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Il #metoo ha un problema di nome Ronaldo

La campagna di liberazione della donna dal dominio maschile non era mai arrivata così in alto, ma ora, con CR7, rischia di cadere da una posizione scomodissima. Perché la difesa del supereroe del calcio promette spettacolo

9 Ottobre 2018 alle 20:57

Il #metoo ha un problema di nome Ronaldo

Foto LaPresse

Ronaldo forse avrà il suo Pallone d’oro, il sesto, e nel frattempo giocherà, con quel che rende, con quel che è costato e costa, le sue partite, farà i suoi gol e assist nel campionato italiano e in Champions, per il delirante affetto dei suoi sponsor e dei tifosi e tifose. #HeToo è coinvolto in accuse di molestie sessuali, spunta a tradimento accanto a Mayorga, la donna che vuole morderlo, perfino il nome della signora El Mahroug, detta Ruby, resa celebre dalle cene di Arcore e da un incredibile processo, con assoluzione di Berlusconi. Il giudice Kavanaugh ha ripreso in mano con un voto del Senato americano la sua verginità, da lui stesso rivendicata contro un’accusa di tentato stupro 36 anni fa da parte della signora Blasey Ford, raccontata a telecamere accese davanti a un pubblico febbrile di milioni di cittadini, #HeToo, e discuterà e argomenterà sentenze decisive su questioni anche etiche, di costume, che angosciano la società americana e il mondo. Ha avuto il suo pallone d’oro e lo rimpallerà tranquillamente.

 

Sono le solite storie, si dirà, a un anno dall’inizio del #metoo con la denuncia di Harvey Weinstein e di decine a seguire. Accordi extragiudiziali per pagare il silenzio, anche nel caso di CR7, testimonianze femminili che funzionano da prove prima di indagini e dibattimento, scatenamento della parola, rovesciamento dei rapporti tradizionali di forza uomo-donna, polemiche, censure, gogne mediatiche nell’arte, nel balletto, nel cinema, nella musica sinfonica e operistica, la terra trema sotto i piedi del maschio a ogni latitudine, sono coinvolte le molestie gay, escono e rientrano in scena principi della stand up comedy come Louis C.K., enormi attori come Kevin Spacey, si fanno nuove leggi, il sospetto si estende al commoner, alla strada, alla metropolitana, al quotidiano di tutti. C’è anche la moralizzatrice moralizzata, Asia Argento, esclusa da un talent show per accuse di rapporti in qualche modo forzati da parte di un diciassettenne, e c’è la fondatrice di questa strana startup mondiale, Rose McGowan, già compagna d’arme di Asia, che confida al Sunday Times di essere incollerita con quei “lily-livered”, quei codardi del #MeToo, che restano in superficie, si contentano di un cerotto per restituire serenità a Hollywood, sono merda di toro, “bullshit”, dice ora Rose.

 

Non sarei così sicuro che si tratti delle solite storie. Trump, nel caso del suo giudice fieramente conservatore, e della sua famiglia tradizionale violata da chi denuncia stupri, prima è stato a guardare felino per rispetto della parola che libera le donne, poi, alla vigilia dell’incasso, ha dato della mentecatta alla teste e ha lanciato, furbissimo: “Sono tempi duri per i giovani maschi americani”. Nessuno può dire che influenza avrà sulle imminenti elezioni di novembre la nomina ratificata di Kavanaugh alla Corte suprema. Prevarrà la rabbia delle donne, a vantaggio dei democratici? Avrà la meglio il ricompattamento della moltitudine elettorale tipicamente trumpiana, maschia, maschio-solidale, tradizionalista, familista, inorridita dalle avventure della identity politics fondata su minoranze che prendono la parola liberante e non la mollano più, costi quel che costi?

 

Il caso di Ronaldo, poi. Ha 75 milioni e rotti di follower, oltre trenta milioni più di @realDonaldTrump. E’ un eroe maschile in mutande, un corpo e un talento che non dividono, un giocatore che ottiene l’applauso dello stadio per le sue rovesciate anche dal pubblico della squadra infilzata. E’ un mostruoso caso di soldi, stile, lifestyle, voyeurismo, gossip, delirio in maglietta. Kavanaugh si ritira per adesso sotto la toga, nella maestà della Corte, ma Ronaldo si esibisce ogni domenica in uno stadio, offre un brivido diverso dal direttore d’orchestra licenziato, dall’attore scespiriano distrutto, dal ballerino disarcionato. E infatti, quotato com’è nella borsa più popolare del mondo, che sale e scende a seconda delle sue fortune, nessuno per adesso lo tocca, e tutti guardano con apprensione alla possibilità che venga toccato e ferito dalla campagna di liberazione della donna dal dominio maschile. Insomma, CR7 è un osso duro da spolpare, e il #MeToo non era ancora mai arrivato così in alto, con il rischio di cadere da una posizione scomodissima, in un contesto di rivalsa anche politica e ideologica, nella guerra di genere o guerra culturale, che potrebbe incistarsi nei risultati delle midterm del 6, il mese prossimo. Uno spettacolo, l’attacco al supereroe dei campi di calcio e del sex appeal, uno della Corte suprema del divertimento circense, che i media raccontano a mezza bocca e con qualche pudore, per adesso, ma che promette ben altre gioie e dolori rispetto a quelli offerti da produttori di cinema, stelle dell’arte e dell’entertainment, che al confronto sembrano mezze figure.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    31 Ottobre 2018 - 20:08

    non c'entra niente ma mi chiedo: è normale che cr7 si metta lo smalto rosso nelle unghie dei piedi? preferisco il milan

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  • pg.to

    10 Ottobre 2018 - 11:11

    Direi che è ora di finirla con questa pagliacciata del MeToo che sarà - forse, ma non è detto - nata con buone intenzioni, ma ora sta diventando da un parte un bancomat per qualunque pulzella di dubbia virtù che si alza un mattino e dichiara di essere stata stuprata cent'anni prima da una qualunque vedette (politico, attore, cantante, calciatore...chiunque, purché sia in vista e non un anonimo muratore , tanto per dire) e dall'altra una potente arma politica per stroncare gli avversari, con accuse non provabili, a distanza di così tanti anni. E basta!!

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  • ceva.paola

    10 Ottobre 2018 - 10:10

    Ci sono macroscopiche differenze tra le donne stuprate in teatri di guerra, quelle che lo sono nel silenzio tra le mura domestiche, quelle aggredite per strada e le tutte le altre paladine del "MeToo", compresa la fanciulla ripresa mentre danza sensuale in discoteca col fenomeno del calcio probabilmente arrapato, e tra le tante differenze ce n'è anche una spaziale oltre che temporale. Dato di non secondaria importanza che implica la possibilità o meno di sottrarsi all'infausto evento e che impone rispetto e solidarietà per le prime e suscita qualche dubbio per le seconde. Perché oltre al tempo trascorso tra l'aggressione e la rediviva memoria, c'è e c'era anche lo spazio che certamente si interpose tra il luogo dell'incontro e quello della violenza, di solito una stanza da letto. Aveva in mente la bella di essere carina e basta? di far girare la testa ma non oltre? Ok. L'arma di difesa più convenzionale a disposizione di donne senzienti e non minacciate: non entrare in quella stanza!

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  • paper

    10 Ottobre 2018 - 10:10

    L'istituto della prescrizione serve anche a prevenire simili ricatti a tempo indeterminato, oltre che ad alleggerire i tribunali da cause, per le quali l'interesse pubblico ad una punizione, fatto un confronto costi/benefici, è venuto meno. Non ci si rende conto di quanto grottesca sia una denuncia oltremodo tardiva. Potenzialmente ogni fidanzatino/a o "trombamico/a" del liceo è accusabile. Una domanda relativa al caso in oggetto: in Usa non si applica la prescrizione più favorevole al reo, nel caso in cui la prescrizione sia stata prolungata solo successivamente al presunto reato? Questa common law a volte puzza troppo di forche, isterismi del momento e giustizia sommaria di stampo medioevale...

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