I caduti e i promossi ai primi Golden Globes dopo il Ciclone Molestie

Palettate di trucco e candidature a dir poco curiose

I caduti e i promossi ai primi Golden Globes dopo il Ciclone Molestie

Gli annunci dei Golden Globes (foto via Youtube)

Dopo l’annuncio delle candidature ai Golden Globes – premio assegnato dalla stampa estera a Los Angeles, il primo dopo che il Ciclone Molestie è stato eletto personaggio dell’anno 2017 su Time – si contano i caduti. E anche i promossi. Christopher Plummer merita tutte le statuette in circolazione, e ne ha già parecchie a casa: candidarlo per il ruolo “sostituto di Kevin Spacey” in All the Money of the World di Ridley Scott è una mossa patetica. Sotto la palettata di trucco necessaria per sembrare a 60 anni il vecchio Paul Getty ci poteva essere chiunque (il quasi novantenne Plummer ha perso meno tempo al trucco). Non abbiamo sentito nominare Transparent, serie finora candidata fissa ai Golden Globe: per il protagonista che a tarda età decide di rimpannucciarsi da donna e per il cast. Il record nel 2015, quando Amazon ebbe il primo Globo assegnato a una piattaforma streaming, l’attore fece il bis. Sparita perché Jeffrey Tambor sta nella lista nera dei molestatori. I produttori italiani, nel loro piccolo, hanno cancellato il nome di Fausto Brizzi dai crediti e dall’invito stampa per l’anteprima di Poveri ma ricchissimi. L’uscita in sala resta, perché come scrisse uno sceneggiatore di genio “tutti abbiamo bisogno di uova”, ovvero di incassi natalizi.

   

Curiosa anche la candidatura di Big Little Lies nella categoria “Miniserie”, a un paio di giorni dall’annuncio che le vipere annidate nelle più belle ville di Monterey avranno una seconda stagione (quindi miniserie non è più, pure le attrici Nicole Kidman e Reese Witherspoon dovrebbero cambiare categoria). Trascurata la commedia made in Netflix The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach: sconta la presenza del molestatore Dustin Hoffman.

  

 

Sarebbe bastato, per dare un segnale forte, fare quel che Time non ha osato. Celebrare le donne dedicando la copertina – in questo caso assegnando le nomination - a Wonder Woman e alla regista Patty Jenkins: era tra la manciata di personaggi in finale, poi il lamento ha prevalso sul trionfo. Il film ha incassato oltre 800 milioni di dollari (il budget era di 150 milioni). Ha fatto diventare una star l’attrice Gal Gadot (alla faccia dei nanerottoli che volevano boicottarla perché israeliana). Ha ringalluzzito lo stanco filone dei supereroi. Troppa Hollywood, per la stampa estera di Los Angeles che guarda invece all’Europa.

 

La lista dei film e dei registi candidati – divisi tra drammatici e comici & musical, lì è finito Paolo Virzì con The Leisure Seeker che non ha propriamente un lieto fine – certifica ritardi della programmazione nelle sale italiane. Dei drammatici abbiamo visto solo Dunkirk di “Christopher Nolan, Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh uscirà l’11 gennaio.

 

 

Dei comici & musical è uscito in sala quest’estate Get Out di Jordan Peele - magnifico horror che dimostra l’esistenza anche tra la stampa estera a Los Angeles della categoria “ovviamente non l’ho visto”, segue disamina critica. The Greatest Showman, il musical di Michel Gracey con Hugh Jackman nei panni dell’impresario Barnum, specializzato in donne barbute e altri freak – uscirà a Natale.

   

   

La Bella molesta la Bestia – offre uova sode, il mostro ne è ghiotto, si innamorano perdutamente – in The Shape of Water - La forma dell’acqua di Guillermo del Toro. Uscita italiana a San Valentino, per uno dei più bei film visti alla Mostra di Venezia. Molto dopo la cerimonia di premiazione, officiata da Seth Meyers il 7 gennaio prossimo a Beverly Hills. Il giovanotto è specializzato in battute su Donald Trump, che ormai non si portano più. Ma sulle molestie non si può scherzare. Si prevede una noia mortale.

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