tocca fare i conti con questa strana creatura. Finora era il male, ma adesso? Con la pandemia, tra l’altro, ecco altri micidiali cambiamenti verso il consumismo neolibberista: la Corte Costituzionale ha fatto una sentenza a favore di Uber; di questo passo dove andremo a finire? Lo spettro dell’autocertificazione digitale è dietro l’angolo (e i fabbricanti di toner, chi li difende?).

 

AM: Intanto tutti hanno scoperto Zoom. Un po’ come quelli che il virus “ci ha ricordato la fragilità della vita e l’esistenza della morte” (ma dove vivevano prima, in una puntata di Star Trek?) o quegli altri che gridavano all’“emergenza democratica” per la chiusura del Cnel ma all’improvviso, col coronavirus, si accorgono di avere uno Stato pesantissimo, leggi scritte male, circolari scritte peggio, un perenne minuetto tra Stato-Regioni-Province-Comuni-Circoscrizioni, il tutto difeso per l’eternità dalla Costituzione più bella del mondo.

 

MM: Per favore, non è il momento delle polemiche. Guarda piuttosto che bell’immagine di spirito nazionale e musicale che c’è stato l’altra sera con “Musica che unisce”; il nostro live aid, il nostro Sanremo da camera. Il programmone di beneficenza andato in onda martedì sera su Rai 1. Che ha mostrato soprattutto le case dei cantanti italiani, tutti collegati in webcam dai tinelli d’Italia in una specie di peep show immobiliare.

 

AM: Perfettamente in linea con le nuove esigenze di sorveglianza e limitazioni delle libertà personali imposte dal Covid.

 

MM: Ma anche con le più moderne tendenze del gusto d’oggi. Ecco dunque anche una carrellata di “interiors”: Tommaso Paradiso con pianoforte a coda dall’attico stile romanord (doppio salone, parquet, signorilissimo); i Pinguini tattici hanno i peluche sulla libreria nella cameretta; Bocelli tavolinetti tra ficus, orchidee e onorificenze di Stato (un po’ consolato del Paraguay). Mengoni ha quadri un po’ naif su un cavalletto.

 

AM: Dipingerà?

 

MM: Ma tanti libri, dietro, tutti. Politici e cantanti. Su Skype, un popolo di lettori forti. E sempre nel “Live aid” nostrano, negli intermezzi autoriali, Favino (che interpreta mirabilmente se stesso) ha una solida mensolatura in cartongesso alle spalle, molto berlusconiana. Mahmood ha addirittura la Treccani, in un angolo. Il commissario Borrelli invece sfoggia un modello a vetrinette di noce nazionale, più corporate. Il mobile più brutto in assoluto è di Brignano, un armadio Ikea bianco con sopra serigrafata una enorme Vespa. Tutti comunque in case un po’ così. Soffitti molto bassi, ai limiti dell’agibilità.

 

AM: Ma non eravamo il popolo del design?

 

MM: I più furbi sfumano: come Calcutta, che mette un filtro “nebbia”, e non si vede nulla. O la Merkel, che nel già drammatico consiglio dei ministri europeo che ci ha negato i soldi, si è fatta sostituire in videochiamata da un cartonato di lei giovane (forse per problemi di ricrescita, comunque la più grande metafora dell’Ue finora, per scettici).

 

AM:

Di fianco alla tv della solidarietà nazionale, la svolta del trash “mistico”, con la preghiera per i morti di Barbara D’Urso e Salvini

Ma ecco, a fianco alla tv della solidarietà nazionale, la svolta del trash “mistico”, con la preghiera per i morti di Barbara D’Urso e Salvini. Domani verrà in trasmissione con la veletta nera? Chissà. Una svolta trascendentale subitanea, visto che due settimane prima dalla D’Urso si lanciavano servizi sui conventi hard e le suore zozzone. Ma dopo la messa epocale del Papa a San Pietro, bisognava “cavalcare l’Onda”, ecco quindi l’Eterno riposo con Salvini. Anche Giletti, dai e dai, trova nel frattempo la quadra: modello cinese, farmaco giapponese, sperimentazione su WhatsApp e Red Ronnie alla Sanità. In generale però pare che la “Covid television” sia in calo, il pubblico è stanco di morte e disgrazie e immagini di città deserte mandate in loop, come un nuovo sublime “apocalittico”.

 

MM: Anche Milano cova l’ansia della ripresa. L’ospedale in Fiera nasce più veloce di quello cinese di Wuhan (il milanese ha ripreso a imbruttire, segno che si sta riprendendo).

 

AM: E le “riconversioni”, coi camici di Armani, le mascherine di Gucci, e il disinfettante di Bulgari, tutto un rilancio “clinical” del Made in Italy, anche con i respiratori “Ferrari”, il nostro “luxury vairus”, fino al Ramazzotti non più amaro ma disinfettante.

 

MM: Però con scorzetta d’arancia. Del resto “è la città che ha regalato al mondo il Negroni sbagliato”, come ha scritto Scurati in quel pezzo molto seminale sulla Milano del virus, coi “cinquantenni con le sneakers”, che vivono soli “in una città con più cani che figli”, in “monolocali disegnati da architetti di grido”.

 

AM: A parte l’espressione “di grido”, se mai, dati i prezzi degli affitti, Milano è molto più piena di single che coabitano dividendo le spese di appartamenti tra l’altro di solito arredati male, coi mobili di risulta dalla svendita Ikea.

 

MM: E ci sarà qualcuno che converte la produzione di bamba in farina bianca? Di cui pare esserci ormai molta più richiesta – e qui ovviamente si scherza, auguriamo a Milano di tornare presto quella del boom, che amavamo prendere in giro.

 

AM: Milano deve funzionare, sennò qui a Roma non ci si diverte più.

 

MM: Tranquillo, stanno tornando. Le stanno studiando tutte; anche l’autodenuncia su Skype. “Era nata per segnalare lo spaccio di strada senza essere visti” scrive Repubblica; “o per denunciare casi di bullismo”; ma la app YouPol (!) adesso è stata utilizzata da un rapinatore pentito, rapinatore di farmacie oltretutto. “Ho fatto una rapina alla farmacia di Niguarda Nord settimana scorsa” (senza “la”, perché è milanese). “Ho sbagliato e l’ho capito. Mi voglio costituire”. Il pentito di Skype aveva effettivamente rapinato la farmacia, con tanto di pistola, bottino 250 euro. Sembrava magrebino, dice il titolare. Ma era milanese”.

 

AM: Il fatto è che anche se siamo tutti in lockdown, l’Italia è spaccata in due o tre (come sempre d’altronde): a Milano e al Nord si soffre, al Sud si teme il peggio e si vive nell’angoscia e si assaltano i forni, ma a Roma la pandemia è ufficialmente entrata nella fase “Marziano a Roma” (“A coronavi’, amo capito, mo’ basta”).

 

MM: E infatti non è per insistere, ma inopinatamente davvero Roma per qualche astruso motivo sembra cavarsela meglio. Test rapidi che arrivano anche in provincia, e pure senza scendere dalla macchina. Intanto, “in molti si aspettavano una catastrofe sanitaria anche nella Capitale. Bene, a cinquanta giorni dal paziente uno di Codogno e a più di tre settimane dalla fuga dal nord, Roma è in grave sofferenza, ma non ha mai assistito all’aumento esponenziale di casi di positività come in Lombardia” dice al Messaggero il professor Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus Bio-Medico.

 

AM: Intanto Valentino ha donato un milione al Gemelli. Abbiamo i donatori pure a Roma!

 

MM: E pure il glamour.

 

AM: Roma modello di efficienza veramente sembra uno sberleffo: eppure, dice Ciccozzi, dopo i famosi turisti cinesi intercettati all’hotel Palatino (“C’era un cinese in coma”), “abbiamo fatto partire subito i meccanismi dell’isolamento e delle quarantene. Per ogni caso positivo successivo nel Lazio si è sempre riusciti a individuare tutti i contatti, a isolarli”.

 

L’unica cosa che proprio non si riesce a fare a Roma è levare la monnezza dalle strade e far funzionare l’Atac

MM: L’unica cosa che proprio non si riesce a fare è levare la monnezza e far funzionare l’Atac.

 

AM: Sono cose che non vedremo mai, neanche con la guerra termonucleare.

 

MM: Intanto, secondo una fondamentale ricerca pubblicata dal Messaggero, pare che ai romani manchino più di tutto cene fuori e camminate all’aria aperta, all’ultimo posto, biblioteche e librerie.

 

AM: Strano ma è così. L’altro giorno in coda al supermercato c’era uno che diceva, “prima sognavo sempre le gangbang, mo invece so’ tre notti che sogno ’na passeggiata all’Aventino”.

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