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Abbattere la metà (cattiva) del cielo

Il manifesto delle donne del cinema, una follia maoista contro il Sistema

1 Febbraio 2018 alle 21:23

Abbattere la metà (cattiva) del cielo

Alcune delle attrici che hanno firmato il manifesto Dissenso Comune

Hanno riflettuto e discusso per mesi, le 124 attrici, registe e donne a vario titolo lavoratrici nello spettacolo, prima di sottoscrivere la lettera manifesto “Dissenso comune” che “non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia”. In effetti è di più, e più scivoloso, pericoloso. “Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero” cozza con l’evidenza che ciò che è vero o meno, in caso di reato, lo stabilisce un giudice. Non il sentimento di un’esperienza, fosse pure condivisa.

  

Sulla nobiltà dell’impegno delle firmatarie di chi le seguirà, nulla da eccepire. Anche se pare un po’ una scimmiottatura con sudditanza culturale di quanto avviene agli Emmy, fa un po’ Hollywood sul Tevere. Ma pazienza. Le questioni gravi, per gli stessi concetti di libertà e di legalità altre. Uno: “Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è… circoscrivere il problema a un singolo molestatore”. E in effetti: ci vorrebbe una denuncia, un giudice che verifichi. Il processo collettivo è maoismo. Due, le donne dicono esplicitamente che “la scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: ‘Abituati o esci dal sistema’”.

 

Ma c’è un sistema? Asia Argento da mesi chiede di aiutarla a trovare “il Weinstein italiano”. Se nessuno lo ha trovato, forse magari non c’è. Ma per le 124 è il mondo stesso a essere un sistema. Un tempo era lo Stato Imperialista, oggi il Sistema da abbattere è l’altra metà cattiva del cielo? “Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista”, dicono. Infatti, è un discorso rivoluzionario. Nel senso di Pol-Pot. Infine: l’appello da firmare. E’ un metodo che ha fatto danni e molti, in Italia. Schierando gli intellò buoni di qui e i “fascisti” di là. Ma quelli erano anni di piombo, qui siamo alla farsa.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    02 Febbraio 2018 - 11:11

    Veramente è proprio sulla nobiltà dell'impegno che c'è tutto da ridire. La categoria dei maschietti è talmente rimbecillita che subisce senza chiedere a ciascuna delle gentili signore in questione come ha fatto a districarsi dalla fila delle pretendenti alla parte o al posto che dato inizio alla propria carriera. Domanda che è legittimo sia rivolta a loro, dato che le altre ragazze della fila è difficile raggiungerle. Altrimenti ne sentiremmo delle belle.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    01 Febbraio 2018 - 22:10

    Stiamo assistendo alle conseguenze del sedicente femminismo, che di fatto è aspirazione al maschilismo da parte delle donne. Che di conseguenza pone le femmine a rendersi conto della realtà immodificabile di non riuscire ad essere maschi perché sono femmine. Ecco da dove nasce l'insensata vana utopia del gender. Ma è tutto inutile: per fortuna si nasce vivaddio maschi, e per fortuna si nasce graziaddio femmine. Però, solo dopo essere stati concepiti in un sublime attimo di naturale, istintiva incoercibile unione di mamma e papà. ça c'est la vie.

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