Abbattere la metà (cattiva) del cielo

Redazione

Il manifesto delle donne del cinema, una follia maoista contro il Sistema

Hanno riflettuto e discusso per mesi, le 124 attrici, registe e donne a vario titolo lavoratrici nello spettacolo, prima di sottoscrivere la lettera manifesto “Dissenso comune” che “non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia”. In effetti è di più, e più scivoloso, pericoloso. “Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero” cozza con l’evidenza che ciò che è vero o meno, in caso di reato, lo stabilisce un giudice. Non il sentimento di un’esperienza, fosse pure condivisa.

  

Sulla nobiltà dell’impegno delle firmatarie di chi le seguirà, nulla da eccepire. Anche se pare un po’ una scimmiottatura con sudditanza culturale di quanto avviene agli Emmy, fa un po’ Hollywood sul Tevere. Ma pazienza. Le questioni gravi, per gli stessi concetti di libertà e di legalità altre. Uno: “Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è… circoscrivere il problema a un singolo molestatore”. E in effetti: ci vorrebbe una denuncia, un giudice che verifichi. Il processo collettivo è maoismo. Due, le donne dicono esplicitamente che “la scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: ‘Abituati o esci dal sistema’”.

 

Ma c’è un sistema? Asia Argento da mesi chiede di aiutarla a trovare “il Weinstein italiano”. Se nessuno lo ha trovato, forse magari non c’è. Ma per le 124 è il mondo stesso a essere un sistema. Un tempo era lo Stato Imperialista, oggi il Sistema da abbattere è l’altra metà cattiva del cielo? “Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista”, dicono. Infatti, è un discorso rivoluzionario. Nel senso di Pol-Pot. Infine: l’appello da firmare. E’ un metodo che ha fatto danni e molti, in Italia. Schierando gli intellò buoni di qui e i “fascisti” di là. Ma quelli erano anni di piombo, qui siamo alla farsa.

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