Il summit Onu sul clima è il fiasco dei tragicomici fanatismi

Giulio Meotti

Alla Cop25 non sono mancati luoghi comuni anticapitalisti e antioccidentali, dal “neoliberismo è morte” a “fermiamo la CO2 come Hitler”

Roma. E’ ingloriosa la fine della Conferenza sul clima di Madrid. Mesi di preparazione, due settimane di negoziati, fanfare mediatiche e la Cop25 che si chiude con un nulla di fatto e un rinvio all’anno prossimo. Un gruppo di investitori che collabora con le Nazioni Unite, Principles for Responsible Investment, parla di 2,3 trilioni di dollari entro il 2025 di perdite se venissero attuate le direttive dell’ambientalismo più severo. L’industria del carbone perderebbe fino al 44 per cento del valore, le compagnie petrolifere e del gas fino al 31 per cento e quelle del cibo fino al 15 per cento. “Abbiamo i giovani di tutto il mondo che marciano e che chiamano la nostra coscienza”, aveva detto nei giorni scorsi l’ex vicepresidente americano Al Gore, il Nobel per la Pace del clima. E’ stata la società civile, più che i delegati, la vera protagonista di Madrid. E accanto al fiasco finale, il summit ha dato prova di un fanatismo dove il riciclaggio di luoghi comuni anticapitalisti e antioccidentali è stato come il riciclo delle acque. 

 

 

Rose Whipple, l’attivista americana che guida le proteste contro la pipeline nel Dakota, a Madrid si è presentata con una t-shirt che annunciava: “Destroy white supremacy”. Clima e suprematismo bianco. Angela Valenzuela, l’attivista ambientalista cilena, ha detto che “come sappiamo bene in Cile, il neoliberismo è un culto della morte” e “il mercato non ci salverà dalla crisi climatica”. Nakabuye Hilda Flavia, leader delle proteste in Uganda, ha paragonato la crisi climatica all’apartheid: “Mi ricorda il razzismo dilagante e l’apartheid che i miei antenati hanno sofferto, come se provenire dal sud sia un peccato mortale. I paesi sviluppati devono vergognarsi di se stessi data la quantità di CO2 che emettono rispetto all’Africa”. E’ quello che scrive anche il giornalista e ambientalista francese Hervé Kempf: “Africa, contribuisci al nostro sviluppo mentale. Africa, aiuta l’Europa a intraprendere una nuova storia. L’Africa può insegnare all’occidente ad abituarsi alla frugalità”. L’americana Whipple a Madrid ha continuato spiegando che è una “crisi spirituale”.

 

Il russo Arshak Makichyan a Madrid ha detto che così come ci si è opposti ad Adolf Hitler “che ha quasi invaso il mondo”, così oggi ci si deve battere per il clima. “Le persone lo hanno fermato per il bene dei loro figli”, ha detto Makichyan. Dobbiamo opporci alla CO2 come facemmo con le SS. E si era capito che finiva così. Poco prima di sbarcare a Madrid, Greta Thunberg aveva firmato un editoriale in cui spiegava: “Dopotutto, la crisi climatica non riguarda solo l’ambiente. I sistemi di oppressione coloniale, razzista e patriarcale l’hanno creata e alimentata. Dobbiamo smantellarli tutti”.

 

Basta con il pragmatismo, basta con l’ingegno umano, basta con la tecnologia applicata alla realtà, basta con la crescita economica, è il momento di espiare tutto. E se in America latina sta crollando ovunque, in occidente si porta molto bene la sinistra cocalera altermondista. Perché come ha detto il boliviano Evo Morales, “ci sono solo due soluzioni: o muore il capitalismo, o scompare Madre Terra”. Abbiamo bisogno dell’orrore del Terzo mondo per amare noi stessi. Ci salverà il neoindigenismo dei “selvaggi” scampati alla disgrazia del capitalismo. Ci sembrano arretrati, ma solo perché sono avanti rispetto a noi. Il progressismo green è un ritorno al passato. Ai tristi tropici.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.