L'eterna bellezza, nonostante il #metoo. A Buenos Aires la storia del Calendario Pirelli

Un viaggio attraverso i cinque decenni del mitico "The Cal". In Argentina, una mostra sfida la generale fobia che altrove mette in discussione il valore dell'arte

2 Febbraio 2018 alle 15:02

L'eterna bellezza, nonostante il #metoo. A Buenos Aires la storia del Calendario Pirelli

Una delle foto della mostra Eterna Belleza

Sono oltre 200 le immagini presentate in “Eterna Belleza”, una mostra organizzata per celebrare la storia del Calendario Pirelli in agenda dal 2 febbraio al 3 marzo alla Usina del Arte di Buenos Aires. Foto carnali, che evocano la nudità anche quando le donne ritratte sono vestite, esposte nonostante la generale fobia del #metoo che altrove nel mondo mette in discussione il valore di diverse forme di espressione artistica. Ma le rappresentanze politiche e culturali d’Italia in Argentina non hanno avuto dubbio nel presentare questa iniziativa come un grande documento storico e artistico. Una testimonianza di come la società, l’estetica e il costume sono evoluti in questo mezzo secolo, e la stessa donna da oggetto di desiderio e tappezzeria si è trasformata in soggetto attivo della storia.

     
“The Cal”, come lo chiamano in inglese, nacque nel 1963 con le foto di Terence Donovan che a Londra ritraevano 12 modelle rappresentative di 12 diverse aree di esportazione del pneumatico. Dall’Inghilterra stessa all’Australia passando per Danimarca, Cipro, Ghana, Nigeria, Pakistan, Ceylon, Malesia, Hong Kong, Figi e Indie Occidentali Britanniche, in una narrazione-giro del mondo che sapeva ancora di Colonia e Impero. La donna come paese da conquistare. È vero che questo fu un numero zero mai stampato, perché il primo calendario a finire effettivamente in mano al pubblico fu quello del 1964: Jane Lumb, Sonny Drane e Marisa Forsyth fotografate a Maiorca da Robert Freeman, poi divenuto famoso per le sue immagini dei Beatles.

     
Nel 2018 “The Cal” torna a Londra, e Tim Walker fotografa 18 persone nere, 12 donne e 6 uomini: non solo modelli, attori o cantanti ma anche attivisti politici, per una versione “black” di “Alice nel paese delle meraviglie”. Lupita N’yongo è il ghiro, Naomi Campbell e Sean “Diddy” Combs due tagliatori di teste, Whoopi Goldberg la duchessa, Duckie Thot Alice, Ru Paul una Regina di cuori Drag Queen e sfottitoria di Trump, eccetera. Già un’altra edizione tutta “nera” c’era stata nel 1987 con le foto di Terence Donovan e tra le cinque protagoniste l’allora 16enne Naomi Campbell. Passato e presente si toccano, pur nel cambio ormai radicale di ideologia e prospettiva. Tanto che oggi anche gli uomini fanno da modelli e tre donne sono state fotografe: Sarah Moon nel 1972; Annie Leibovitz nel 2000; Inez van Lamsweerde in parte nel 2007.

    
A tiratura limitata, The Cal non è venduto ma regalato a clienti speciali e Vip, e anche modelle e modelli prendono solo un rimborso spese. Il compenso è l’apparire. Icona di prosperità, The Cal fu infatti sospeso nel 1975 con la crisi del petrolio, per essere ripreso solo nel 1984. Era saltato anche nel 1967, e nel 1986 l’unica edizione a cura di Helmut Newton fu cassata da un Ad pruriginoso che con oltre 30 anni di anticipo sui tempi del #MeToo parlò di “calendario di puttane”, e impose appunto la prima versione “black”. Simbolicamente, però, quelle foto furono recuperate nel 2014, che ebbe due edizioni.

    
Nel 2017 il tema era stata la bellezza al naturale. Nel 2016 le donne di successo. Nel 2015 le curve femminili, anche abbondanti. Pure nel 2015 per i cinquant’anni Walter Guadagnini e Amedeo M. Turello presentarono al Palazzo Reale di Milano la prima edizione della mostra che da allora a continuato a girare, arrivando ora in riva al Plata. Allora il percorso narrativo si era sviluppato su cinque “stanze” tematiche: “L’incanto nel mondo” sui paesaggi mozzafiato; “Il fotografo e la sua musa” sui corpi delle modelle; “Lo sguardo Indiscreto”, dove la provocazione si faceva gioco; “La Natura dell’Artificio”, idee astratte ricamate sul corpo femminile; “Il Corpo in Scena”, con modella e ambiente sposati in un’unica realtà. Stavolta le sezioni sono sei su un percorso rigorosamente storico: una per ogni decennio.

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