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Elogio di un altro #metoo

Che emozione il Nobel per la Pace contro le violenze sessuali usate come armi nelle guerre. Lui è il medico congolese che ripara le donne, lei è la sopravvissuta yazida, stuprata dall’Isis, che vuole salvarle tutte. Oltre la denuncia, c’è il prendersi cura

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

6 Ottobre 2018 alle 06:00

Elogio di un altro #metoo

Papa Francesco in udienza con Nadia Murad (foto LaPresse)

Milano. Il Nobel per la Pace assegnato ieri a Oslo recupera il significato primo e puro di questo premio: è un premio contro i crimini di guerra. In particolare un crimine: la violenza sessuale come arma di guerra. Il ginecologo congolese Denis Mukwege e Nadia Murad, la venticinquenne stuprata dagli uomini dello Stato islamico in Iraq e che oggi si definisce “una sopravvissuta del genocidio e del traffico di corpi umani”, sono stati premiati per “i loro sforzi per porre...

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