Il #metoo ha peggiorato la situazione delle donne sul posto di lavoro

Giovanni Battistuzzi

Due studi americani hanno evidenziato come il movimento femminista non ha portato reali benefici alle donne. E i dati emersi sono preoccupanti

A sentire le paladine del #metoo il movimento femminista contro le molestie sessuali e la violenza sulle donne sarebbe riuscito, se non eliminare, quanto meno a ridurre sensibilmente le molestie sessuali. A sentire Catherine Deneuve, Brigitte Bardot, Margaret Atwood e diverse altre, invece, il contributo della campagna sarebbe stato molto meno importante, anzi a volte pure dannoso per quanto riguarda i rapporti lavorativi tra i due sessi.

  

Tra le due concezioni e letture opposte del movimento c'è però un punto di contatto, ossia la constatazione (e l'evidenza) che questa protesta sia riuscita ad assumere una portata globale e che si sia trasformata – per altro quasi immediatamente – in una battaglia per la parità di trattamento di uomini e donne, soprattutto sul posto di lavoro. E così, a quasi due anni dal tweet di Alyssa Milano con il quale incoraggiava le donne a usare l'hashtag #metoo per “dare alle persone un'idea della grandezza del problema”, gli effetti sulla società di questa campagna di sensibilizzazione e denuncia hanno iniziato a essere studiati dalle università. Ricerche che ora hanno portato i primi risultati.

 

Leanne Atwater, docente di Management all'Università di Houston, Stati Uniti, è dall'inizio del 2018 che studia con il suo gruppo di lavoro l'impatto sulla società americana della campagna del #metoo. Nella sua prima ricerca era arrivata alla conclusione che non esistono differenze tra uomini e donne né nella percezione, né negli atteggiamenti che costituiscono una molestia sessuale, confutando quindi una delle giustificazione che avanzavano i critici della campagna, ossia che tra i due sessi esista una differenza di percezione tra cosa era e cosa non era da considerare una molestia. “La maggior parte degli uomini sa esattamente discernere cos'è consentito e cosa non lo è”, spiega la professoressa alla Sueddeutsche Zeitung, sottolineando che “l'idea che gli uomini non abbiano idea di quale comportamento sia sbagliato e che le donne siano troppo sensibili al riguardo semplicemente non è vera”. Il gruppo di lavoro della Atwater aveva presentato ai partecipanti dell'esperimento sociale 19 esempi di comportamenti sessisti e discriminatori sul posto di lavoro, oltre a un test psicologico, e nella quasi totalità dei casi uomini e donne avevano dato le stesse risposte.

 

Contemporaneamente a questa prima fase dei lavori, gli stessi studiosi hanno effettuato un sondaggio sulla percezione della problematica delle molestie sessuali dopo l'inizio della campagna social: più della metà delle donne intervistate temeva che nulla sarebbe cambiato, mentre il 58 per cento degli uomini era convinto che a causa dell'esposizione mediatica del movimento sarebbe aumentata la possibilità di essere accusati ingiustamente. In questa fase preparatoria i ricercatori avevano inoltre indagato anche su ciò che accadeva realmente all'interno del contesto lavorativo. E su questi dati sono ritornati a un anno di distanza per vedere in che modo fosse cambiata la situazione lavorativa in America.

  

Quello che il gruppo di lavoro della Atwater ha scoperto è che a dodici mesi di distanza il #metoo non solo non ha dato i frutti sperati, ma peggio ancora, la situazione – almeno per le donne – è peggiorata. Dal 2018 la percentuale di uomini che hanno dichiarato di essere riluttanti ad assumere donne in contesti di lavoro a maggioranza maschile è salito dal 15 al 21 per cento. Ed è salita al 27 per cento – dal 13 dello scorso anno – la percentuale di uomini che evitano incontri professionali privati con persone dell'altro sesso. “Sembra che stiamo facendo un passo indietro”, ha detto la professoressa Atwater alla Sueddeutsche, paragonando la situazione odierna a quella vissuta nell'America della lotta per i diritti civili degli afroamericani: “Certo, all'epoca molti bianchi non erano elettrizzati dalla prospettiva che i neri avessero i loro stessi diritti. La mia opinione è che stiamo vivendo qualcosa di simile con il #metoo: ci sono molti uomini potenti che non hanno voglia di rinunciare alla libertà di comportarsi come vogliono".

  

E ci sono altrettante donne che non sono più disposte ad avere un capo maschio. Una ricerca del dipartimento di Studi sociali dell'Università del Michigan infatti ha evidenziato come il numero di donne che considerano “maschilista” e “sessista” il fatto di avere un superiore uomo è passato dal 9 al 32 per cento in sedici mesi, anche in assenza di qualsiasi caso di molestia sessuale nel luogo di lavoro.

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