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Brizzi e la differenza fra giustizia e ingiunzione collettiva

Nello stato di diritto, se non ci sono gli elementi per dimostrare la colpevolezza, si assolve e si libera. Il giudizio morale, che ognuno costruisce dentro di sé, è qualcosa di molto diverso

Annalena Benini

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benini@ilfoglio.it

1 Agosto 2018 alle 06:07

Brizzi,

Fausto Brizzi (foto LaPresse)

La procura di Roma ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione per il regista Fausto Brizzi, perché il fatto non sussiste. Le accuse di violenza sessuale non sono state ritenute di natura penale. Brizzi era indagato, in seguito a tre denunce che gli contestavano tre episodi di molestie sessuali avvenute nel 2014, nel 2015 e nel 2017. Quindi due di queste denunce sono state fatte oltre i termini di legge, ma gli inquirenti hanno comunque fatto tutti gli accertamenti, e infine il pm ha chiesto l’archiviazione. Brizzi, regista di commedie piuttosto note, ma fino allo scorso novembre privo di una riconoscibilità pubblica, è diventato il mostro di cui parlare a cena, il mostro da insultare pubblicamente, il mostro da far smettere di lavorare, il mostro la cui moglie e figlia di un anno e mezzo non potevano più uscire di casa perché c’era sempre qualcuno pronto a chiedere loro, con microfoni e telecamere, come ci si sentisse a essere la moglie e la figlia di un mostro. Un molestatore, un maniaco, un carnefice.

 

Quanto desiderio di linciare i carnefici sappiamo manifestare continuamente. Quanto desiderio e anzi sete di processi sommari virulenti, di giustizia morale istintiva: dopo aver visto “LeIene”, uno spettacolo televisivo che si proponeva di condannare spettacolarmente un uomo in tivù, e incitare alla condanna di altri uomini, sempre più incalzante, sempre più trionfante, sembrava davvero che la rivoluzione, e la resa dei conti universale tra uomini e donne, dovesse passare attraverso la distruzione di un essere umano, di molti esseri umani. Stupratore, mostro, maniaco. E chi si sentiva a disagio di fronte a tanta violenza e sciatteria cieca, forse era complice del molestatore, dello stupratore, del mostro. Anzi, chi si sentiva a disagio era già un mostro. Non si poteva nemmeno distinguere fra giudizio morale e giustizia penale, perché durante i linciaggi non ci si può abbandonare alla complessità. I diritti umani, la dignità, le garanzie: tutto crolla di fronte alla sete di colpevole. Ma una cosa dovremmo averla imparata, anche se fra un minuto ricominceranno: i linciaggi li fanno sempre i peggiori.

 

La giustizia è un’altra cosa. La giustizia in uno stato di diritto è forte perché è fredda, perché se non ci sono gli elementi per dimostrare la colpevolezza, assolve. Archivia. Libera. Il giudizio morale, che ognuno costruisce dentro di sé, è qualcosa di molto diverso. E poi c’è la gogna: la gogna toglie il nome di un regista dal suo film, la gogna aspetta sotto casa le mogli, insulta su Facebook, non ha bisogno di prove e non pensa mai, realmente, alle vittime. Procede cieca e tronfia, infiammata, certa di cancellare il male e di ricostruire anche per sé, e per sempre, una coscienza pulitissima. Questa gogna fa paura perché impasta la violenza con un’idea morale di giustizia di massa, a cui bisogna accodarsi per dimostrare di esserne degni, per non essere i prossimi. A questa idea di giustizia collettiva, di ingiunzione collettiva, bisogna ribellarsi, anche in solitudine.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Agosto 2018 - 23:11

    L'intento, la pretesa, il fine ultimo degli hipster è di sostituire il Codice di procedura penale, col loro Codice di procedura morale. I campi di rieducazione politica di Pol Pot, a confronto, avevano finalità da scuola materna.

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  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    02 Agosto 2018 - 09:09

    Cosa non hanno fatto e cosa non continuano a fare Asia & company per la Vanagloria?

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  • pg.to

    01 Agosto 2018 - 10:10

    In questi casi io però mi chiedo sempre: ma le accusatrici a torto (per un attimo di notorietà...perché è di moda...) non subiscono alcuna pena per il danno che arrecano?

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    • bditiburzio

      02 Agosto 2018 - 01:01

      Le accusatrici potrebbero essere querelate dal Brizzi per Calunnia.

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      • marco.ullasci@gmail.com

        marco.ullasci

        31 Agosto 2018 - 16:04

        E se Brizzi vincesse si risolverebbe tutto con un trafiletto a pagina 38 e qualche centinaio di euro di multa.

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  • xxpetrus2000

    01 Agosto 2018 - 09:09

    Come dice l'articolo è stato ritenuto innocente di un reato su tre perchè gli altri due sono caduti in prescrizione e questo la dice lunga. Fausto Brizzi è e rimane un predatore sessuale: è stato ritenuto innocente solo perchè le donne non sono tutelate dai comportamenti scorretti e aggressivi di certi maschi che non sono ritenuti reati. Se non ci fosse il reato di furto e qualcuno ruberebbe, sarebbe comunque un ladro. Fausto Brizzi l'ha solo fatta franca; politicamente e moralmente è colpevole.

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    • guido.valota

      02 Agosto 2018 - 21:09

      'Se non ci fosse il reato di furto e qualcuno ruberebbe, sarebbe comunque un ladro'. Certo, se mio nonno avesse le ruote e qualcuno lo ...spingerebbe (così può capirmi), sarebbe una carriola. Brizzi colpevole 'politicamente'? Qualunquemente? Comunquemente Le è sfuggito che 'due di queste denunce sono state fatte oltre i termini di legge, ma gli inquirenti hanno comunque fatto tutti gli accertamenti'.

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    • bditiburzio

      02 Agosto 2018 - 01:01

      Quale uccellino, in assenza di una condanna, non pronunciata per QUALSIASI motivo, le ha suggerito in un orecchio che questo sig. Brizzi " è e rimane un predatore sessuale " ed è colpevole dei reati per i quali è stato denunciato ? Caro xxpetrus, lei ........ha una logica stringente. Io proporrei lei per una cattedra universitaria in diritto penale atque procedura penale in tutte le facoltà di giurisprudenza dell'universo mondo. Congratulations !

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    • balestrazzi

      01 Agosto 2018 - 13:01

      Ha veramente compreso nel profondo il senso dell’articolo della Benini, incentrato sulla non troppo sottile differenza tra giustizia e giudizio morale. Per questo ha voluto fornire un piccolo esempio di gogna con l’odiosa definizione di predatore sessuale, roba da documentario della bbc. Ai miei tempi si diceva maiale, definizione forse più prosaica ma almeno esente da equivoci penali.

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