Nell'Italia del #metoo baciare una ragazza può costare la galera

Antonio Gurrado

La storia del pizzaiolo incarcerato per delle avance verso una collega. Ora è stato assolto perché il fatto non costituisce reato

Al pizzaiolo ventiquattrenne romano, incarcerato a dicembre per aver tentato di baciare una collega e scagionato ieri perché il fatto non costituisce reato, bisognerà spiegare alcuni dettagli sulla giustizia italiana che, a noi animi semplici, possono sfuggire. Anzitutto, sul suo caso sono stati emessi due giudizi diametralmente opposti perché la sua versione, la versione della vittima e l'evidenza delle telecamere di sicurezza coincidevano appieno: i due giovani giocano a farsi il solletico, lui tenta di baciarla e lei rifiuta, lui l'abbraccia da dietro e lei si divincola, lui lascia perdere e ritornano al lavoro. Ciò significa che in Italia versioni dei fatti perfettamente coincidenti possono essere utilizzate alla bisogna come accusa e come difesa. In serata viene arrestato e trascorre cinque giorni in galera più altri quarantadue ai domiciliari, nel corso dei quali prima il Riesame gli conferma la detenzione e poi il dibattimento lo assolve. Ciò significa che in Italia lo stesso identico atto è passibile d'incarcerazione e di assoluzione con formula piena. A riprova della sensazionalità della sentenza di ieri, i giornali rimarcano come il collegio che doveva giudicare delle molestie fosse composto da tre donne. Ciò significa che in Italia si dà per scontato che un'assoluzione sia da ritenersi più o meno incredibile, e una condanna più o meno credibile, a seconda dell'identità dei giudici che toccano in sorte, indipendentemente dai fatti. Ora, a distanza di un mese e mezzo dall'accaduto, l'immagine del pizzaiolo baciatore è perfettamente riabilitata e lui può rallegrarsene. Ciò significa che in Italia il non commettere un reato può costare, così al volo, cinque giorni di galera e quarantadue di domiciliari.

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