L'uomo è predatore, e quindi sempre colpevole

Hollywood non si è ancora ripresa dal caso Weinstein e mette nero su bianco le regolette per evitare altri scandali. Così arriva un vademecum in otto pagine che è il teorema Davigo applicato al sexual harassment

25 Gennaio 2018 alle 19:32

L'uomo è predatore, e quindi sempre colpevole

Lady Gaga stringe la mano ad Harvey Weinstein ed Eddie Redmayne durante il live dell'88ma edizione degli Oscar (foto LaPresse)

Negli ultimi tre mesi, si legge sul sito dell’Associazione produttori americani, la nostra task force anti-molestie ha lavorato alacremente per dare consigli concreti ai produttori e ai vari gruppi di lavoro per riconoscere e combattere le molestie sessuali dentro e fuori dal set. Del resto, Hollywood non si è ancora ripresa dal caso Harvey Weinstein ed è bene – così dicono nel mondo della cinematografia per eccellenza – mettere nero su bianco le regolette per evitare altri scandali. Così è arrivato via email un vademecum in otto pagine: se senti due persone farsi battute sconce, se qualcuno dei tuoi colleghi mostra ad altri colleghi una foto con un paio di tette, puoi sentirti molestata “anche se il comportamento offensivo non è diretto verso di te”.

      

“Un abbraccio, un bacio sulla guancia o un tocco casuale non sono necessariamente molestie sessuali. La chiave è se tale comportamento è sgradito o offensivo”, e vai a capire quand’è che un bacio sulla guancia ci fa schifo o meno. Ma la parte più interessante riguarda i membri della produzione indicati come “ascoltatori”: “Le segnalazioni di molestie devono essere ascoltate con attenzione ed empatia. Se un membro del cast o dello staff segnalano una molestia, bisogna presumere che il denunciante sia sincero fino a che non sarà possibile fare ulteriori indagini”.

      

In pratica è il rovesciamento dell’onere della prova, il teorema Davigo applicato al sexual harassment, la presunzione di colpevolezza messa nero su bianco anche se, scrive l’associazione stessa, che “la segnalazione di per sé non predetermina la colpevolezza”. Ma è chiaro dal resto del testo che tutto il nuovo codice di comportamento “negli spazi pubblici” (per ora limitato ai set cinematografici) sia sbilanciato, concentrato alla protezione di una presunta vittima, pure quando vittima non lo è.

 

Si era capito sin dall’inizio dove avrebbe portato la nuova guerra tra i sessi, e il suo simbolo è l’ascensore: il bombardamento mediatico sugli uomini predatori renderà le donne incapaci di salire su un ascensore con uno sconosciuto – e l’uomo non vorrà rischiare una denuncia per molestie per essere entrato, per qualche secondo, in un luogo chiuso con una sconosciuta, senza testimoni a scagionarlo. Ma il punto è: l’uomo è predatore, e quindi sempre colpevole.

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