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Non basta un Nobel per la Pace

Nadia Murad è stata catturata e seviziata dall’Isis, ma alla cerimonia a Oslo ha sfidato la comunità internazionale e ha chiesto giustizia, per le yazide e per tutte le vittime di genocidio

11 Dicembre 2018 alle 13:15

Non basta un nobel per la pace

Nadia Murad durante la cerimonia di consegna del Nobel (LaPresse)

Traduciamo in versione integrale il discorso che Nadia Murad, attivista per i diritti umani di origini yazide, ha tenuto ieri durante la cerimonia di consegna del premio Nobel per la Pace, vinto assieme al medico congolese Denis Mukwege. Nel 2014 Murad fu rapita dall’Isis e tenuta prigioniera e seviziata per tre mesi, mentre il suo popolo era trucidato dal gruppo terroristico.


  

Vostre maestà, vostre altezze reali, eccellenze, distinti membri del comitato, signore e signori, a voi vanno i miei saluti più calorosi. Vorrei ringraziare il comitato del Nobel per avermi dato questo onore. E’ un grande onore aver ricevuto questo premio importante con il mio amico, il dottor Denis Mukwege, che ha lavorato incessantemente per aiutare le vittime della violenza sessuale e per essere la voce di quelle donne che sono state oggetto di violenza.

 

Voglio parlarvi dal profondo del mio cuore, e voglio condividere con voi come il corso della mia vita e la vita dell’intera comunità yazida sia cambiato a causa di questo genocidio, e come l’Isis abbia tentato di distruggere uno dei componenti dell’Iraq facendo prigioniere le sue donne, uccidendo gli uomini e distruggendo i nostri luoghi di pellegrinaggio e le case in cui preghiamo. Oggi per me è un giorno speciale, E’ il giorno in cui il bene ha trionfato sul male, il giorno in cui l’umanità ha sconfitto il terrorismo, il giorno in cui i bambini e le donne che hanno subìto la persecuzione trionfano sugli autori di quei crimini. Spero che oggi segni l’inizio di una nuova èra – un’èra in cui la pace è la priorità, e in cui il mondo può cominciare a definire un nuovo percorso per proteggere le donne, i bambini e le minoranze dalla persecuzione, in special modo quella che subiscono le vittime di violenza sessuale.

  


  “La comunità yazida è stata bersagliata molte volte, eppure continuiamo a lottare per il nostro diritto di esistere”


 

Ho trascorso la mia giovinezza in un villaggio a Kojo, a sud della regione del Sinjar. Non sapevo nulla del premio Nobel per la Pace. Non sapevo nulla dei conflitti e delle uccisioni che succedono nel nostro mondo tutti i giorni. Non sapevo che gli esseri umani potessero commette crimini tanto terribili gli uni contro li altri. Quando ero una ragazzina, il mio sogno era finire la scuola superiore. Sognavo di avere un salone di bellezza nel nostro villaggio e di vivere vicino alla mia famiglia nel Sinjar. Ma questo sogno è diventato un incubo. Sono successe cose che nessuno poteva immaginare. C’è stato un genocidio. Di conseguenza, ho perso mia madre, sei dei miei fratelli e i figli dei miei fratelli. Ogni famiglia yazida ha storie simili, una più orribile dell’altra, a causa di questo genocidio.

  

Sì, le nostre vite sono cambiate da un giorno all’altro, in un modo che abbiamo faticato a capire. I membri di tutte le famiglie yazide sono stati separati gli uni dagli altri. Il tessuto sociale di una comunità pacifica è stato strappato, un’intera società che credeva nella pace e nella tolleranza è diventata carburante per una guerra inutile. Nella nostra storia, siamo stati vittime di molte campagne di genocidio a causa del nostro credo e della nostra religione. Come risultato di questi genocidi, ci sono pochi yazidi rimasti in Turchia. In Siria, dove c’erano circa 80 mila yazidi, oggi ce ne sono appena 5.000. In Iraq, gli yazidi rischiano di fare la stessa fine, e il loro numero si sta riducendo in maniera impressionante. L’obiettivo dell’Isis di distruggere questa religione sarà raggiunto a meno che non si dia agli yazidi la protezione necessaria. Questo è anche il caso di altre minoranze in Iraq e in Siria.

 

Dopo che il governo iracheno e il governo del Kurdistan hanno fallito nel tentativo di proteggerci, anche la comunità internazionale non è riuscita a salvarci dall’Isis e a evitare che si verificasse un genocidio contro di noi, ed è rimasta immobile a guardare la distruzione di una intera comunità. Le nostre case, le nostre famiglie, le nostre tradizioni, il nostro popolo, i nostri sogni, tutto è stato distrutto. Dopo il genocidio, abbiamo ricevuto solidarietà internazionale e locale, e molti paesi hanno riconosciuto questo genocidio, ma il genocidio non si è fermato. La minaccia di distruzione esiste ancora.

 

La situazione degli yazidi nelle prigioni dell’Isis non è cambiata. Non sono stati in grado di lasciare i campi, e niente di ciò che l’Isis ha distrutto è stato ricostruito. Finora, gli autori dei crimini che hanno condotto al genocidio non sono stati consegnati alla giustizia. Non cerco più solidarietà, voglio trasformare queste sensazioni in azioni concrete sul campo. Se la comunità internazionale è seria nel voler dare assistenza alle vittime di questo genocidio, e se vogliamo che gli yazidi lascino i campi da sfollati e tornino alle loro terre, e se vogliamo restituire loro la fiducia, la comunità internazionale dovrebbe garantire loro la protezione internazionale sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Senza questa protezione internazionale, non c’è garanzia che non saremo vittime di altri genocidi o di altri gruppi terroristici. La comunità internazionale deve impegnarsi a garantire asilo e opportunità di migrazione a chi è stato vittima di questo genocidio.

  


“Il mondo ha condannato queste guerre e riconosciuto questi genocidi. Tuttavia, non è riuscito a impedire che si ripetessero”


  

Oggi è un giorno speciale per tutti gli iracheni, non soltanto perché sono la prima irachena a vincere il premio Nobel per la Pace. E’ anche il giorno in cui celebriamo la vittoria della liberazione del territorio iracheno dall’organizzazione terroristica dell’Isis. Gli iracheni del nord e del sud hanno unito le loro forze e hanno combattuto questa battaglia a nome di tutto il mondo contro questa organizzazione terroristica estremista. Questa unità ci ha dato forza. Abbiamo anche bisogno di unire i nostri sforzi per investigare i crimini dell’Isis e perseguire chi ha accolto e aiutato i terroristi e si è unito a loro per prendere il controllo di vaste aree dell’Iraq. Non ci dovrebbe essere posto per il terrorismo e per idee estremiste nell’Iraq del dopo Isis. Dobbiamo unire le forze nel costruire il nostro paese. Dobbiamo contribuire assieme per ottenere sicurezza, stabilità e prosperità per tutti gli iracheni.

   

Dobbiamo ricordarci ogni giorno come l’organizzazione terroristica dell’Isis e tutti coloro che hanno accolto le sue idee abbiano attaccato gli yazidi con brutalità senza precedenti nel 2014, con lo scopo di porre fine all’esistenza di uno dei componenti originali della società irachena. Hanno commesso questo genocidio per la sola ragione che noi yazidi abbiamo credenze e rituali diversi e siamo contrari a ucciderci gli uni con gli altri o a tenere prigioniere le persone, o a ridurle in schiavitù.

   

Nel Ventunesimo secolo, nell’èra della globalizzazione e dei diritti umani, più di 6.500 bambini e donne yazidi sono stati fatti prigionieri e sono stati venduti, comprati e abusati sessualmente e psicologicamente. Nonostante i nostri appelli quotidiani dal 2014, il destino di oltre 3.000 bambini e donne sotto il giogo dell’Isis è ancora sconosciuto. Le ragazze nel fiore degli anni vengono vendute, comprate, tenute prigioniere e stuprate ogni giorno. E’ inconcepibile che la coscienza dei leader di 195 paesi in tutto il mondo non si sia mobilitata per liberare queste ragazze. E se fossero un accordo commerciale, un giacimento petrolifero o un carico di armi? Sicuramente, non sarebbe stato risparmiato nessuno sforzo pur di liberarli.

  

Ogni giorno ascolto storie tragiche. Centinaia di migliaia e persino milioni di bambini e di donne in tutto il mondo sono vittime di persecuzioni e violenze. Ogni giorno sento le urla di bambini in Siria, in Iraq e in Yemen. Ogni giorno vediamo centinaia di donne e bambini in Africa e in altri paesi diventare progetti omicidi che diventano carburante per le guerre, senza che nessuno si muova per aiutarli o chiedere conto a coloro che commettono questi crimini. Per quasi quattro anni, ho viaggiato per il mondo per raccontare la mia storia e quella della mia comunità e di altre comunità vulnerabili, e non ho ottenuto nessuna giustizia. I responsabili delle violenze sessuali contro le yazide e contro altre donne e ragazze devono ancora essere processati per i loro crimini. Se non verrà fatta giustizia, questo genocidio contro di noi e contro altre comunità vulnerabili si ripeterà. La giustizia è l’unico mezzo per raggiungere la pace e la convivenza tra le varie componenti dell’Iraq. Se non vogliamo che i casi di stupro e di prigionia contro le donne si ripetano, dobbiamo fare in modo che coloro che hanno usato la violenza sessuale come arma per commettere crimini contro donne e ragazze ne rendano conto.

  


“Gli yazidi sono stati vittime di un genocidio e la comunità internazionale non ha fatto nulla per fermarlo”


    

Grazie infinite per questo onore, ma resta il fatto che l’unico premio al mondo in grado di restituirci la dignità è la giustizia e la persecuzione dei criminali. Non esiste nessun premio che possa compensare il fatto che la nostra gente, i nostri cari sono stati uccisi soltanto perché erano yazidi. L’unico premio che riporterà il nostro popolo a una vita normale sarà la giustizia e la protezione per il resto della comunità.

   

In questi giorni celebriamo il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che ha come obiettivo il prevenire i genocidi e chiede che i loro autori vengano perseguiti. La mia comunità è stata vittima di un genocidio che è andato avanti per più di quattro anni. La comunità internazionale non ha fatto nulla per scoraggiarlo né per fermarlo. Non ha consegnato i colpevoli alla giustizia. Altre comunità vulnerabili sono state oggetto di pulizia etnica, di atti di razzismo e di cambiamenti di identità davanti agli occhi della comunità internazionale. La protezione degli yazidi e di tutte le comunità vulnerabili nel mondo è parte della responsabilità della comunità internazionale e delle istituzioni internazionali che hanno il compito di difendere i diritti umani, la protezione delle minoranze, dei diritti delle donne e dei bambini, in modo particolare nelle aree in cui ci sono conflitti e guerre civili.

    

Ho avuto il privilegio di partecipare alla Conferenza di pace di Parigi, durante la quale si celebrava il centesimo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. Ma quanti genocidi e guerre ci sono stati dalla fine della Prima guerra mondiale? Le vittime delle guerre, in particolare delle guerre civili, sono innumerevoli. Il mondo ha condannato queste guerre e riconosciuto questi genocidi. Tuttavia, non è riuscito a porre fine agli atti di guerra e a impedire che si ripetessero. E’ vero che ci sono numerosi conflitti e problemi nel mondo, ma ci sono anche molte iniziative a sostegno delle vittime e sono stati compiuti enormi sforzi per ottenere giustizia. Perché senza l’iniziativa del governo del Baden-Württemberg e del signor Kretschmann e senza la loro assistenza, oggi non avrei potuto godere della mia libertà, denunciare i crimini dell’Isis e dire la verità sulle sofferenze degli yazidi. Credo che tutte le vittime meritino un rifugio fino a quando non verrà ottenuta giustizia per loro.

     

L’istruzione gioca un ruolo essenziale nel coltivare società civili che credono nella tolleranza e nella pace. Pertanto, dobbiamo investire nei nostri figli perché ai bambini, come una tabula rasa, possano essere insegnate la tolleranza e la convivenza anziché l’odio e il settarismo. Le donne devono anche essere la chiave per la soluzione di molti problemi e devono essere coinvolte nella costruzione di una pace duratura tra le comunità. Con la voce e la partecipazione delle donne, possiamo apportare cambiamenti fondamentali nelle nostre comunità.

  


“Dobbiamo unire le forze nel costruire il nostro paese, per ottenere sicurezza, stabilità e prosperità per tutti gli iracheni” 


       

Sono orgogliosa degli yazidi, della loro forza e pazienza. La nostra comunità è stata molte volte bersagliata e la sua esistenza è stata minacciata, eppure continuiamo a lottare per il nostro diritto di esistere. La comunità yazida incarna la pace e la tolleranza e deve essere considerata un esempio per il mondo. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le persone che hanno difeso e trasmesso il mio messaggio fin dal primo giorno, in particolare la mia squadra che è stata al mio fianco giorno dopo giorno.

  

Ringrazio tutti i governi che hanno riconosciuto il genocidio degli yazidi e i governi che hanno fornito sostegno alle comunità vulnerabili. Grazie Canada e grazie Australia per aver ospitato le vittime del genocidio degli yazidi. Ringrazio la Francia e il presidente Macron per il sostegno umanitario alla nostra causa. I miei ringraziamenti vanno al popolo del Kurdistan iracheno per aver dato sostegno durante gli ultimi quattro anni agli sfollati interni. Ringrazio l’emiro del Kuwait e il governo della Norvegia per aver organizzato la conferenza per la ricostruzione dell’Iraq. Ringrazio la mia amica Amal Clooney e la sua squadra per i loro sforzi enormi per chiedere che l’Isis risponda delle sue azioni. Ringrazio la Grecia per il supporto illimitato ai rifugiati.

 

Uniamoci tutti insieme per combattere l’ingiustizia e l’oppressione. Alziamo insieme le nostre voci e diciamo: “No alla violenza, sì alla pace, no alla schiavitù, sì alla libertà, no alla discriminazione razziale, sì all’uguaglianza e ai diritti umani per tutti”. No allo sfruttamento di donne e bambini, sì al fornire loro una vita decente e indipendente, no all’impunità per i criminali, sì al considerare i criminali responsabili e al raggiungimento della giustizia. Grazie per la vostra ospitalità e per la vostra gentile attenzione. Possiate tutti voi vivere in una pace duratura.

  

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